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25.04.2022 - 17:23
Aggiornamento: 19:46

‘Decreto Morisoli, chi dice che non ci saranno tagli mente’

Presentato il comitato dei partiti contrari al pareggio di bilancio entro il 2025 agendo sulle spese. Bourgoin (Verdi): ‘Misure già previste, ma taciute’

decreto-morisoli-chi-dice-che-non-ci-saranno-tagli-mente
Ps
Il comitato dei partiti contrari si presenta e attacca

«Chi dice che non ci saranno tagli e non si toccheranno le fasce più fragili della popolazione mente». Entra sempre più nel vivo la campagna elettorale per il referendum del 15 maggio sul ‘Decreto Morisoli’, il testo varato dal parlamento lo scorso autunno che prevede il raggiungimento del pareggio di bilancio entro il 2025 agendo ‘prioritariamente’ sulla spesa, proposta contro la quale la sinistra ha raccolto le firme. E alla presentazione del comitato politico contrario all’iniziativa la coordinatrice dei Verdi Samantha Bourgoin non usa mezzi termini: chi sostiene che non si taglierà ma si frenerà l’aumento della spesa non la racconta giusta, per usare un eufemismo.

Una certezza, questa, che per Bourgoin ha le radici «nel fatto che chi vuole questo decreto, in parlamento ha bocciato l’emendamento del capogruppo del Ppd Maurizio Agustoni che chiedeva come nessuna misura potesse condurre direttamente o indirettamente a una riduzione delle prestazioni sociali a favore delle fasce più fragili della popolazione residente, siano esse sotto forma di contributi o sussidi, o sotto forma di prestazioni e presa a carico». Aver bocciato questo emendamento nella votazione eventuale che lo vedeva contrapposto all’emendamento di Alessandra Gianella (Plr) – quello che poi, approvato, ha visto la comparsa dell’avverbio ‘prioritariamente’ in merito all’agire sulle spese –, per Bourgoin quindi «è la prova che le misure e i tagli sono previsti, ma per ora taciuti e colpiranno le fasce più fragili della popolazione».

È tutto da parte dei Verdi? Neanche per idea. «Tagliare sulla spesa e premere per risanare i conti a breve termine in questo momento storico significa non volersi occupare delle emergenze e delle sfide epocali che abbiamo di fronte», rimarca ancora Bourgoin: «L’aumento dei premi di cassa malati, le implicazioni dirette per la nostra economia portate dal conflitto in Ucraina, la pandemia, il riscaldamento climatico ci riguardano tutti. Così come l’invecchiamento della popolazione e la necessità di cura».

Riget: ‘Proposta miope e irresponsabile’

Per la copresidente del Partito socialista Laura Riget «il voto del 15 maggio andrà a toccare le fondamenta del funzionamento dello Stato», e quella del ‘Decreto Morisoli’ è «una proposta irresponsabile e miope da respingere perché non si vota solamente su come gestire le finanze pubbliche: le conseguenze in caso di approvazione sono molteplici e pericolose».

Durisch: ‘La spesa pubblica è un investimento’

Tesi ripresa dal capogruppo del Ps in Gran Consiglio Ivo Durisch, secondo il quale «ciò che dobbiamo respingere non è solo questo decreto perché pericoloso, ma anche la favola della spesa fuori controllo su cui la destra continua a giocare per ridurre la forza dello Stato». Durisch si affida ai numeri: «Nel 2002 la spesa lorda, quindi tolte le partite di giro, era l’11% del Prodotto interno lordo cantonale, oggi è scesa al 10,5%». E aggiunge: «Da respingere è anche l’idea che la spesa pubblica sia negativa in sé stessa, mentre gli investimenti sono una cosa buona. Bisogna dire a chiare lettere che anche la spesa pubblica è un investimento, perché garantisce stabilità e sviluppo economico».

‘Il debito pubblico può essere un’opportunità’

Da qui l’affondo: «Dobbiamo smettere di additare la spesa come se si gettassero i soldi dalla finestra o, ancora peggio, come se nell’Amministrazione cantonale si stesse facendo festa come ha detto il deputato Udc Paolo Pamini in una recente trasmissione televisiva. Non mi permetterei mai – afferma ancora Durisch – di dire qualcosa del genere, anzi, noi vogliamo difendere l’efficienza e il valore dei funzionari dello Stato». E sulla questione del debito pubblico? «Finiamola con la storia che lo Stato deve fare come il buon padre di famiglia, che tira la cinghia nei momenti difficili: il debito pubblico non è un pericolo, è un’opportunità».

Questo perché, rileva il capogruppo socialista, «mettendo un corsetto alle spese con la scusa del debito pubblico rischiamo un disimpegno dello Stato da settori fondamentali come socialità, sanità e formazione. Il tutto – spiega ancora Durisch – mettendo la polvere sotto al tappeto accumulando un debito occulto che, questo davvero, sarà pagato dalle prossime generazioni».

Ay: ‘Tagli che pagheranno le fasce più deboli e i lavoratori’

Fermissima è anche la posizione del deputato e segretario del Partito comunista Massimiliano Ay: «Quando i servizi diminuiscono o peggiorano in qualità, ne soffre una parte ben precisa della società: le fasce più povere della popolazione, sicuramente non i ceti più abbienti». Anche per Ay questo è un decreto «irresponsabile», dal momento che «provocherà tagli di cui soffriranno la parte più vulnerabile della popolazione e i lavoratori soprattutto considerando il contesto: il periodo è di forte incertezza, il Covid ha mostrato una volta di più l’importanza di uno Stato presente, forte, capillare, che possa sostenere non solo i cittadini in difficoltà ma anche sostenere il settore privato: nel periodo di massima incertezza anche i neoliberisti si sono riscoperti statalisti perché si trovavano in difficoltà».

Cavalli: ‘Il decreto porta avanti una visione estremista della società’

Sulle barricate anche il segretario del Partito operaio popolare Gianfranco Cavalli: «il ‘Decreto Morisoli’ porta avanti una visione estremista della società, in forte espansione tanto in Occidente come nel resto del mondo: il libertarismo di destra, la legge del tutti contro tutti, la libertà individuale resa più importante dell’interesse collettivo: una visione discriminatoria nei confronti delle fasce più vulnerabili della popolazione».

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