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21.12.2021 - 15:39
Aggiornamento: 18:15

2G/2G+, le scuole d’arti sceniche chiedono protocolli duraturi

Il Comitato Sat (scuole delle arti sceniche ticinesi) prende posizione sulle ultime misure che impediscono a molti ragazzi di seguire i corsi

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Ti-Press

Il Comitato Sat (scuole delle arti sceniche ticinesi), in una presa di posizione circa le nuove misure per contrastare la pandemia che prevedono il passaggio al sistema 2G o 2G+, lamenta il fatto che l’adozione di tali regole abbia comportato l’interruzione della formazione artistica per tutti gli allievi al di sopra dei 16 anni non vaccinati o guariti, ai quali non è più sufficiente presentare un test rapido con esito negativo. A ciò, secondo il comitato Sat, si aggiunge il fatto che gli allievi vaccinati o guariti, per i corsi nei quali non sia possibile utilizzare la mascherina (corsi di canto, cori, musical) e che dunque sono assoggettati al “g+”, debbano presentare anche un test rapido negativo.

Il Comitato Sat, “pur capendo che la situazione non sia facile ed essendo conscio che delle soluzioni vadano trovate, deplora il fatto che siano sempre le stesse categorie a dover subire le maggiori conseguenze di queste decisioni”; decisioni in base alle quali alcune scuole hanno già dovuto sospendere le proprie attività e che, nonostante qualche aiuto cantonale ricevuto, comportano per un numero sempre maggiore di esse, soprattutto le più piccole, il rischio di dover chiudere definitivamente la propria attività.
“Ricordiamo che sono decine di migliaia gli allievi di tutte le età che seguono un percorso formativo artistico in Ticino (teatro, danza, musica e canto, musical) e centinaia sono gli insegnanti assunti regolarmente dalle scuole del cantone”, sottolinea il comunicato.

“È stato davvero molto difficile per noi direttori comunicare, soprattutto ad allievi minorenni ancora non vaccinati, che da lunedì non avremmo più potuto farli entrare in classe per seguire le loro lezioni, obbligandoli così ad interrompere la loro formazione”, affermano i firmatari della nota stampa, secondo i quali, non essendo il vaccino obbligatorio, “presentare un tampone negativo fatto nelle ultime 24h prima della lezione era più che sufficiente per garantire loro il prosieguo del loro percorso didattico e garantire una buona sicurezza a livello di piano di protezione sanitario delle scuole”.

“Troviamo inoltre pericoloso”, prosegue la nota stampa, “dover discriminare questi ragazzi che ad oggi non hanno voluto o potuto vaccinarsi privandoli oltre che della formazione anche dell’importanza aggregativa e sociale che rappresenta per loro la frequentazione di una scuola d’arte”.

Stesso discorso, sottolinea il Comitato Sat, anche per gli insegnanti non vaccinati, per i quali presentare l’esito di un tampone negativo non sarebbe più sufficiente per garantire loro la certezza di poter insegnare. “Allo stato attuale delle cose, pare che con l’attuale Ordinanza, lavoratrici e lavoratori con statuto da indipendenti (cioè che non abbiano un rapporto di lavoro dipendente con la scuola) debbano sottostare alle regole del cosiddetto 2G senza eccezioni e che pertanto coloro che non sono vaccinati non possano esercitare l’insegnamento” rileva il comitato aggiungendo di essere in contatto con le associazioni nazionali di categoria e con l’UFSP per chiarire questo aspetto “che se confermato potrebbe risultare discriminatorio”.

“Qualora venisse confermato che gli insegnanti non in possesso del certificato 2G non possano insegnare, sarebbe il primo caso in Svizzera dove una categoria deve obbligatoriamente vaccinarsi per lavorare. Ci chiediamo se ciò sia legalmente possibile” è l’interrogativo del Comitato Sat.

“Come accaduto da marzo 2020 siamo e saremo sempre pronti a far la nostra parte per tutelare la comunità, ma sarebbe per noi davvero di vitale importanza che le autorità federali e cantonali (in tal senso il Comitato Sat è pronto a sedersi con il DECS attorno ad un tavolo per cercare proposte e soluzioni) mettessero a punto dei protocolli duraturi che possano tutelare il prosieguo della nostra attività didattico-formativa anche perché, se cosi non fosse, rischieremmo di avere una generazione di giovani che non avranno potuto fare arte (e/o sport) e un cantone con molte meno scuole artistiche” conclude il comunicato.

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