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laR
 
31.03.2022 - 05:20
Aggiornamento: 17:08

Dalla crisi Covid a quella rifugiati, 54 ausiliari reimpiegati

Le competenze dei collaboratori assunti per il dispositivo attivato durante la pandemia stanno tornando utili. E lo saranno sempre più

«È vero. Per la gestione dei rifugiati fuggiti dalla guerra ci stiamo avvalendo di alcuni collaboratori ausiliari di esperienza comprovata che negli scorsi due anni erano attivi all’interno del dispositivo messo a punto per far fronte alla pandemia». A confermare a ‘laRegione’ il reimpiego di valide competenze per rispondere alla nuova emergenza in corso dettata dal conflitto in Ucraina è Ryan Pedevilla, capo in seno al Dipartimento istituzioni della Sezione del militare e della protezione della popolazione. A tale conversione aveva fatto riferimento qualche giorno fa il governo rispondendo a un’interrogazione di Danilo Forini che chiedeva conto sul futuro degli ausiliari ingaggiati a suo tempo dal Cantone per collaborare con i servizi dell’Amministrazione nella messa in atto delle misure volte a contenere la diffusione del coronavirus (vedi l’edizione di lunedì 28). «Il Cantone ha deciso di avvalersi di parte di quel personale che ha dimostrato una grande disponibilità e ha lavorato in maniera ottimale in favore della popolazione – spiega Pedevilla –. Attualmente nell’organigramma queste persone sono 54».

Pedevilla tiene a sottolineare che la gestione della pandemia non è terminata: «Abbiamo circa una trentina di persone che resti attiva nel dispositivo Covid perché la malattia non è scomparsa con il decadere delle misure e ci sono ancora vari compiti legati alla gestione e alla pianificazione di attività per contenere il virus. Le vaccinazioni stanno continuando, così come i richiami». Dunque, benché in misura minore rispetto ai mesi scorsi, ci sono dei servizi regolari che proseguono. «Il Consiglio di Stato ha previsto di mantenere questo nucleo almeno fino alla fine dell’estate per garantire il mantenimento delle competenze acquisite negli anni».

Graduale passaggio delle mansioni

Come avvenuto proprio per il dispositivo Covid, nella fase iniziale di urgenza per l’accoglienza profughi «le regioni di Protezione civile stanno dando una grandissima mano al Cantone soprattutto nell’approntamento delle strutture dei Centri regionali collettivi», afferma Pedevilla. Anche in questo caso c’è un connubio tra il supporto delle organizzazioni di Protezione civile e l’attività dell’amministrazione cantonale. «In seguito la Protezione civile rientrerà nei suoi ranghi e gestiremo con sempre più autonomia la parte ordinaria della presa a carico dei profughi – illustra Pedevilla –. Quello degli ausiliari è quindi un dispositivo che andrà ad ampliarsi con una graduale integrazione dei compiti».

Nello specifico delle mansioni, si va dalle interviste al nucleo familiare per comprendere il fabbisogno di bambini e ragazzi per la loro scolarizzazione, a organizzare le varie necessità nell’ambito sanitario; dalla gestione dei contatti con le persone che mettono a disposizione gli appartamenti, alle loro visite, alle prestazioni logistiche con l’organizzazione dei trasporti. Fino alle prestazioni da erogare alle persone che godono della statuto S, per cui gli ausiliari devono essere formati.

Di fronte a questo importante carico di lavoro, può sorgere la domanda se ci siano abbastanza forze a cui attingere. Proprio ieri un articolo apparso sulla Nzz segnalava la difficoltà di alcuni Cantoni nel reclutare sufficienti collaboratori per l’accoglienza e la gestione dei rifugiati ucraini in quanto in passato sono state ridotte le risorse di personale e strutture nell’ambito di competenza del settore dell’asilo. Secondo Pedevilla tale preoccupazione in Ticino non sussiste ancora: «Abbiamo la fortuna di conoscere molti ausiliari che provengono dalla realtà del Covid. Nel complesso ne erano stati attivati 1’500 nella fase di maggior attività (maggio-giugno 2021). Sappiamo chi sono, abbiamo già collaborato con loro e la loro riattivazione è semplice». È pur vero, segnala il caposezione, che «in molti hanno trovato un’attività lavorativa quindi non tutti sono ancora disponibili. Una buona parte proprio grazie all’esperienza vissuta ha trovato un impiego nell’economia privata o presso Comuni o il Cantone. Ma ne rimangono comunque molti e possiamo permetterci di scegliere quelli che godono della nostra piena fiducia».

Profughi e scolarizzazione

Sul fronte dell’accoglienza giocano un ruolo importante anche i Comuni. Confrontati col tema, fra gli altri, della scolarizzazione. Tema al centro dell’ultima comunicazione, in ordine di tempo, che dal Dipartimento istituzioni la Sezione degli enti locali ha trasmesso la scorsa settimana ai Comuni. "Le direzioni delle scuole comunali sono informate costantemente tramite gli ispettorati in merito alle questioni inerenti alla scolarizzazione di allievi provenienti dall’Ucraina – indicava la Sel –. Considerato l’elevato numero stimato di allievi da scolarizzare in Ticino e tenuto conto della volontà di garantire a questi allievi una regolare integrazione scolastica in tempi brevi, il Cantone – proseguiva la Sezione enti locali – sta lavorando al fine di ripartire per quanto possibile in modo equo ed eterogeneo gli alloggi dei nuclei familiari degli allievi nei vari circondari e Comuni, tenendo conto proporzionalmente della grandezza e della capacità di ognuno di essi". Questo "per evitare di sovraccaricare il sistema scolastico condensando un numero eccessivo di allievi in pochi punti specifici". Di conseguenza "è importante che i Comuni, tramite le direzioni scolastiche, comunichino costantemente alle autorità scolastiche cantonali eventuali allievi che si sono annunciati o sono stati inseriti presso l’istituto del Comune, come pure l’eventuale impossibilità di accogliere ulteriori allievi in determinate classi". Il Cantone, annotava ancora la Sezione diretta da Marzio Della Santa, "potrà, secondo il bisogno rilevato, potenziare il servizio di lingua e integrazione al fine di supportare adeguatamente l’Istituto nell’accompagnamento scolastico dei nuovi allievi". E ancora, rivolgendosi sempre ai Municipi: "Se bambini in età d’obbligo scolastico provenienti dall’Ucraina dovessero essere annunciati presso la vostra scuola, anche se ancora privi di permesso S, di principio questi vanno accolti da subito in via temporanea in attesa della regolarizzazione delle formalità". L’iscrizione vera e propria "ha luogo al momento in cui l’allievo ottiene il permesso S, è attribuito al Cantone Ticino ed è registrato in un comune ticinese". Inoltre: "Alle direzioni scolastiche, tramite gli ispettorati, è stato inviato il flyer ‘Come procedere per richiedere lo statuto S e gli aiuti del Cantone Ticino?’, affinché possano informare correttamente eventuali persone che prendono contatto con la scuola prima ancora di aver intrapreso il percorso di registrazione". Sempre alle direzioni scolastiche, continuava la circolare della Sel, "è richiesto di raccogliere e inviare agli ispettorati, con il consenso dell’autorità parentale, alcuni dati inerenti agli allievi che vengono annunciati. Questi dati vengono messi a disposizione delle autorità cantonali che si occupano dell’accoglienza delle persone in arrivo dall’Ucraina e servono a raggiungere e informare correttamente tutte le persone in arrivo, nel loro interesse".

Piano cantonale aggiornato

Ieri intanto il Consiglio di Stato ha aggiornato il Piano cantonale di accoglienza. L’aggiornamento verte sull’ospitalità dei profughi dopo il periodo trascorso nei Centri collettivi e sul tema dei minorenni ucraini che arrivano in Ticino non accompagnati. Oggi la conferenza stampa.

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