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07.06.2022 - 05:30
Aggiornamento: 15:22

‘Con una polizia unica meno costi e ottimizzazione dei servizi’

Il Consiglio di Stato risponde a uno dei quesiti posti dal gruppo parlamentare socialista sul Consuntivo 2021 del Cantone

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Ti-Press
Sul tema è pendente un’iniziativa parlamentare

"Un assetto definito sul modello di polizia unica permetterebbe certamente di ridurre ridondanze e dunque una diminuzione di costi. Se a questo modello si accompagnasse pure una ridefinizione e una conseguente suddivisione dei compiti tra agenti di polizia e assistenti, alla stregua di quanto si sta testando nella Regione VIII delle Tre Valli, i benefici potrebbero, dal profilo finanziario, essere verosimilmente ancora più marcati". Il Consiglio di Stato risponde così a uno dei quesiti formulati dal gruppo parlamentare socialista in relazione ai conti consuntivi 2021 del Cantone, che come reso noto un paio di mesi fa dal governo chiudono con un disavanzo di 58,2 milioni di franchi, contro i circa 231 inseriti a preventivo. Quasi una ventina le domande dei deputati del Ps e una verteva appunto sul politicamente delicato dossier polizia unica. Dossier tornato in tempi recenti sui banchi del Gran Consiglio: per la precisione, e al momento, su quelli di una sua commissione. Ossia la ‘Giustizia e diritti’. La quale ha avviato l’esame dell’iniziativa parlamentare inoltrata nel 2020 dal socialista Raoul Ghisletta che propone di dar vita a un solo corpo di polizia in Ticino. Una ‘nuova’ polizia cantonale/ticinese. Sull’iniziativa di Ghisletta, firmata da altri sedici deputati di più partiti (Lega, Plr, Ppd, Verdi, Più Donne e Pc, oltre al Ps), la ‘Giustizia e diritti’ ha svolto le prime audizioni: in aprile ha sentito Norman Gobbi e Luca Filippini, rispettivamente direttore e segretario generale/coordinatore del Dipartimento istituzioni, nonché il capitano Elia Arrigoni, responsabile dei Servizi generali della Cantonale.

Il gruppo socialista chiedeva se con una polizia unica – mettendo assieme Polcantonale e polizie comunali e lasciando "la competenza di prossimità ai Comuni" tramite assistenti di polizia – fosse possibile "risparmiare e addirittura avere un servizio più efficace". Per il Consiglio di Stato, "grazie a un corpo di polizia unica supportato da assistenti di polizia, che potrebbero essere assunti e controllati da parte dei Comuni o dal Cantone a seconda delle necessità, sarebbe certamente possibile ottimizzare i processi e la qualità dei servizi erogati e, di conseguenza, ridurre i costi, senza che il ruolo dell’assistente vada a sostituirsi a quello dell’agente di polizia". Questo, scrive ancora il governo, "avverrebbe, in particolare, grazie a un uso più oculato delle risorse, siano esse di personale, logistiche, strutturali o formative, andando a ridurre quegli inevitabili doppioni che esistono attualmente".

‘Prossimità garantita’

Non solo. "Un’unica linea di condotta – rileva il Consiglio di Stato – permetterebbe in particolare di impiegare in maniera più mirata e funzionale il personale, razionalizzando gli sforzi e orientando le azioni a seconda delle necessità e dei bisogni, siano essi comunali, regionali o cantonali". Prosegue il governo: "I risultati raggiunti dagli altri cantoni che già hanno fatto questo passo dimostrano che l’operazione è possibile e che non comporterebbe la perdita di competenze e vicinanza alla popolazione". Nella risposta il Consiglio di Stato osserva infatti che "l’attività della polizia di prossimità continua a essere garantita anche nei cantoni in cui (da anni) si conosce la polizia unica, a prescindere dal fatto che essa esista da sempre o sia stata creata successivamente attraverso una fusione dei corpi" di polizia.

‘Tre indirizzi ragionevolmente ipotizzabili’

Il governo ricorda che è comunque ancora attivo il gruppo di lavoro ‘Polizia ticinese’, da lui costituito nel dicembre del 2016 e nel quale sono rappresentati Cantone e Comuni. Coordinato da Luca Filippini, il gruppo "ha il compito di indicare alle autorità politiche i possibili assetti della polizia per il prossimo futuro". Secondo il Consiglio di Stato "si tratta di definire dunque se l’obiettivo di un progetto di polizia unica dovrà essere posto sul risparmio (ponendo l’accento sull’efficienza) oppure sulla maggiore efficacia, oppure su una ‘formula mista’ ottimizzando efficienza ed efficacia". Tre indirizzi "ragionevolmente ipotizzabili", considera il governo: "Sarà quindi essenzialmente compito delle scelte politiche che saranno fatte definire cosa si vorrà ottenere e garantire per il nostro cantone: ci si vorrà limitare ‘unicamente’ alla riduzione dei costi o si vorrà tentare di incrementare pure l’efficacia?".

«Prendo atto che un solo corpo di polizia permetterebbe, stando al Consiglio di Stato, di ridurre i costi sul piano della sicurezza pubblica e che con gli assistenti di polizia verrebbe in ogni caso garantita la prossimità – dice il capogruppo socialista in parlamento Ivo Durisch –. Una polizia unica garantirebbe anche un servizio più efficace? Questo è un aspetto che il Consiglio di Stato non mi sembra abbia chiarito bene».

Durisch fa parte della commissione ‘Giustizia e diritti’, di cui è membro (e presidente) anche Giorgio Galusero, già ufficiale della Polizia cantonale, da anni convinto sostenitore della polizia unica (sua una mozione in tal senso del 2013), e relatore sull’iniziativa di Ghisletta. «Nell’istituzione in Ticino di una sola polizia vedo più vantaggi che svantaggi; anzi, vedo soprattutto vantaggi – dichiara il deputato del Plr –. Ad ogni modo in commissione sentiremo, ancora questo mese, l’Associazione dei Comuni ticinesi e l’Associazione delle polizie comunali. Presenterò il rapporto sull’iniziativa dopo la pausa estiva».

Intanto la scorsa settimana, in occasione dell’assemblea, l’Associazione delle polcom, presieduta da Orio Galli, ha ribadito la propria contrarietà alla polizia unica. E per quanto riguarda l’Associazione dei Comuni, l’Act, il presidente Felice Dafond, intervistato recentemente dalla ‘Regione’, ha affermato che non vi è alcun motivo per smantellare le polizie comunali: Polcantonale e polcomunali «hanno compiti differenti e complementari. Chi propone o torna a proporre l’introduzione di un solo corpo di polizia, secondo me – continuava Dafond – non conosce la realtà ticinese o la conosce assai poco».

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