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26.04.2022 - 18:16
Aggiornamento: 18:49

Case di vacanza, sì all’aliquota minima se distanti dalla strada

In commissione ‘Economia e lavoro’ passa all’unanimità il rapporto di Speziali (Plr), che dà via libera al compromesso all’iniziativa di Badasci (Lega)

A partire dal 1º gennaio 2023 la tassa di soggiorno per appartamenti e case di vacanza che distano più di 15 minuti a piedi dall’ultima strada carrozzabile sarà più leggera. A suggerirlo al parlamento è la commissione ‘Economia e lavoro’ che oggi ha sottoscritto all’unanimità il rapporto del liberale radicale Alessandro Speziali.

La proposta iniziale e i suoi limiti

Era il gennaio 2018 quando l’allora deputato leghista Fabio Badasci elaborò un’iniziativa parlamentare "affinché i letti delle case secondarie siano tassati a scopo turistico solo se effettivamente usati a tale scopo", ricorda Speziali nel suo rapporto. La richiesta era, quindi, "di un esonero dall’obbligo del pagamento forfettario per i proprietari che usufruiscono personalmente della propria casa secondaria".

La tassa sarebbe rimasta in vigore "per chi affitta, annualmente o almeno per tre mesi, il proprio alloggio a terzi". E qui siamo al punto critico della proposta di Badasci, poi ripresa da Michele Guerra (Lega): vale a dire il fatto che i tre mesi di affitto erano da intendersi continuativi e allo stesso locatario. Un criterio di assoggettamento che per la commissione è "piuttosto limitante" e "si può facilmente intuire come l’esenzione possa toccare davvero moltissime residenze secondarie, producendo di riflesso importanti conseguenze finanziarie negative per le Organizzazioni regionali del turismo (Otr)".

‘Un terzo in meno di entrate per le Otr, troppo’

L’atto parlamentare, scrive Speziali, "sembra a prima vista condivisibile poiché chiede che la tassa turistica sia applicata unicamente laddove l’utilizzo è effettivo. Tuttavia (...) quanto proposto limita parecchio l’applicabilità della tassa". In più, nel suo messaggio il Consiglio di Stato "valuta come le mancate entrate raggiungerebbero un terzo dei ricavi delle Otr". Se dovesse cadere una parte così importante delle entrate dei forfait e dei relativi contributi comunali, afferma ancora Speziali nel rapporto commissionale, "le Otr si vedrebbero costrette a ridurre sensibilmente molti servizi che oggi assicurano. Servizi che, tra l’altro, durante i periodi pandemici abbiamo sfruttato se pensiamo all’offerta di sentieri, i quali richiedono particolare cura vista la loro estensione e i fenomeni meteorologici violenti".

Perché il discorso è semplice: "Le tasse di soggiorno non sono destinate al marketing, ma al miglioramento di quel che il turista – spesso i ticinesi stessi – vive sul territorio". Senza dimenticare che "il turismo è senz’ombra di dubbio un settore economico molto importante, creando posti di lavoro diretti e indiretti, ma non solo".

Sì alla proposta del Consiglio di Stato

A questo punto è benvenuto il compromesso proposto dal Consiglio di Stato d’intesa con Badasci stesso, vale a dire "l’applicazione generale dell’aliquota minima della tassa di soggiorno di 15 franchi annuali a tutte le residenze secondarie i cui mappali si trovano a più di 15 minuti a piedi da percorrere su un sentiero dell’ultima strada carrozzabile, pubblica e privata che sia". Una soluzione che per Speziali e tutta la commissione ‘Economia e lavoro’ è "capace di assecondare gli obiettivi dell’atto parlamentare senza mettere in difficoltà la capacità delle Organizzazioni turistiche regionali nel sostenere le molte iniziative, infrastrutture e servizi garantiti sul territorio a beneficio di tutti".

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