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Aggiornamento: 26.03.2022 - 15:51

Casi Covid, la maggior parte sono Omicron

Il medico cantonale spiega le disposizioni emanate oggi. ‘I positivi devono informare in fretta i contatti stretti’

Dopo le normative annunciate oggi, il medico cantonale Giorgio Merlani spiega le disposizioni e mostra la crescita della variante Omicron.

Qual è la percentuale di variante Omicron nei casi attuali?

Il dato provvisorio indica che ieri la presenza era dell’85%. Abbiamo un accordo con vari laboratori e riceviamo i risultati di un’analisi speciale che indica se un campione ha la forte probabilità di essere della variante Omicron. Secondo questi valori la mutazione ha fatto un grande salto, il 12 dicembre infatti si parlava di 5%, il 16 del 30% e il 20 del 48%.

Dunque in Ticino più della metà dei nuovi casi positivi registrati sono Omicron, poiché abbiamo visto con che velocità è entrata sul territorio e si è sostituita a Delta. Dobbiamo dunque agire partendo d’ora in poi dal presupposto che i contagi ulteriori siano della variante apparsa recentemente.

Omicron ‘sfugge’ alle due dosi?

Vediamo persone che malgrado abbiano questo tipo di protezione diventano positive. Una buona parte di loro non ha sintomi o essi sono estremamente blandi. Non si sa se fanno un decorso blando grazie al vaccino o se è la variante stessa che è più ‘leggera’. Quello che notiamo, comunque, è che chi ha ricevuto il ‘booster’ è un po’ più protetto nel caso in cui entri in contatto con un positivo. Da qui l’esenzione dalla quarantena.

Quanto dura la quest’ultima?

È di 10 giorni, ma è possibile accorciarla con un tampone negativo al settimo.

Il booster è importante a tutte le età?

Sì, lo è maggiormente per chi ha rischi più elevati di avere decorsi gravi della malattia. Quindi persone con problemi di salute e che hanno una certa età.

Perché i positivi devono informare loro i contatti stretti?

Avendo oramai 600 casi al giorno non è più possibile tracciarli come quando erano 200. Rischieremmo di avere dei ritardi che poi porterebbero a mettere in quarantena qualcuno all’ottavo giorno dall’esposizione.

Abbiamo dunque deciso di concentrarci sulla rapidità invitando i positivi a informare i loro contatti stretti di mettersi in quarantena. I primi ricevono le istruzioni da seguire e la conferma di isolamento. Con esse gli viene inviato un messaggio o una mail da inoltrare ai secondi dove vi sono le informazioni per la quarantena. Ci sono inoltre le indicazione per richiedere la notifica formale da dare al datore di lavoro o per ottenere le varie indennità.

Non si rischia di creare un po’ di confusione su cosa sia il contatto stretto?

La definizione resta sempre la stessa, più di 15 minuti di contatto senza protezione a meno di un metro e mezzo, ma la priorità va data all’informare le persone con cui si vive o con cui si hanno avuto rapporti veramente ravvicinati. Abbiamo visto che un positivo che va allo stadio di hockey ad Ambrì può infettarne a centinaia, ma non possiamo mettere in quarantena tutta la curva ogni volta.

Non c’è il rischio che le persone non rispettino l’indicazione di informare i contatti stretti o che questi ultimi non rispettino la quarantena?

Notiamo che i positivi tendono sempre meno a dare il nome delle persone con cui sono entrati in contatto stretto, magari per non infastidirle. Quindi spesso non abbiamo neanche noi l’informazione. Rischieremmo di sbagliare ancora di più ostinandoci in modo estremamente ossessivo a controllare le persone in quarantena, quando in realtà noi sappiamo solo un decimo di quello che sono stati in realtà in contatti. Quindi è molto meglio richiamare la responsabilità individuale. Nei momenti di difficoltà però abbiamo visto che la gente si rende conto della situazione e collabora.

Alcuni possono chiedersi come mai ci sono queste nuove misure quando le ospedalizzazioni invece scendono.

È un dubbio lecito, ma attenzione: le ospedalizzazioni degli ultimi giorni sono l’espressione dei positivi di 10 giorni fa, che erano circa 200. Oggi erano più di 600 e non sappiamo quanti di questi finiranno poi in ospedale. Quelle che sono ricoverate ora hanno quasi tutte la variante Delta, con la Omicron dobbiamo vedere quello che succede. Abbiamo voluto anticipare le cose mettendo a punto i cambiamenti comunicati oggi. Per ospedali e case anziani non partiamo subito perché abbiamo dovuto dare qualche giorno per permettere agli istituti di organizzarsi.

Quale percentuale di positivi è di bambini?

Il dato preciso di questa settimana non lo posso ancora dare. Ma vedendo le liste dei positivi si nota che siamo ancora concentrati su giovani e giovanissimi. Abbiamo grandi numeri di segnalazioni dalle scuole.

Le ospedalizzazioni dei bambini non preoccupano

Da noi contattato, l’Ente ospedaliero cantonale (Eoc) afferma che attualmente fra i pazienti pediatrici ricoverati solo uno è positivo al coronavirus, ma non ha sintomi legati al Covid e la sua ospedalizzazione è dovuta ad altre cause.

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