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06.05.2022 - 05:30
Aggiornamento: 09:01

Così sono aumentati medici e Tac in vent’anni

Costi e premi cassa malati, il governo risponde all’interpellanza di Ivo Durisch. Dati, valutazioni e limiti d’azione

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Tac

In ventun anni sono quasi triplicati. Dai 787 nel 2000 ai 2’248 nel 2021. È l’evoluzione in Ticino del numero di medici con libero esercizio, ovvero con autorizzazione a lavorare sotto la propria responsabilità professionale. Un tasso che in tale periodo è passato da 2,55 medici ogni mille abitanti a 6,4. Il dato è contenuto nella risposta del Consiglio di Stato all’interpellanza ‘Premi cassa malati: più aiuti al ceto medio, offerta sanitaria adeguata al bisogno, maggiore informazione e trasparenza sulla spesa’ inoltrata lo scorso 20 aprile da Ivo Durisch (Ps), e più precisamente alla domanda legata al capitolo ‘Cause dell’aumento dei premi’ che chiedeva conto dell’evoluzione del numero di medici e farmacie sul nostro territorio. La progressione dei medici, però, "va comunque valutata con prudenza", sottolinea il governo. Questo perché non corrisponde pienamente a un aumento reale di quelli attivi nel cantone in quanto influenzata anche da cambiamenti nelle procedure, in particolare l’estensione dell’obbligo di libero esercizio per i medici ospedalieri che in precedenza lavoravano sulla base di un’autorizzazione all’esercizio dipendente. E in senso inverso "occorre anche considerare l’effetto dei vari regimi di moratoria, con l’impossibilità di fatturare a carico della LaMal che può far desistere anche dal richiedere il libero esercizio, in parte privo di interesse". Quanto alle farmacie, si apprende che lungo lo stesso arco di tempo sono aumentate dalle 172 attestate nel 2000 alle 204 nel 2021, con il tasso per mille abitanti passato da 0,56 a 0,58.


La crescita dal 2000 nei grafici pubblicati dal Consiglio di Stato

Tornando ai dottori, nella risposta all’atto parlamentare si accenna pure all’Ordinanza federale sulla determinazione dei numeri massimi di medici nel settore ambulatoriale entrata in vigore quest’anno. "Una volta in possesso nel dettaglio dell’attuale situazione sul territorio cantonale – fa sapere il Consiglio di Stato – si potrà definire in quali specializzazioni e regioni applicare i numeri massimi, orientando se del caso l’insediamento di nuovi studi medici verso le zone periferiche e privilegiando l’afflusso di specialisti solo nei settori non sufficientemente coperti, così da intervenire laddove vi è un’offerta eccedentaria". Ma non ci si faccia soverchie illusioni, perché gli effetti dell’ordinanza, che toccherà i nuovi medici che vogliono fatturare a carico dell’assicurazione obbligatoria medico-sanitaria, "avranno inizialmente solo un impatto marginale sulla diminuzione dei premi di cassa malati".

Quante sono le apparecchiature

Oltre a quelli riguardanti medici e farmacie in Ticino, il capogruppo del Ps sollecitava dati sull’evoluzione "dal 2000 a oggi" delle attrezzature medico-tecniche di diagnosi e di cura a tecnologia avanzata o particolarmente costose. Apparecchiature il cui acquisto o sostituzione per legge dal 2001 deve essere sottoposto al vaglio di un’apposita commissione del Dipartimento sanità e socialità. Ebbene, indica il Consiglio di Stato, "nei vent’anni in cui è in vigore il regime autorizzativo", le Tac sono passate "da 11 a 16", le risonanze magnetiche (Rmi) "da 6 a 14,5", i sistemi di chirurgia robotizzata "da 0 a 3", gli acceleratori lineari "da 2 a 3" e le sale operatorie, anch’esse sottoposte alla legge, "da 44 a 55". Osserva ancora il governo: "La densità di apparecchiature per milione di abitanti per le Tac, nel 2020, è di 48,37 in Ticino, mentre in Svizzera è di 41,95". Diverso il rapporto per quanto concerne le Rmi: "Nel 2021 è di 41,25 in Ticino contro 49,09 in Svizzera".

Vent’anni, si precisa nella risposta, "sono un periodo molto lungo nella prospettiva di progresso della medicina e questi numeri non devono indurre a conclusioni affrettate e distorte". Scrive il Consiglio di Stato: "La presenza di alcuni istituti e studi radiologici privati, con professionisti affermati che rivendicano la possibilità di offrire le prestazioni diagnostiche più performanti ai pazienti, al pari di tutte le altre categorie mediche, incide inevitabilmente sul numero di apparecchiature disponibili". Un’influenza "la esercita indubbiamente anche la tipologia di prestazioni offerte: nei Pronto soccorso aperti giorno e notte occorrono apparecchiature dedicate ai pazienti urgenti, in particolare le Tac, che vanno ad aggiungersi a quelle per l’attività programmata", mentre per le risonanze magnetiche "l’aumento è legato in maniera importante al loro ruolo sostitutivo della radiologia convenzionale". Non solo: "Va pure considerato che nei rari casi in cui, dopo il lungo percorso di valutazione, sono infine stati emessi preavvisi e decisioni negative", i ricorsi presentati sono stati per la maggior parte "accolti", annota il governo. Aspetto questo che rimanda alla legge cantonale concernente l’autorizzazione delle attrezzature medico-tecniche di diagnosi o di cura a tecnologia avanzata o particolarmente costosa, e di conseguenza "suscettibili di indurre costi eccessivi attraverso un incremento ingiustificato di esami diagnostici".

Va poi tenuto conto che "il progresso tecnologico avanza rapidamente, sia per quanto attiene alla qualità della diagnostica (meno invasiva) sia per il costo di alcune apparecchiature (in costante diminuzione)", ciò che concorre al "costante ampliamento delle indicazioni allo svolgimento di determinati esami diagnostici, indicazioni poste dalle società mediche come raccomandazioni e buone pratiche".

Pianificazione in vista e aiuti al ceto medio

Tra le domande poste da Durisch, anche una volta a sapere a che stadio si trovano i lavori per la Pianificazione ospedaliera. Secondo le previsioni formulate dal Consiglio di Stato, il messaggio governativo dovrebbe essere pronto "da sottoporre al parlamento entro la fine del 2022". I temi che vi confluiranno – su cui sta lavorando il Dipartimento sanità e socialità – vanno dall’analisi delle previsioni sul fabbisogno di cure nei tre settori somatico-acuto, psichiatria e riabilitazione, all’elaborazione del modulo di sollecitazione dell’offerta; dalle proposte di indirizzi strategici, a un elenco di prestazioni di interesse generale escluse dal finanziamento LaMal e a carico esclusivo del Cantone. Alla richiesta di informazioni contenuta nell’interpellanza se la Commissione di pianificazione si sia riunita, il governo risponde che tale organo consultivo del Consiglio di Stato "dovrà essere costituito entro l’estate".

L’Esecutivo evidenzia però anche che tra i piani d’azione in cui si rende già parte attiva da anni, vi è quello dell’intervento per sgravare l’onere dei premi sulle economie domestiche attraverso l’erogazione di sussidi. Un sostegno che secondo il governo è necessario non solo per la fascia più debole della popolazione ma anche per quella del ceto medio. E così, tra le misure messe in atto, "per quanto riguarda la riduzione dei premi (Ripam), da un lato è stato incrementato il sussidio per chi ne è già beneficiario tramite l’aumento del coefficiente cantonale di finanziamento, mentre dall’altro è stata estesa la cerchia dei beneficiari grazie all’aumento del reddito disponibile massimo (cioè la soglia che stabilisce il diritto alla riduzione del premio)". Inoltre nel 2019 "è stato aumentato il limite di reddito disponibile massimo per le persone sole e per le coppie senza figli". Anno in cui il numero di beneficiari è aumentato di circa 1’900 unità.

Doppioni col privato? Vige il regime accresciuto di concorrenza

Come si intendono invece evitare i doppioni con il settore privato? "I Cantoni non possono a priori limitare l’accesso ai fornitori di prestazioni che dispongono dei requisiti richiesti in termini di risorse, qualità ed economicità", replica il governo, ricordando come questo sia stato evidenziato da numerose sentenze del Tribunale amministrativo federale pronunciate in ambito di pianificazione ospedaliera. Per cui "una differenziazione tra settore pubblico e privato accordando posizioni privilegiate al primo non è ammissibile dal momento che la LaMal ha posto tutti i fornitori di prestazioni sullo stesso piano, in un regime accresciuto di concorrenza".

Durisch: serve un ulteriore sforzo sui sussidi

«Le risposte del governo dicono fondamentalmente, anzi confermano che i margini di manovra a livello cantonale per una riduzione dei costi della salute e dei premi di cassa malati sono purtroppo piuttosto limitati – afferma, interpellato dalla ‘Regione’, Ivo Durisch –. Come Partito socialista, chiediamo perlomeno di sfruttare al massimo questi spazi di manovra residui. Secondo noi è quindi necessario uno sforzo ancora maggiore sul fronte dei sussidi, ricoinvolgendo il ceto medio». Quel ceto medio «penalizzato dalle diverse misure di risparmio attuate a suo tempo dal Cantone con la roadmap e con la manovra di rientro del 2016. Una situazione a cui si è posto parzialmente rimedio nel 2019 con l’aumento del limite di reddito disponibile massimo, ciò che ha portato a un incremento del numero dei beneficiari dei sussidi. Alla luce della prospettata consistente crescita dei premi per il 2023 e dei vari rincari, serve, ripeto, uno sforzo maggiore del Cantone. È necessario inoltre che vengano sfruttati al massimo i margini di manovra concessi dalla pianificazione: ci aspettiamo che quando vengono pubblicati i bandi di concorso sia considerato quale principio cardine quello della qualità. Per noi – continua Durisch – l’obiettivo di fondo è comunque quello contenuto sia nell’iniziativa lanciata a livello federale dal nostro partito nazionale sia nell’iniziativa parlamentare inoltrata dal nostro gruppo in Gran Consiglio: plafonare al 10 per cento l’impatto dei premi di cassa malati sulle entrate delle economie domestiche».

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