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23.02.2022 - 18:23
Aggiornamento: 19:53

Una grande spinta per la formazione nel settore sociosanitario

Via libera unanime del Gran Consiglio al piano ProSan 2021-2024. Più personale residente formato per supplire alle mancanze e alla dipendenza dall’estero

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‘Ora il governo agisca per migliorare le condizioni lavorative’

Passa all‘unanimità in Gran Consiglio il rapporto commissionale che dà luce verde al Piano ’Pro San 2021-2024’, con cui il Consiglio di Stato ha fissato sette misure attraverso le quali sostenere il settore sociosanitario. Sette misure che vanno dall’aumento delle indennità per gli stage al nuovo assegno di formazione terziaria sociosanitaria che "permette di assicurare il minimo vitale", dall’entrata in campo dell’Unità di coordinamento degli stage sociosanitari all’adozione dell’obbligo formativo per gli enti sul modello bernese, dal riconoscimento di uno sgravio per l’accompagnamento formativo negli enti sociosanitari alla creazione di un polo cantonale di simulazione. Per finire, ed è la settima misura, con altri progetti e "azioni collaterali" per il mantenimento e il rientro da fuori Cantone dei professionisti. Detta altrimenti: l’obiettivo è incrementare la copertura nel fabbisogno annuo di personale curante residente dall’attuale 60 al 70%, con l’obiettivo di arrivare entro il 2030 all’80%, e di diminuire la dipendenza dal personale sanitario che viene dall’estero. Tradotto in numeri, si tratta di 80 persone residenti in più diplomate in una formazione sociosanitaria.

Riget (Ps): ‘Il governo agisca anche sulle condizioni di lavoro’

I motivi dell’importanza di questo provvedimento li elenca la relatrice del rapporto Laura Riget (Ps): «I problemi in questo settore esistevano già prima della pandemia, che li ha solo accentuati. E il tema è destinato a restare di grande attualità considerando l’evoluzione demografica, l’invecchiamento della popolazione, la sempre maggior complessità delle esigenze di cura, la percentuale elevata di abbandono della professione e il numero insufficiente dei diplomati residenti». Insomma, «per evitare il rischio di un collasso è fondamentale agire ora», per Riget. Che però sottolinea un ‘rimbrotto’ al Consiglio di Stato presente anche nel rapporto: «Bisogna migliorare anche le condizioni di lavoro per far sì che le persone formate restino nel settore sanitario e si inverta la tendenza all’abbandono precoce della formazione. Le riflessioni poste dal governo per noi sono insufficienti, la commissione Sanità e sicurezza sociale ritiene che il Cantone debba lavorare per migliorare le condizioni di lavoro esistenti, coordinandosi a livello federale con l’applicazione dell’iniziativa ’Per cure infermieristiche forti’». Per questo la richiesta è di rivalutare la posizione sui contratti di prestazione nel settore ospedaliero e delle case anziani, presentando un nuovo messaggio. Tesi, questa, ripresa da tutti gli interventi dei gruppi che con leggerissime sfumature hanno sostenuto gli stessi argomenti: agire adesso per un settore chiave.

Soddisfatti i mozionanti, ma con qualche distinguo. Per Raoul Ghisletta (Ps) «non tutto viene risolto col potenziamento e la formazione, dobbiamo esserne tutti coscienti. Il tema delle condizioni di lavoro dovrà essere approfondito perché dotazione di personale, qualità delle cure, salari e diritti dei pazienti sono tutti elementi che vanno migliorati». Claudio Isabella (Ppd) ricorda che «oggi il settore sanitario dipende dal personale che viene da oltreconfine, per questo le proposte hanno l’obiettivo di incoraggiare un maggior numero di persone a intraprendere formazione in ambito sociosanitario». Sempre dal Ppd, Maddalena Ermotti-Lepori si rammarica del fatto che non è stata approfondita l’ipotesi di un liceo sanitario sociale».

Passa l’emendamento Pronzini, via il limite ai 40 anni per gli aiuti allo studio (nel sociosanitario)

Tutto finito? Neanche per idea. A scombussolare il dibattito è stato il secondo emendamento di Matteo Pronzini (Mps): vale a dire la richiesta di superare il limite dei 40 anni per avere un sostegno allo studio (previsto dalla Legge sugli aiuti allo studio) e alzarlo, (provocatoriamente?), a 62 anni per il settore sociosanitario. Tra il direttore del Dipartimento educazione cultura e sport Manuele Bertoli che ha fatto notare la disparità di trattamento tra i vari settori nel caso di accoglimento, alcuni deputati nemmeno in chiaro se fosse entrato in vigore l’emendamento una volta approvato, l’Udc che si schiera compatta a favore di un "emendamento liberale proposto dall’Mps" e tanta confusione diffusa, dopo un lunghissimo dibattito e 38 interventi l’emendamento è passato con 43 favorevoli, 24 contrari e 12 astenuti.

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