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10.01.2022 - 18:38
Aggiornamento : 19:27

Mascherine alle Elementari: poche defezioni

L‘obbligo non ha causato molte assenze tra i figli dei no mask, nonostante le proteste dei giorni scorsi

Nessuna defezione di massa, al massimo qualche assenza qua e là. L’introduzione dell’obbligo di indossare la mascherina a partire dalla prima elementare non ha scoraggiato il rientro in aula, nonostante le proteste della vigilia da parte dei genitori ‘no mask’, né si sono verificati particolari battibecchi coi docenti. «Non abbiamo ancora i dati consolidati, ma possiamo già dire con sicurezza che non c’è stato alcun assenteismo massiccio», spiega il direttore della Divisione della scuola Emanuele Berger: «Certo, in generale in questo periodo si registra qualche assenza in più, ma è una tendenza normale in periodo influenzale», considerando anche un’incidenza del Covid e delle quarantene «sostanzialmente in linea con quanto vediamo nel resto della popolazione».

Poche, insomma, le famiglie che hanno tenuto a casa i figli per via della mascherina. E sì che non erano mancate le critiche e le esortazioni alla ‘disubbidienza’, con cinquecento manifestanti scesi in piazza sabato a Bellinzona e quasi cinquemila firme in calce a una petizione indirizzata al Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (Decs). «Non ci sono stati segnalati neppure episodi di conflitto tra alunni e insegnanti. Anzi,» prosegue Berger, «anche i più piccoli mostrano di aver compreso appieno l’importanza delle misure di protezione e si sentono responsabilizzati. In questo senso, è importante che non debbano vivere dissonanze tra quanto prescritto a scuola e le indicazioni della famiglia, anche perché, come ha ricordato spesso il medico cantonale Giorgio Merlani, le mascherine costituiscono un presidio efficace e non vi è alcuna prova del fatto che possano essere nocive».

Con chi non rispetta l’obbligo scolastico il Decs – dopo avere già ribadito l’inapplicabilità legale di eccezioni quali l’insegnamento in famiglia – punta sul dialogo prima che sulle sanzioni: «Abbiamo già visto in casi analoghi alle scuole medie che nella stragrande maggioranza dei casi basta parlarsi», ricorda Berger, «così da far comprendere alla famiglia l’importanza delle regole di protezione, ma anche quanto il disagio sia secondario se confrontato alla possibilità di continuare la scuola in presenza, in un contesto di socializzazione fondamentale soprattutto per i bambini».

Se il Decs preferisce toni ecumenici, va però ricordato che la Legge della scuola parla chiaro: “Tutte le persone residenti nel Cantone dai quattro ai quindici anni di età sono tenute all’obbligo scolastico, ovvero alla frequenza obbligatoria della scuola”, si legge all’articolo 6, mentre “i genitori devono garantire la regolare frequenza della scuola” (articolo 53). Spetta ai Municipi intervenire per sanzionare gli inadempimenti con richiami, ammonimenti e sanzioni: “Essi possono infliggere multe fino a franchi 1’000”, recita l’articolo 54, e “nel caso di persistenza del rifiuto, la situazione è segnalata alle autorità di protezione”.

Intanto, però, anche in Ticino i contrari all’obbligo di mascherina pensano a un ricorso al tribunale amministrativo, sulla falsariga di quanto già avvenuto a Zurigo e Argovia: a tal proposito, sui social e nelle chat no vax si sta sondando la disponibilità a un’eventuale colletta. Intanto i docenti hanno ben altri grattacapi, visto che devono far fronte alle assenze dei colleghi positivi o in quarantena; ma al momento tutte le lezioni sono garantite, grazie al coordinamento degli istituti e al ricorso ai supplenti.

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