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laR
 
09.03.2022 - 08:30
Aggiornamento: 16:44

Sirica (Ps): ‘Il caso Divoora è un vaso di Pandora preoccupante’

Il copresidente socialista interroga il governo su gig economy e lavoro su piattaforma: ‘Iper precariato davanti al quale si deve porre subito un argine’

sirica-ps-il-caso-divoora-e-un-vaso-di-pandora-preoccupante
Ti-Press
La protesta dei fattorini e, nel riquadro, Fabrizio Sirica

Il ‘caso Divoora’, la ditta che paga ai suoi fattorini solo i minuti effettivamente svolti portando il cibo alla clientela senza contare il tempo passato in attesa di una chiamata, torna al centro del dibattito politico. Lo fa con un’interrogazione inoltrata al Consiglio di Stato dal copresidente del Partito socialista Fabrizio Sirica, a pochi giorni dalla convocazione di ditta e sindacati da parte dell’Ufficio di conciliazione, dopo che questi ultimi venerdì 25 febbraio hanno consegnato una petizione forte di 2’300 firme.

‘Lo Stato non può rimanere fermo’

Questa vertenza per Sirica, si legge nel testo dell’interrogazione, "rappresenta una nuova frontiera, una nuova incombente sfida per il mondo del lavoro, è il primo conflitto sociale legato alla gig economy, l’economia dei lavoretti. Un fenomeno conosciuto anche come ‘crowdwork’, cioè lavoro su piattaforma". Una è Divoora, ma sono molte le piattaforme che "grazie anche all’accelerata dovuta alla pandemia" si stanno guadagnando quote di mercato e "di fronte a questa sfida epocale lo Stato, e in questo caso particolare il Consiglio di Stato e il Gran Consiglio ticinese, non possono rimanere inermi, facendosi così tra qualche anno travolgere dalle conseguenze sociali di questi cambiamenti economici".

Il sistema di pagamento usato da questa piattaforma è "un tratto caratteristico di questo mondo, il tempo di lavoro in cui il lavoratore è a disposizione del datore di lavoro non è più riconosciuto come tempo di lavoro da remunerare, viene retribuito solo il lavoro ‘netto’. Le conseguenze per i lavoratori e per il mondo del lavoro in generale – scrive ancora Sirica – sarebbero catastrofiche e aprirebbero la strada alla distruzione di una parte dei diritti acquisiti".

Insomma, "una vera controrivoluzione del lavoro, che comporterebbe un disastro umano e sociale per migliaia di potenziali lavoratrici e lavoratori, un costo incredibile per lo Stato e un’accumulazione di ricchezza pazzesca nelle mani di pochi possessori di piattaforme".

‘Un’economia invisibile che attacca alle fondamenta il mondo del lavoro’

Raggiunto dalla ‘Regione’, il copresidente del Ps rivendica l’importanza di questa interrogazione «perché non è solo un atto parlamentare come questa non è solo una vertenza sindacale, nel senso che questo atto deve essere l’inizio di una risposta importante, solida da parte del Ticino». Va da sé, il prima possibile: «Abbiamo di fronte a noi un vaso di Pandora, un’economia invisibile che però è molto presente e che può attaccare alle fondamenta il mondo del lavoro per come lo conosciamo oggi: per moltissime professioni può rappresentare un cambio di paradigma che se non viene gestito può rappresentare una bomba sociale, perché tutta una serie di costi sociali andranno sostenuti dallo Stato».

Nessuna drammatizzazione, «solo realismo». Perché, prosegue Sirica, «non siamo neanche più nel precariato, ma nell’iper precariato: da novembre queste persone vengono pagate 35 centesimi al minuto, e il rischio è che il lavoro su piattaforma a queste condizioni agghiaccianti si allarghi sempre più a idraulici, parrucchieri, o altre professioni come succede già in alcuni Paesi. Lo trovo preoccupante, e una cosa da combattere».

‘La sinistra e la mia generazione devono occuparsene’

Per la sinistra, annota Sirica, «è semplicemente fondamentale occuparsene, come per la mia generazione: è giustissimo parlare di pensioni e questioni legate al lavoro tradizionale, ma la grandissima sfida per chi ha a cuore la sinistra e il mondo del lavoro è anche fare un collegamento tra queste vertenze e la rappresentanza sindacale classica. Dobbiamo renderci conto – insiste Sirica – che questo problema esiste, perché sindacalmente non è facile organizzarsi: i lavoratori sono uno in concorrenza con l’altro, senza nemmeno magari conoscersi, ma sindacati e politica devono lavorare per apporre un argine legislativo a questa deriva».

‘Il progresso non sia a scapito di tantissimi per il beneficio di pochi’

Una contestazione a Sirica potrebbe essere che da un lato c’è il progresso tecnologico con cui tutti prima o poi devono confrontarsi, dall’altro la capacità (o possibilità) del mercato di autoregolarsi. Contestazioni rispedite al mittente dal copresidente socialista: «Non mi spaventa la tecnologia in generale, ma quella tecnologia che va a indebolire una vasta parte sociale per andare ad arricchire in maniera spropositata una parte piccolissima: e siamo palesemente in questo campo». Gli utenti utilizzano le piattaforme, le apprezzano riconosce Sirica: «Ma c’è un importante margine di guadagno che deve essere ridistribuito sotto forma di salario e più diritti sociali considerando anche i rischi, non con il pagamento al minuto. Non andiamo affatto contro il progresso, ma è importante regolamentarlo affinché non vada a scapito di tantissimi per il beneficio di pochi».

Nessuna speranza che il mercato si autoregoli, «perché ormai la deriva la vediamo: si autoregola al livello più basso possibile, in Ticino abbiamo numerosi esempi di come c’è bisogno che lo Stato intervenga politicamente: i Contratti normali di lavoro, dove siamo maglia nera in Svizzera, o il salario minimo approvato dalla popolazione sono la dimostrazione di come lo stato deve intervenire per dirigere un traffico che sennò va in una direzione sola».

Le richieste al Consiglio di Stato

Le richieste di Sirica al governo, quindi, sono «innanzitutto di prendere posizione denunciando un sistema di pagamento al minuto, se è consapevole dei problemi legati alla gig economy e quali controlli sta effettuando tramite l’Ufficio dell’ispettorato del lavoro». Ma non solo. Sirica chiede pure se il governo abbia intenzione «di creare una tavola rotonda con tutti gli attori coinvolti sul territorio, di elaborare uno studio per analizzare la portata del fenomeno, di preparare una carta dei diritti fondamentali dei lavoratori digitali e se può quantificare l’impatto sui costi cantonali supplementari del sistema di sicurezza sociale causati da questo fenomeno. Con particolare riferimento alle spese legate a prestazioni complementari, sussidi di cassa malati, assegni integrativi familiari, spese delle prestazioni assistenziali di sostegno sociale».

Leggi anche:

Il caso Divoora va in conciliazione

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