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03.02.2022 - 18:55
Aggiornamento: 19:20

Il Plr: ‘Livelli da superare con un vero cambio di paradigma’

Rivedere il concetto di orientamento, diversificazione in più materie, attenzione al post scuola media e obiettivo 2023. Speziali: ‘Riforma sia condivisa’

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Ti-Press

«I livelli alla Scuola media vanno superati con un autentico cambio di paradigma». Ancora agli albori, ancora pura creta da plasmare, ma intanto è sul tavolo. La proposta del Plr, tra i più fieri sulle barricate contro il progetto del Dipartimento educazione, cultura e sport affossato dal Gran Consiglio la scorsa settimana, non ha tardato ad arrivare. E lo fa superando col piede pesantemente sull’acceleratore il dibattito attuale che vede protagonista la possibile iniziativa popolare della Vpod per la cancellazione tout-court dei livelli: “La nuova riforma dovrebbe ripensare l’insegnamento di più materie rispetto a matematica e tedesco (le due materie attualmente suddivise in livelli A e B), affinché possano essere meglio sviluppate le singole – nonché nuove – competenze degli allievi. Si tratta di orientare l’insegnamento”, si legge nel comunicato del Partito liberale radicale. Che fornisce un esempio concreto su cosa intenda per ‘concetto di orientamento’. “È necessario che gli allievi sviluppino le loro attitudini e i loro interessi. Come? Con percorsi opzionali differenziati, in classi più piccole e questo in più materie”. Cioè? “Da un lato un approccio più astratto e con obiettivi d’approfondimento. Ad esempio, per l’italiano, competenze letterarie basate sulla dimensione estetica, formale, culturale. Dall’altro, un approccio più versatile e mirato al ‘saper fare’. Quindi, sempre per l’italiano, una formazione linguistica pragmatica e basata su un uso funzionale e quotidiano della lingua”.

Superamento dei livelli o ampliamento dei livelli? Speziali: ‘Un passo avanti e uno di lato’

Una divisione non da poco. Per più materie rispetto a matematica e tedesco come oggi. In italiano, esempio usato dal Plr, alcuni studierebbero Dante e Manzoni per andare al Liceo e altri l’analisi logica o l’oratoria per concentrarsi sul mondo del lavoro? Non è un ampliamento dei livelli, più che un superamento? «È un equivoco che evidentemente dobbiamo sciogliere ed evitare, anche perché alcuni hanno interesse ad alimentarlo» premette rispondendo alla ‘Regione’ il presidente del Plr Alessandro Speziali. «Il problema oggi è che si dividono gli allievi tra veloci e meno veloci, bravi e meno bravi. Con il nostro modello, si tratta di distinguere tra i più bravi o i più preparati in un approccio e allievi che lo sono nell’altro approccio. Non per creare allievi di serie A e serie B, ma per avere una concezione diversa di alcune materie: un po’ di tronco comune, un po’ di corsi a scelta e un po’ di approcci differenziati». In modo che, continua Speziali, «le aziende non sceglieranno semplicemente più tra bravi o meno bravi ma saranno incuriosite a convocare quelli con un maggior numero di competenze pratiche». Insomma, è questo che intende il presidente del Plr per «cambio di paradigma». E specifica: «Non è un salto indietro, ma un salto un po’ avanti e un po’ di lato. Perché ci siamo accorti che il Decs guardava solo alle differenze socioeconomiche che si manifestano in terza media. Evidentemente c’è un discorso sociale e di integrazione che va preservato, però noi con questa riforma non vogliamo solo guardare all’equità in terza media, ma dare anche un aiuto in più a chi esce dalla quarta». Non è semplice da spiegare. E Speziali lo riconosce. «Però questo è veramente un modo per andare incontro anche a tutti quelli che si occupano dei ragazzi dopo le Medie e che chiedono delle competenze più nuove, fresche, orientate alla formazione professionale, all’apprendistato, a un mondo che è cambiato». E con la coesione come la mettiamo? «La scuola ticinese è una fabbrica di coesione ed è nella nostra tradizione liberale radicale continuare su questo solco, ci mancherebbe. Oggi però è altrettanto importante prepararsi al mondo del lavoro per avere un posto nella società. Il nostro non è assolutamente classismo, ma un modo per preparare meglio i ragazzi al post obbligatorio».

‘Ripensare e rimodulare l’accesso al post obbligo’

Già, il post obbligo. Sono già previsti criteri di scelta per il medio superiore? «Oggi i ragazzi hanno l’ansia per i livelli A e B perché hanno il timore di cosa succederà dopo le Medie – afferma Speziali –. Il nostro scopo non è cambiare in terza media, togliere i livelli e chissà cosa accadrà in quarta o dopo. Uno degli aspetti principali dei livelli è cosa succede dopo i livelli, per noi è essenziale andare nella carne del problema e trovare un orientamento diverso in diverse discipline così da ripensare e rimodulare l’accesso al post scuola media. Che sia tutto coerente, rivisto, senza che i ragazzi abbiano l’ansia di dover raggiungere chissà quali obiettivi. I livelli sono l’anticamera di un problema, che vogliamo risolvere».

Obiettivo settembre 2023

E questi sono i contenuti. La creta da plasmare, si diceva. Perché il Plr è il primo a sapere che servirà costruire un ampio consenso, «in primis nel mondo della scuola». Ma con le tempistiche? La volontà liberale radicale è quella di inaugurare questo nuovo concetto con la prima campanella che suonerà a settembre 2023. Un anno elettorale, con il Decs che (probabilmente…) cambierà il suo direttore. Non è un eccesso di ottimismo, considerando campagne elettorali e nuovi insediamenti di Esecutivo e Legislativo? «Sappiamo che affrettando i tempi con l’obiettivo a settembre 2022 il Decs ha creato un sacco di scetticismo. Affrettare non è la strada, quindi ci siamo detti di prenderci più tempo», premette Speziali. D’altro canto, «se cerchiamo veramente di portare avanti insieme un modello e lo facciamo da subito, con più di un anno a separarci dalle elezioni, e se ci lavora soprattutto il mondo della scuola che è al riparo da interessi elettorali, la nostra tempistica è possibile. Con tutti i partiti che fanno uno sforzo a difendere un modello che trova una maggioranza presso gli attori della scuola per me anche un eventuale nuova direzione del Decs può raccogliere il testimone e portare avanti il progetto». Senza appello: «Possiamo e dobbiamo farlo, con l’impegno di tutti, questa riforma deve essere condivisa. Saremmo incoerenti a defilarci in campagna elettorale, noi ci siamo mossi con la voglia di riformare la scuola: se facessimo saltare il banco faremmo solo una pessima figura».

La condivisione sarà necessaria. Più che necessaria, anzi. Il Plr ne è cosciente? «Assolutamente sì ed è il nostro intento far valere lo spirito della condivisione che porti a una riforma. Non cerchiamo un posto al sole, perché sarebbe il primo ostacolo verso dei risultati. L’invito è quello di lavorare duramente in questi mesi per trovare un gruppo di lavoro, un coordinamento soprattutto con tutto il mondo dell’insegnamento per arrivare blindati a creare, con la politica, un modello che veramente piaccia». Il Plr, dice ancora Speziali, «mette a disposizione tempo, buona voglia, conoscenze ed esperienze. Non vogliamo né imporre né un modello, né un metodo. Con direttori e insegnanti condivideremo anche il metodo per arrivare alla riforma, non solo i contenuti: non vogliamo essere gli ufficiali, ma aiutare senza cercare medaglie o menzioni. Per noi è fondamentale partecipare a questa riforma essenziale, coinvolgendo anche il Decs nella progettazione dei contenuti».

Manuele Bertoli: ‘Attendo che chi avanza idee lo faccia nelle dovute forme’

«Per il momento non è chiaro se il Plr voglia costruire un nuovo modello a partire dall’abolizione della separazione strutturale degli allievi per presunte capacità. Questo punto va chiarito da subito, per evitare equivoci – afferma, da noi interpellato, il direttore del Decs Manuele Bertoli –. Comunque, nella misura in cui arriveranno delle proposte concrete, il Decs si farà parte attiva nel convocare un tavolo di lavoro rappresentativo, ma per il momento attendo che chi intende avanzare idee lo faccia nelle dovute forme».

Aggiunge il consigliere di Stato: «Istituzionalmente mi sembra problematico voler coinvolgere in un lavoro di partito dei quadri della scuola (direttori, esperti), che per loro ruolo rispondono all’istituzione, non ai partiti a cui sono vicini. Non credo che il mio collega Vitta farebbe salti di gioia se il Ps costruisse una riforma fiscale appoggiandosi apertamente ai quadri della Divisione delle contribuzioni».

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