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07.12.2021 - 18:17
Aggiornamento: 08.12.2021 - 15:59

Disagio giovanile, il Sisa (ri)sollecita lo Stato

Alves: occorre contrastare con misure urgenti e concrete il malessere psichico nella popolazione studentesca. Campagna del sindacato nelle scuole

disagio-giovanile-il-sisa-ri-sollecita-lo-stato
Questionario e proposte (Ti-Press)

«Certo, bisogna fare di tutto per frenare i contagi, ma occorre che lo Stato, che le autorità scolastiche e mediche intervengano anche e al più presto per arginare il malessere psichico nella popolazione giovanile e studentesca, per arginare un disagio che la pandemia ha aggravato». Rudi Alves, coordinatore del Sisa riassume così il senso della campagna ‘Scuola e salute mentale: parlarne non basta!’, lanciata stamattina dal Sindacato indipendente degli studenti e apprendisti. Una campagna figlia della risoluzione ‘Pandemia e malessere psichico e sociale: occorre agire e subito!’, approvata in marzo dall’assemblea del Sisa. Che intende anzitutto capire quanto sia diffuso questo malessere. Il sindacato, indica Filippo Beroggi, sarà così presente nelle scuole (medio superiori e università) per illustrare contenuti e obiettivi della campagna e per distribuire un questionario, che verrà diffuso anche attraverso social media, volantini e manifesti. Questionario che, spiega il sindacato in una nota, è diviso in tre parti: la prima è incentrata sulla misurazione dello stato di salute mentale degli studenti, mentre le altre due sono finalizzate alla comprensione “dell’origine del malessere” e all’individuazione "delle misure che vengono ritenute necessarie per evitare che la scuola sia generatrice di problemi psicologici”.

Il questionario, afferma Shair Cruz-Bahamonde, «sarà il nostro principale strumento, da qui a metà del prossimo mese di febbraio, per raccogliere i dati e per ricevere anche, dagli stessi giovani, proposte di intervento in ambito didattico». Dati e suggerimenti che saranno poi al centro di un’assemblea che il Sisa «aprirà a tutti gli studenti interessati». E dalla quale dovrebbero scaturire delle concrete proposte di intervento «urgente» all’indirizzo del Dipartimento educazione cultura e sport e, aggiunge Alves, dell’Ufficio del medico cantonale.

La campagna si prefigge così di “tematizzare una questione che purtroppo rimane ancora fin troppo inascoltata: i giovani soffrono e sono depressi!“, sottolinea il Sindacato indipendente degli studenti e apprendisti: “Che i giovani stiano male è purtroppo una triste verità, confermata da diverse associazioni di categoria e studi accademici“. E "nonostante la situazione sia piuttosto drastica, le autorità tardano a rispondere a un problema serio!". Il Sisa richiama lo ‘Swiss Corona Stress Study’, che "metteva in evidenza già a novembre come circa un terzo della popolazione giovanile presentasse sintomi depressivi gravi”. Tuttavia la risposta da parte delle istituzioni "resta ancora insufficiente”. Per il sindacato "la pandemia ha avuto sicuramente un ruolo da catalizzatore di un malessere che purtroppo ha origine in una situazione di accresciuta precarietà sociale e di conseguenza psicologica. Il progressivo smantellamento dei compiti sociali e di regolazione economica dello Stato, a seguito di decenni di politiche neoliberali, scaricano in maniera irresponsabile i rischi sociali sulle spalle di famiglie e individui”. In questo modo, rileva il Sisa, "in maniera diretta e indiretta le famiglie e il corpo studentesco si trovano fragilizzati e più soggetti a disturbi depressivi”.

Il questionario che il Sisa distribuirà è già stato testato alla Scuola cantonale di commercio, ricorda Monica Müller. Al sondaggio ha partecipato un centinaio di studenti. I risultati parziali, commenta il Sisa, “sono preoccupanti: un terzo degli studenti presenta sintomi depressivi gravi e molto gravi, mentre un restante terzo presenta sintomi moderati". Insomma "uno studente su tre necessita di un intervento psichiatrico urgente, mentre il restante 33 per cento dovrebbe essere seguito da uno psicoterapista”.

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