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01.12.2021 - 13:25
Aggiornamento: 19:30

Misure anti-Covid, dal Consiglio di Stato un sì e qualche però

Ok all’obbligo di mascherine al chiuso nei luoghi pubblici e al lavoro, no al telelavoro per i non vaccinati e ai test a scuola. Verso più checkpoint

È una posizione di «accoglienza con qualche punto di divergenza» quella che il governo cantonale riserva alle misure anti-Covid messe ieri in consultazione dal Consiglio federale. A preannunciarlo in mattinata, dopo un confronto con la cellula sanitaria cantonale, è stato il presidente del Consiglio di Stato: Manuele Bertoli ha espresso supporto per l’estensione dell’obbligo di certificato a tutte le manifestazioni pubblicamente accessibili al coperto. Con una piccola eccezione: si chiede di rendere raccomandato invece che obbligatorio il certificato per le riunioni private con più di 10 persone, dato che «il controllo da parte delle forze dell’ordine sarebbe impossibile».

Quanto ai luoghi di lavoro si indica una preferenza per la prima delle tre varianti proposte, quella che imporrebbe l‘obbligo di mascherina e si limiterebbe a raccomandare il telelavoro. Bocciata invece l’idea di obbligare al telelavoro chi non è né vaccinato né guarito, come pure quella di introdurre addirittura un obbligo generale di telelavoro. Quanto alla riduzione della durata di validità dei test Pcr da 72 a 48 ore «il nostro è un ‘no, ma...’», spiega Bertoli, che a nome del governo comunica un preavviso favorevole solo nel caso in cui i test fossero messi a disposizione gratuitamente.

Potenziare il numero di checkpoint

Su questo punto il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa ha anticipato che insieme all’Ordine dei medici si valuterà un potenziamento dei checkpoint dove eseguire i test, anche nel fine settimana visto il picco di richieste già riscontrato negli ultimi giorni. Attualmente infatti sono solo due i checkpoint presenti sul territorio cantonale. Si trovano a Massagno in via San Gottardo 50 (ex sede del Giornale del Popolo) e a Bellinzona in via Brunari 2a (Officina veicoli dell’Esercito, di fronte al centro sportivo). Checkpoint peraltro attivi dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12 e in alternanza durante i weekend (stessi orari). Questo mentre durante la seconda e terza ondata ne erano stati attivati quattro/cinque, accessibili mattino e pomeriggio e sei giorni alla settimana. Interpellato dalla ‘Regione’ dopo il nostro l’articolo odierno che evidenziava lo sforzo profuso dall’Ospedale San Giovanni di Bellinzona, dov’è stata approntata una soluzione logistica perfettibile soprattutto per meglio gestire l’importante afflusso nei fine settimana, il portavoce dell’Ente ospedaliero cantonale Matteo Tessarollo spiega che l’Eoc ha nel frattempo contattato l’Ufficio del medico cantonale. Obiettivo, valutare nel brevissimo termine l’adeguatezza dell’offerta di checkpoint in Ticino nell’ottica di potenziarla. Così facendo, sottolinea, verrebbe migliorata la gestione delle persone con sintomi che richiedono un tampone ed evitate situazioni non ideali negli ospedali preposti a offrire cure elettive.

Nelle scuole

Bertoli sottolinea invece l’obiezione del governo – in linea con quanto indicato dalla Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione – ai test ripetuti nelle scuole dell’obbligo e del livello secondario II, che secondo il direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport richiederebbe «un grande impegno con risultati estremamente modesti». Peraltro sarebbe «molto verosimile che le capacità di test vadano facilmente in crisi». Insomma, «il santo non vale la candela». Proprio dal Consiglio di Stato viene invece una proposta aggiuntiva, quella di estendere già da lunedì l’obbligo di indossare le mascherine a scuola anche alla quarta e quinta elementare. La disponibilità per la fornitura gratuita cantonale fino a Natale è confermata, ma occorre prima trovare un accordo con i Comuni. Si sollecita anche l’uso delle mascherine all’esterno in presenza di assembramenti. Infine si chiede al Consiglio federale di valutare l’eventuale riduzione della durata dei certificati, «non subito, ma cominciando comunque a entrare in materia». L’esecutivo chiede a Berna di soppesare anche le eventuali ricadute economiche delle nuove restrizioni, ponderando possibili indennizzi ai settori colpiti.

In testa il Bellinzonese e Valli

Sul quadro epidemiologico si è poi pronunciato De Rosa, che ha confermato una situazione relativamente più rosea rispetto ad altri cantoni dal punto di vista della diffusione del virus e delle ospedalizzazioni, ma ha comunque messo in guardia circa l’impennata di contagi: «Abbiamo già visto come la situazione possa evolvere molto rapidamente». Stando a nostre informazioni, i numeri più elevati sono attualmente registrati nel Bellinzonese e Valli.

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