Ticino
L’Udc contro il Decs: ‘Non accetta ancora la sconfitta al voto’
I democentristi chiedono conto dell’annunciata sperimentazione del superamento dei livelli A e B e che Governo e Parlamento approvino le sperimentazioni
Gli esponenti Udc alla consegna delle firme contro “La Scuola che verrà” nel 2018
(Ti-Press)
14 gennaio 2022
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“Il DECS perde il pelo ma non il vizio. Persiste con la Scuola che verrà”. Così titola, sarcastica, l’Udc Ticino in una nota stampa odierna in cui, in risposta all’annuncio del Decs della volontà di avviare una sperimentazione per il superamento del sistema dei “livelli” A e B nelle scuole medie, annuncia la presentazione di un’interpellanza e un’iniziativa elaborata. “Come purtroppo temevamo, e sospettavamo, il Governo attraverso la mano del DECS non rispetta la volontà popolare” è il duro commento dei democentristi, in riferimento alla richiesta di un aumento di 390’000 franchi nel preventivo 2022 per l’attuazione della sperimentazione di una parte del progetto, cassato alle urne, della “Scuola che verrà”. “Vedremo in sede di discussione del Preventivo 2022 in Gran Consiglio come andrà a finire” commenta l’Udc.

“Ci sorprende leggere", prosegue il comunicato, "che l’On. Bertoli non abbia ancora accettato la sconfitta popolare. Torna alla carica con la sperimentazione dell’abolizione dei livelli A e B nelle scuole medie prima di aver rielaborato, discusso e confrontato i risultati della consultazione promossa dal DECS e conclusasi lo scorso 23 dicembre”, sottolinea il partito democentrista, ricordando il No al referendum da esso stesso lanciato e al quale il 56,7% dei ticinesi votò No il 23 settembre del 2018.

“Grave essere rimasti a prima del voto”

Se da una parte l’Udc dichiara di voler soprassedere “sul fatto che, come di sua abitudine, i pareri contrari e qualificati del mondo scolastico verso la rotta del DECS non sono né valutati né considerati prima di intraprendere la sperimentazione”, dall’altra considera “grave che, a distanza di oltre tre anni, DECS e Governo siano ancora rimasti a prima del voto. Anzi peggio, come se la volontà popolare, e i numerosi interventi anche degli altri partiti post voto, non avessero espresso lo stop di quel progetto”.

“Oltre a vari tentativi burocratici del Dipartimento di far rientrare dalla finestra ciò che il Popolo ha buttato fuori dalla porta”, sottolinea l’Udc, ora espressamente si chiedono soldi al Gran Consiglio nell’ambito del Preventivo 2022. In aggiunta a ciò, si viene ad apprendere che con o senza questi soldi il DECS ha già organizzato e lancerà la sperimentazione per abolire i livelli, comunque”. Per il partito democentrista, è tempo e ora che “la politica (Governo, Parlamento e Commissione scolastica) tornino a essere i registi della riforma scolastica e che il potere del DECS di fare e disfare, e di non rispettare la volontà popolare sia finalmente arginato”.

Ragione per cui il partito presenta un’interpellanza per chiedere spiegazioni sul procedere del DECS e del Governo, e parimenti una Iniziativa elaborata parlamentare che, modificando l’articolo 13 della Legge scolastica, mira a restringere il campo di manovra autonoma del Dipartimento e ampliare quello dell’intervento e di controllo politico nelle modifiche che riguardano la scuola dell’obbligo.

“La scuola dell’obbligo, lo ricordiamo, è pubblica, cioè di tutti e non solo del DECS e di chi lo dirige. L’UDC, ma speriamo anche gli altri partiti, nel rispetto della volontà popolare si attiverà per impedire la maggior spesa di Preventivo 2022 per attuare una misura della fu “Scuola che verrà”, e continuerà a fare la guardia ai tentativi di attuare riforme che hanno già mostrato altrove gli insuccessi” conclude la nota stampa.

L’interpellanza e l’iniziativa parlamentare elaborata

Nell’interpellanza, con primo firmatario Edo Pellegrini e cofirmatari Lara Filippini, Tiziano Galeazzi, Sergio Morisoli, Paolo Pamini, Daniele Pinoja, Roberta Soldati, l’Udc evidenzia come, a prescindere dal 64% di favorevoli al superamento dei livelli fra i consultanti, “componenti molto importanti della Scuola non sono per niente favorevoli a quanto proposto dal DECS”, come ad esempio gli esperti di matematica e la Consulta dei presidenti dei plenum della Scuola Media. In base a ciò, gli interpellanti chiedono, fra l’altro, con quale credito si farebbe fronte ai costi della suddivisione a metà classe nei laboratori, in previsione dello stralcio dal preventivo 2022 del credito per l’attuazione generalizzata del modello, e perché “si vuole iniziare la sperimentazione senza nemmeno attendere che l’introduzione dei laboratori in prima e seconda media possa essere analizzata sulla base di un’esperienza di almeno un quadriennio”. Altre domande riguardano la limitazione della sperimentazione solo al modello proposto dal Decs, e non alle proposte alternative presentate dall’Udc in diversi atti parlamentari e soprattutto a quella degli esperti di matematica.

In generale, l’Udc interroga il Governo sulla sensatezza del proseguire con la linea del Decs bocciata dal voto popolare, e se non occorra “almeno l’accordo a larga maggioranza delle componenti della Scuola (esperti, collegi docenti ecc.)”. E nel caso in cui il Governo volesse comunque dar seguito alla proposta del Decs, l’Udc si chiede se “verranno considerate, per la sperimentazione, anche quelle Scuole Medie in cui i collegi docenti hanno sollevato perplessità o contrarietà”.

L’iniziativa parlamentare elaborata, propone la modifica della Legge scolastica cantonale, segnatamente dell’articolo 13, “al fine di restringere il campo di manovra dipartimentale e di allargare obbligatoriamente il giudizio politico su future operazioni analoghe che riguardano la scuola dell’obbligo”. In sostanza, si propone che i processi di sperimentazione, dei quali andrà indicata la data di inizio e di fine, oltre agli obiettivi e ai criteri finali di valutazione, possano essere proposti sia dal Dipartimento sia dagli organi scolastici cantonali sia dagli organi di conduzione degli istituti sia da gruppi di docenti e che, al riguardo, ogni proposta che riguarda la scuola dell’obbligo debba essere approvata dal Consiglio di Stato o, nel caso comportasse un aumento di spesa, dal Gran Consiglio.

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