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laR
 
17.03.2022 - 05:30
Aggiornamento: 08:51

Merlani: ‘Siamo oltre la crescita dei contagi prevista’

Di fronte all’aumento dei casi di Covid, il medico cantonale invita alla prudenza. ‘Usare la mascherina nei negozi può ancora essere sopportabile’

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«Siamo in una fase piuttosto rapida di crescita dei contagi, più di quanto ci saremmo aspettati di vedere». Sono le parole con cui il medico cantonale Giorgio Merlani valuta l’attuale situazione epidemiologica nel Paese, con il Ticino che ieri ha registrato 1’300 nuovi contagi e un totale di 112 pazienti in ospedale. Una tendenza che si prospetta al rialzo di fronte al fatto che la bella stagione, alleata nel contenere il virus, «anche se sta dando le prime avvisaglie è ancora piuttosto lontana». D’altro canto, considera Merlani, «a poter influire in modo importante sarà anche il venir meno delle ultime restrizioni che il Consiglio federale potrebbe far cadere a fine marzo», ovvero l’obbligo di mascherine sui mezzi pubblici e quello di isolamento per chi contrae il virus. Di recente, intervistato dalla ‘SonntagsZeitung’, l’epidemiologo e professore al Politecnico di Losanna Marcel Salathé si è detto preoccupato per quanto sta succedendo e ha invitato il governo ad aspettare prima di fare questi ultimi passi. «Io sono medico cantonale, Salathé è epidemiologo, e più che mostrare i dati non possiamo fare. È la politica a dover prendere le decisioni – dice Merlani, lasciando intuire una certa prudenza –. Il Consiglio federale probabilmente metterà in atto le decisioni prese, senza però escludere che se la situazione dovesse aggravarsi venga fatta marcia indietro fra qualche settimana».

Telelavoro revocato nell’Amministrazione cantonale

Da lunedì nell’Amministrazione cantonale è stata tolta la raccomandazione di telelavoro, col ritorno dei dipendenti in presenza. Una decisione che potrebbe sembrare avventata alla luce delle ultime cifre. Per rispondere, secondo il medico cantonale, bisognerebbe farsi la domanda di quanto tale misura abbia influito nel quadro generale. «È però difficile valutarlo nelle circostanze come questa in cui l’introduzione o il venir meno di una serie di restrizioni avviene contemporaneamente». Non si sa dunque quale sia ad esempio il contributo delle mascherine, del certificato Covid o del telelavoro. «Non sta però a me giudicare se sono avventate o meno le scelte della politica che ha tutta una serie di interessi di cui tener conto e deve prendere decisioni in base a un grande numero di differenti criteri. Il mio ruolo è di contenere l’epidemia, e per questo resto più sul lato della precauzione».

Date queste premesse, Merlani sostiene con convinzione l’appello fatto dal direttore di Aiti, Stefano Modenini, di continuare a portare le mascherine sul posto di lavoro per scongiurare altre chiusure. «Trovo che sia un fastidio piccolo a fronte del rischio che può comportare. Nel mio ufficio sono da solo, ma se entra qualcuno, o vado da altri colleghi o collaboratori, metto ancora sempre la mascherina. Aiuta a evitare chiusure difficili da sostenere per il mondo economico, ma evidentemente anche a salvaguardare il nostro benessere». E soprattutto nei negozi il medico cantonale invita a tenere alta la guardia: «Adesso nei supermercati si vedono una parte di persone che indossa la mascherina chirurgica, una che porta la Ffp2 e una senza nulla. Avere delle indicazioni più precise e più conservative a mio parere darebbe maggiore tranquillità soprattutto alle persone più vulnerabili rispetto a un virus che circola in maniera molto importante. Per chi ha problemi di salute o non ha reagito bene al vaccino esiste ancora un rischio considerevole di finire in ospedale. In fondo, usare la mascherina nei negozi può ancora essere sopportabile».

Tanti contagi anche fra i vaccinati, perché?

Nonostante i vaccini e i booster, i dati indicano che la probabilità di contrarre il virus è dunque molto elevata. Qualcosa non ha funzionato? «Quando il vaccino è stato omologato lo scopo era di evitare decorsi severi – replica Merlani –. Poi si è osservato nella realtà clinica che proteggeva anche dall’infezione e riduceva la probabilità di contagio. In seguito, con le diverse varianti che si sono avvicendate, la situazione è continuamente cambiata. Come vediamo il vaccino non è in grado di bloccare l’infezione da Omicron, ma altrettanto chiaramente riscontriamo che le persone vaccinate e boosterizzate se vengono colpite presentano un decorso prevalentemente lieve. Qualcuno si illude che Omicron sia a prescindere molto meno pericolosa, ma per chi non è vaccinato le conseguenze possono essere davvero gravi». A dimostrazione di ciò Merlani cita l’esperienza di Hong Kong dove nelle case anziani è stata vaccinata solo una bassa percentuale di ospiti e con la diffusione di Omicron la mortalità registrata è simile a quella riscontrata da noi nel marzo del 2020.

Quanto alle prospettive, soprattutto per l’autunno, le previsioni «sono molto difficili da fare. I modelli indicano che il virus ha un andamento stagionale, che probabilmente non sparirà e che muterà ancora. La possibilità che arrivi un’altra ondata verso fine 2022 inizio 2023 c’è, però nessuno può dire di quale entità». Anche rispetto alla necessità della quarta dose le incognite sono molte. Secondo il medico cantonale «bisognerà valutare l’andamento della perdita di immunità e soprattutto che tipo di virus circolerà». Gli scenari sono molti e aperti. Intanto però, tiene a precisare Merlani, «ci stiamo già riflettendo e stiamo cercando di prepararci».

L’83 per cento dei maggiorenni con almeno una dose

E con le vaccinazioni contro il Covid a che punto siamo in Ticino dall’inizio della campagna (gennaio 2021)? Secondo i dati fornitici dall’Ufficio del farmacista cantonale, fino a domenica sera 13 marzo erano circa 246mila le persone dai 18 anni in su con almeno una dose ricevuta. «Il che corrisponde all’83 per cento dei maggiorenni residenti nel nostro cantone – rileva Giovan Maria Zanini –. C’è comunque ancora un 17 per cento, e cioè 50mila persone dai 18 anni in su, che non si è ancora vaccinata». Bisogna però vedere il bicchiere mezzo pieno, aggiunge il farmacista cantonale. «Questo 83 per cento di vaccinati è un dato senz’altro positivo – evidenzia Zanini –. Detto con tutta franchezza, quando la campagna vaccinale è partita non avrei mai immaginato che dopo poco più di un anno avremmo raggiunto una simile percentuale». Una percentuale che ci vede tra i primi cantoni quanto a popolazione residente vaccinata. «Con una dose, siamo il terzo cantone; con le due, il secondo – indica il farmacista cantonale –. Ovviamente desidererei che si riducesse quel 17 per cento di maggiorenni che a tutt’oggi non ha ricevuto nessuna dose di vaccino».

La campagna procede. «Settimana scorsa, sono state 836 le vaccinazioni, fra cui 665 booster, i cosiddetti richiami; 118 seconde dosi; sette terze dosi somministrate a pazienti immunosoppressi e 46 prime dosi – rende noto Zanini –. La campagna vaccinale va avanti anche se non è più quel fiume in piena di alcuni mesi fa, quando settimanalmente i numeri erano ben altri: diciamo che ora è un rubinetto da cui escono alcune gocce». Al momento c’è un solo centro vaccinale cantonale in funzione, ed è quello al Mercato Coperto di Giubiasco. Dove questa settimana e la prossima, ricorda Zanini, «sarà possibile vaccinarsi il venerdì mattina e tutto il sabato». Le dosi somministrate sono soprattutto quelle di Moderna e Pfizer: «Il vaccino di Johnson & Johnson non lo chiede praticamente più nessuno», segnala il farmacista cantonale. La campagna vaccinale procede.

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