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laR
 
15.03.2022 - 05:30
Aggiornamento: 17:00

Voto e astensionismo, si corre ai ripari

Marzio Della Santa (Sezione enti locali): una campagna di sensibilizzazione per favorire la cittadinanza attiva in vista delle elezioni comunali del 2024

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Tre risoluzioni indirizzate al Consiglio di Stato. Dovrebbero uscire dal terzo Simposio sui rapporti fra Cantone e Comuni in programma per dopodomani, giovedì, a Bellinzona (Auditorium della Scuola cantonale di commercio, inizio alle 14.30) e organizzato dal Dipartimento istituzioni per il tramite della Sel, la Sezione enti locali. Una delle tre è denominata ‘Democrazia sicura’: se approvata costituirà il primo passo verso la campagna di informazione che la Sel intende lanciare per (ri)accendere nei cittadini l’interesse per la cosa pubblica. Ovvero per incrementare la partecipazione al voto e indurre più persone a candidarsi. «L’obiettivo sono le elezioni comunali del 2024: la risoluzione chiede al governo di costituire un gruppo di lavoro che abbia il compito di approfondire il tema e di elaborare, definendo una serie di azioni di sensibilizzazione, una strategia cantonale di promozione della cosiddetta cittadinanza attiva», spiega il responsabile della Sezione enti locali Marzio Della Santa. La ‘Regione’ lo ha intervistato.

In gennaio l’Osservatorio della vita politica regionale (Università di Losanna) ha pubblicato uno studio sulla partecipazione al voto in occasione delle elezioni cantonali del 2019, le ultime ‘cantonali’ in ordine di tempo. "Fra gli aspetti che più fanno riflettere in vista delle prossime tornate elettorali vi è l’importanza crescente dell’astensionismo", annota fra l’altro l’Osservatorio. La vostra impresa si preannuncia piuttosto impegnativa...

Ne siamo consapevoli e non sappiamo se la campagna produrrà risultati concreti già in occasione del prossimo rinnovo dei poteri locali. Sono d’accordo, l’impresa non è facile: tuttavia come Sezione degli enti locali ci sottrarremmo alle nostre responsabilità se non cercassimo, nell’ambito ovviamente delle nostre competenze, di invertire una tendenza, quella dell’astensionismo, che ci preoccupa parecchio. Questo crescente disinteresse dei cittadini per la vita politica della propria comunità dovrebbe però preoccupare l’intera società. Un disinteresse che si traduce non solo nelle basse percentuali di votanti ma anche nella scarsa disponibilità a candidarsi, il che impedisce in diversi comuni il ricambio negli organi esecutivi e legislativi. Un ricambio di persone che è salutare per garantire, in prospettiva, progettualità.

A cosa è dovuto questo disinteresse?

A più fattori. Se ci riferiamo alle realtà comunali, penso per esempio al venir meno del senso di appartenenza alla collettività, soprattutto in coloro che risiedono in un comune ma lavorano in un altro. Penso al calo di attrattiva delle cariche elettive in generale, alla mancanza di tempo o al clima litigioso in quel determinato comune, con conseguente rinuncia a candidarsi a una carica politica. È la cittadinanza passiva: il cittadino diventa così soltanto un consumatore dei servizi erogati dal proprio Comune.

Il sistema di milizia è in crisi?

Cominciamo col ricordare e sottolineare che questo sistema è un elemento cardine della democrazia svizzera, soprattutto a livello comunale. Favorisce infatti la coesione sociale e promuove la fiducia nelle istituzioni, poiché accorcia la distanza fra classe politica e popolazione. Se nei Comuni avessimo dei soli politici professionisti, al di là dei costi elevati di un simile sistema, ci sarebbero solo degli organi esecutivi composti da élite che svolgerebbero pure una funzione legislativa. Semmai credo che anche nei comuni il sistema di milizia vada rivitalizzato. Sensibilizzando la popolazione sull’importanza della cittadinanza attiva e dunque sull’importanza della partecipazione al voto e del mettersi a disposizione per ricoprire una carica elettiva, non per difendere interessi personali ma per il bene della comunità. I partiti potrebbero fare di più in quest’opera di sensibilizzazione. La sfida è in particolare nei grandi comuni urbani, derivanti da processi aggregativi: vanno valorizzati i quartieri e pure le associazioni presenti sul territorio. Si tratta insomma di favorire lo sviluppo della cittadinanza attiva invogliando i cittadini e le cittadine a impegnarsi nella società civile e nella sfera pubblica, a mostrare solidarietà e interesse per il bene comune, per la propria comunità, per il proprio territorio.

Torniamo alla campagna di informazione e sensibilizzazione che la Sel intende promuovere.

Il gruppo di lavoro che il Consiglio di Stato dovrebbe istituire sarà formato tra gli altri da collaboratori della Sezione degli enti locali, fra cui Simona Corecco che da sempre segue da vicino il dossier delle aggregazioni comunali e che ha accuratamente approfondito il tema della cittadinanza attiva, da collaboratori del Servizio dei diritti politici della Cancelleria dello Stato, da collaboratori del Servizio informazione e comunicazione del governo, da un politologo, dalla delegata cantonale per le pari opportunità e da uno psicologo. Una composizione precisa però non c’è ancora. Questo gruppo dovrà studiare delle azioni di sensibilizzazione e di informazione, per esempio sul ruolo del consigliere comunale e su quello del municipale. Il tutto per motivare il cittadino. A votare e magari a candidarsi. La campagna si svolgerà sui canali informativi che il gruppo di lavoro riterrà adatti allo scopo. Faccio intanto presente che uno dei temi al centro giovedì del terzo Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni saranno le cariche politiche comunali, e cioè come renderle attrattive. Relatore sarà il politologo e direttore dell’Osservatorio della vita politica regionale Oscar Mazzoleni. A breve potremmo quindi avere delle indicazioni utili.

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