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14.12.2021 - 19:16
Aggiornamento: 22:32

‘Stato e privati in un pool per lottare contro la mafia’

Mozione del gruppo Plr in Gran Consiglio. Quadranti: ‘Il coinvolgimento dell’intera società è fondamentale, ecco il nostro piano’

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Ti-Press
Proposte dalla politica

Un piano strategico contro la mafia. Contro le infiltrazioni della criminalità organizzata in Ticino. A proporlo è il gruppo del Partito liberale radicale in Gran Consiglio, con una mozione di Matteo Quadranti. Secondo il quale il piano dovrebbe coinvolgere più attori, pubblici e privati. E questo attraverso l’istituzione di un “pool”, o “gruppo di coordinamento”, chiamato a suggerire “misure” per contrastare il fenomeno mafioso “a livello cantonale”. Un pool ticinese antimafia in cui siano rappresentati organi statali, sia cantonali che federali (magistratura e uffici amministrativi), associazioni economiche e organizzazioni sindacali. Ovvero: il Dipartimento istituzioni - quindi anche la Polizia cantonale e gli uffici permessi, esecuzione e fallimenti, del registro di commercio e del registro fondiario -, le Polizie comunali, la Polizia federale, il Ministero pubblico cantonale, quello della Confederazione (Mpc), l’Ufficio federale di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro (Mros), l’Istituto delle assicurazioni sociali (Ias-Dipartimento sanità e socialità) e l’Osservatòrio sulla criminalità organizzata dell’Università della Svizzera italiana. Ma l’elenco stilato da Quadranti include pure “Ufficio disoccupazione, Divisione contribuzioni, Ufficio di sanità, Centro studi bancari, associazioni economiche e sindacati”.

I compiti

Nel gruppo di coordinamento, un rappresentante di ogni ente citato. Ad eccezione del Ministero pubblico ticinese, che nel pool, stando all’atto parlamentare, dovrebbe avere “due” suoi rappresentanti: un procuratore per ciò che attiene al perseguimento dei reati finanziari e uno per quel che riguarda il perseguimento dei cosiddetti reati di polizia (tutti gli illeciti che non sono di natura finanziaria). Due pp “che fungano da persone di contatto con il Ministero pubblico della Confederazione”. Il pool, scrive ancora il deputato liberale radicale e avvocato, “potrebbe riunirsi una o due volte l’anno”. E “dovrebbe ricevere un mandato con un programma di lavoro” che potrebbe contemplare “la creazione o l’implementazione di una formazione specifica per magistrati e polizie partendo dall’esistente o chiedendo supporto all’Istituto svizzero di polizia”; la proposta “di misure di diritto penale e/o amministrativo cantonale, preventive e investigative”; l’elaborazione “e tenuta a giorno” di una statistica della criminalità organizzata in Ticino; la sensibilizzazione delle autorità comunali al fenomeno; “la verifica di possibili beni oggetto di confisca ex 70 e 71 del Codice penale” (gli articoli sulla confisca di valori patrimoniali); “lo sviluppo e l’aggiornamento regolare del diritto o delle prassi”; il coordinamento “con il Centro di cooperazione di polizia e doganale di Chiasso”; la partecipazione “agli incontri tra inquirenti svizzeri e italiani nell’ambito della Piattaforma transfrontaliera di Polizia giudiziaria”.

‘Ora bisogna dare concretezza’

Per i mozionanti è insomma giunto il momento “di dare concretezza”, a livello operativo, a “strategie e studi”. E ciò “senza trincerarsi dietro un riparto di competenze tra Confederazione e Cantone (in teoria, ma in pratica interconnesse), di cui le organizzazioni criminali non si curano e al più ne traggono beneficio”. Sempre allo scopo di rendere più incisiva la lotta alle infiltrazioni di stampo mafioso, l’atto parlamentare ritiene importante anche l’“immediata designazione di più poliziotti, con formazione ad hoc”. Oggi “risultano tre agenti soltanto”, annota Quadranti alludendo alle unità del Nucleo compiti speciali della Polizia cantonale, che nell’azione di contrasto alla criminalità organizzata collabora strettamente con fedpol, l’Ufficio federale di polizia. Il Nucleo compiti speciali ha partecipato anche alle recenti operazioni di polizia sfociate nell’arresto, pure in Ticino, di persone ritenute dagli inquirenti italiani legate o contigue alla ’ndrangheta. «Dipartimento istituzioni e Comando della Polizia cantonale devono destinare maggiori risorse, in primis umane, al lavoro di intelligence - ha dichiarato nelle scorse settimana alla ‘Regione’ Giorgio Galusero, granconsigliere del Plr e già commissario della Polcantonale, dopo i blitz, scattati in Italia e in Svizzera, volti a disarticolare la cosca Molè -. Al Nucleo compiti speciali va attribuito quindi un numero adeguato di agenti perché possano operare con efficacia sul terreno e in collaborazione con gli inquirenti degli altri Paesi».

Matteo Quadranti non ha dubbi: «Il contrasto alla mafia deve passare, anche da noi, dal coinvolgimento dell’intera società. Ed è fondamentale che tutte le sue componenti si muovano nella medesima direzione. È quanto sostanzialmente come Plr auspichiamo con la mozione. Aspettiamo ora di leggere il parere del Consiglio di Stato sulla nostra proposta di creare un pool o gruppo di coordinamento». Un pool che, per Quadranti, «dovrebbe anche, se necessario, proporre alle autorità politiche federali l’adozione di nuove norme contro la criminalità organizzata».

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