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Del 25 marzo la sentenza del Tribunale federale (Ti-Press)
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08.04.2022 - 12:52
Aggiornamento: 22:44

Il Tf conferma la revoca della cittadinanza all’ex agente Argo 1

Mon Repos respinge il ricorso del 38enne e convalida la decisione dei giudici amministrativi. Il difensore: non escludiamo di rivolgerci alla Cedu

Da Losanna brutte notizie per l’ex agente della Argo 1 dalla doppia nazionalità, turca e svizzera. Anche il Tribunale federale conferma la revoca del passaporto rossocrociato al 38enne, misura adottata nei suoi confronti dalla Sem, la Segreteria di Stato della migrazione, nel settembre del 2019. Provvedimento che l’uomo aveva impugnato davanti al Tribunale amministrativo federale, ma senza successo. Lo scorso agosto aveva quindi contestato la decisione del Taf dinanzi ai giudici di Mon Repos. Come appreso dalla ‘Regione’, con sentenza datata 25 marzo la prima Corte di diritto pubblico del Tribunale federale ha però respinto il ricorso e convalidato così il verdetto emesso il 31 maggio 2021 dal Taf e dunque il provvedimento adottato dalla Sem.

Nel 2017 l’arresto e la condanna

Nato in Turchia nel 1984, giunto cinque anni dopo in Svizzera con la famiglia, scuole in Ticino, dove ha conseguito la maturità professionale commerciale, l’uomo è stato alle dipendenze della ditta Argo 1, la società di sicurezza privata alla quale il Dipartimento sanità e socialità aveva a suo tempo attribuito, ma senza la necessaria risoluzione governativa, il compito di sorvegliare nel cantone i centri di accoglienza per richiedenti l’asilo. Era stato arrestato nel blitz antiterrorismo avvenuto in Ticino il 22 febbraio 2017, operazione disposta dal Ministero pubblico della Confederazione. Nell’agosto di quell’anno a Bellinzona il 38enne veniva condannato con rito abbreviato dal Tribunale penale federale per aver predicato l’islam radicale, indottrinando alcune persone, e agevolato la partenza di un paio di aspiranti jihadisti verso il Medio Oriente. Due anni di detenzione sospesi con la condizionale e sei mesi da espiare, la pena. Due anni e sei mesi "per aver organizzato azioni propagandistiche e proselitistiche a sostegno del gruppo terroristico ‘Jabhat Al-Nusra’ e facilitato a due ‘foreign fighters’ l’accesso al territorio di guerra siro-iracheno", ricordava il Tribunale amministrativo federale nella nota del giugno 2021 in cui comunicava di aver confermato la revoca, da parte della Sem, della cittadinanza svizzera, che all’uomo era stata concessa nel marzo 2008.

Il Tribunale federale: ‘Fatti gravi’

Ora anche il Tribunale federale dà torto al 38enne – che ha chiesto, invano, di annullare la decisione della Sem – e convalida la sentenza del Taf. "Si tratta di fatti gravi – scrive fra l’altro la Corte di Losanna riferendosi agli episodi al centro del processo dell’estate 2017 nei confronti dell’uomo –, che pregiudicano in modo specifico gli interessi della Svizzera per quanto concerne la sua sicurezza e la considerazione di cui beneficia nell’ambito delle relazioni internazionali". Con il suo comportamento, l’uomo "ha infatti sostenuto un gruppo che rappresenta una minaccia sia per la sicurezza della Svizzera sia per la comunità internazionale, inducendo altre persone a radicalizzarsi e ad aderire a gruppi terroristici". E ancora: "Le attività di propaganda a favore del fondamentalismo islamico e di sostegno a organizzazioni legate al terrorismo di matrice jihadista svolte dal ricorrente quale cittadino svizzero, sono tali da pregiudicare gravemente gli interessi e la buona reputazione della Svizzera nell’ambito delle sue relazioni con gli altri Stati. Sono in particolare di pregiudizio per i buoni rapporti con i Paesi europei vicini, che sono già stati colpiti da gravi attentati terroristici di questa natura e che sono parimenti impegnati a contrastare questo fenomeno".

Richiamando il verdetto del Tribunale amministrativo federale contestato dal 38enne, i giudici di Mon Repos affermano che "contrariamente all’opinione del ricorrente, la sentenza impugnata è sufficientemente motivata al riguardo, avendo il Taf ampiamente esposto le ragioni per cui ha ritenuto giustificata la revoca della cittadinanza. Il ricorrente ha d’altra parte potuto comprenderne la portata, avendola contestata in questa sede in modo argomentato e con cognizione di causa". La condanna penale, annota sempre il Tribunale federale, "non osta di per sé al provvedimento amministrativo della revoca della cittadinanza, applicabile unicamente alle persone con doppia cittadinanza che hanno agito in modo gravemente pregiudizievole per gli interessi dello Stato. Per il resto, la censura di violazione del principio della proporzionalità deve essere respinta, ove si consideri che il ricorrente mantiene la sua cittadinanza turca e non diviene pertanto apolide e che la questione della sua eventuale ulteriore permanenza in Svizzera esula dall’oggetto della causa in esame".

L’avvocato: il mio cliente non ha mai fatto parte di gruppi estremisti

Da noi interpellato il difensore del 38enne, l’avvocato Costantino Castelli, non esclude di ricorrere alla Cedu, la Corte europea dei diritti dell’uomo. E ciò, sostiene Castelli, «in quanto ritengo che la decisione del Tribunale federale non affronti con il necessario approfondimento aspetti di natura costituzionale e in particolare la proporzionalità della misura della revoca della cittadinanza svizzera rispetto ai comportamenti rimproverati al mio cliente. Il quale non è mai stato coinvolto in nessun tipo di attività terroristica e non ha mai fatto parte di alcun gruppo estremista».

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