ULTIME NOTIZIE Cantone
Mendrisiotto
7 ore

Tra l’Alabama e il Ticino

L’economista della Supsi Spartaco Greppi commenta la strategia economica prospettata da Ticino Manufacturing dopo l’adesione al salario minimo
Ticino
7 ore

Ancora alcuni posti liberi per la giornata sul servizio pubblico

Giovani a confronto. La manifestazione si svolgerà a Bellinzona l’8 ottobre
Ticino
8 ore

Jaquinta Defilippi e Quattropani dichiarano fedeltà alle leggi

Dopo la loro elezione a magistrati da parte del Gran Consiglio. Lei procuratrice pubblica, lui pretore di Leventina
Luganese
8 ore

‘Per il Decs è permesso fare propaganda politica nelle scuole?’

In un’interrogazione Robbiani e Guscio (Lega) contestano una lettera recapitata alle famiglie nella quale si invita a manifestare al taglio alle pensioni
Luganese
8 ore

Castagnola, credito di 3,5 milioni per via Cortivo

Il progetto intende sostituire le canalizzazioni comunali come pure realizzare un posteggio per cicli e motocicli
Ticino
9 ore

Un ottobre da... radar

Tutti i punti osservati speciali dalla Polizia cantonale della settimana fra il 3 e il 9 ottobre: occhio alla velocità
Bellinzonese
9 ore

Camorino, servono 2,5 milioni in più per il Centro polivalente

Il Consiglio di Stato chiede un credito suppletorio ai già stanziati 11 milioni: ‘Necessario aumentare le superfici degli alloggi’ per richiedenti l’asilo
Luganese
9 ore

Lugano, disavanzo di 5,3 milioni nel Preventivo 2023

Dato positivo, ma da relativizzare, spiega Foletti, considerando il nuovo sistema di calcolo. Moltiplicatore d’imposta: si propone di lasciarlo al 77%
Luganese
9 ore

A Lugano e Mendrisio la Biennale svizzera del territorio

Si terrà dal 6 all’8 ottobre. Il pubblico verrà confrontato con il tema ‘(non)finito’, legato alla continua necessità di materie prime
Luganese
10 ore

Radioastronomia, all’Usi la conferenza ‘Swiss Ska Days’

L’incontro avrà luogo il 3 e il 4 ottobre. Lo Ska è un progetto internazionale che ha l’obiettivo di costruire il più grande radiotelescopio al mondo
Ticino
10 ore

‘Serve una lista forte’, Mirante critica la direzione Ps

Per l’esponente socialista la proposta di lista che la direzione presenterà al Congresso del 13 novembre si basa su un ragionamento ‘fallace a azzardato’
Mendrisiotto
10 ore

Coldrerio, da ottobre i primi ospiti della Casa per anziani

Da inizio settembre i servizi all’interno del Quartiere intergenerazionale sono operativi
Locarnese
11 ore

Locarno, licenziato l’agente dei presunti atti d’esibizionismo

L’esecutivo cittadino ha comunicato in giornata la decisione presa. Il poliziotto, dal canto tuo, ricorrerà al Consiglio di Stato
Bellinzonese
11 ore

Camorino: ‘La Città si ricordi la nostra volontà politica’

Le esortazioni dell’ex sindaco Donadini, mense scolastiche, parchi giochi e una sede per le società: sono alcuni temi dell’incontro col Municipio turrito
Mendrisiotto
11 ore

Ritorno al salario minimo: ‘Doveva andare così’

Il fronte sindacale (Ocst e Unia) commenta il dietrofront di Ticino Manufacturing. Rischio delocalizzazione, ‘si paga pegno ma non alla legge’
Locarnese
11 ore

Da ‘Stranociada a Strarisotada’, sempre di successo si tratta

In attesa del ritorno alla normalità post pandemia, archiviata un’edizione 2022 dal taglio diverso ma pur sempre gettonatissima dalla popolazione
Luganese
11 ore

Lugano, a Palazzo civico visita del Municipio di Cortébert

Gli esponenti del Comune bernese sono stati ricevuti dal vicesindaco Roberto Badaracco e dai municipali Cristina Zanini Barzaghi e Filippo Lombardi
Bellinzonese
11 ore

Consultabili gli atti sul riassetto dei posteggi di Osogna

Giovedì 6 ottobre alle 20, nella sala polivalente delle scuole elementari, si terrà una serata informativa sul tema
Grigioni
11 ore

Roveredo, il Coro parrocchiale San Giulio in assemblea

Appuntamento per il 6 ottobre alle 20.15 nella chiesa di San Giulio
Grigioni
12 ore

L’‘Asociazion culturala Rorè San Vitor’ in assemblea

Appuntamento per sabato 15 ottobre alle 17 all’ex stazione di San Vittore
Bellinzonese
12 ore

Riviera, i fortini della linea Lona diventano un museo

Sabato 8 ottobre alle 9 rappresentanti del Municipio e del Consiglio comunale visiteranno il Bunker Grande e il Forte Chiesa
Luganese
12 ore

Lugano, cambio di luogo per il presidio di solidarietà

La manifestazione di sostegno alle donne iraniane si terrà domani alle 16.30 in piazza Indipendenza
Locarnese
12 ore

Locarno, misurazione glicemia e pressione

Organizza la Croce Rossa Svizzera nella sua sede di via Balestra. I controlli sono gratuiti
Mendrisiotto
13 ore

Il parco delle gole della Breggia compie 20 anni

I festeggiamenti avranno luogo questa domenica dalle 11 al mulino del Ghitello con l’inaugurazione di un percorso per ipovedenti e pranzo offerto
Luganese
13 ore

Torricella-Taverne incontra i diciottenni

L’appuntamento ha visto come protagonisti anche le ragazze e i ragazzi nati nel 2002 e nel 2003
Locarnese
13 ore

Polenta e castagne per un appuntamento d’autunno ad Arcegno

Domenica 2 ottobre l’Ente Manifestazioni Arcegnese propone dalle 12 il pranzo, mentre dalle 14 verranno distribuite le caldarroste. Lotteria e musica
Locarnese
13 ore

Lunedì l’assemblea dell’associazione Blu Spring

Dalle 18.30 a Muralto. L’organizzazione sostiene l’attività in Zambia del fisioterapista locarnese Marco Kerkhof, che aiuta bambini con disabilità
Luganese
13 ore

L’arte di Giuliano Togni in mostra al Bigorio

L’artista di Origlio si racconterà dal 15 ottobre al 6 novembre attraverso i suoi lavori e la sua storia
Locarnese
14 ore

LeggiAmo, Festa del libro e della lettura per bambini e ragazzi

È in programma domani dalle 10 alle 18 in piazza San Francesco a Locarno la prima edizione del nuovo evento dedicato alla promozione della lettura
Ticino
16 ore

Ticino Manufacturing lascia TiSin e si adegua al salario minimo

L’associazione annuncia di aver sciolto il contratto con il ‘sindacato’ e di aver ritirato il ricorso contro la decisione dell’Ispettorato del lavoro
Luganese
17 ore

Anche Tesserete ha la ‘sua’ Oktoberfest

Pronti a varare la prima edizione della manifestazione all’insegna del buon cibo e della buona birra
laR
 
28.10.2021 - 05:30
Aggiornamento: 07:11

Da un sacco di juta ‘il processo del secolo’

Il caso Zylla in un libro dell’avvocato ed ex magistrato Luciano Giudici, che sostenne l’accusa al dibattimento tenutosi nel 1973 a Locarno

da-un-sacco-di-juta-il-processo-del-secolo
La corte presieduta dal giudice Gastone Luvini (Adolfo Tomasini)

“Dopo tre settimane di udienze estenuanti e drammatiche, siete chiamati a giudicare i responsabili dell’assassinio più efferato commesso da più persone nel nostro Cantone in questi decenni, se non in questo secolo”. Attaccò così l’allora trentaquattrenne procuratore pubblico sopracenerino Luciano Giudici la requisitoria, rivolgendosi alla Corte. Era giunto il suo turno, il turno dell’Accusa, al processo Zylla, apertosi il 5 novembre e conclusosi il 4 dicembre 1973. Si celebrò a Locarno, la città dove Giudici è nato e dove ancora oggi si trova il suo studio legale. La requisitoria è riportata integralmente nel recente libro ‘Il processo Zylla’ (Armando Dadò Editore), di cui è autore l’avvocato ed ex magistrato, già procuratore straordinario nel 2000, designato dal Consiglio di Stato, per l’affaire ‘Ticinogate’, sfociato nella condanna dell’allora presidente del Tribunale penale cantonale per corruzione passiva. Luciano Giudici presenterà il volume domani, venerdì, alla Biblioteca cantonale di Locarno, con inizio alle 18.15.

Il ‘padre’ di tutti i casi giudiziari ticinesi

Un attempato dissipatore di capitali germanico, la ‘diabolica coppia’ che se ne serviva per motivi economici e ne avrebbe poi ordinato l’uccisione, un omicida psicopatico con precedenti penali, e l’intermediario ‘viveur’. Gli elementi c’erano tutti, per fare del ‘caso Zylla’ il ‘padre’ di tutte le vicende giudiziarie ticinesi. Un caso che ha inizio il 19 settembre del 1971, quando due turisti sentono un nauseabondo odore dolciastro mentre passeggiano sulle pendici del Monte Brè: sembra provenire da un sacco di juta abbandonato sul ciglio della strada. I due se ne vanno ma avvisano la polizia. Quel che c’è dentro lo scopriranno due agenti: il cadavere di un uomo in avanzato stato di decomposizione. Ha una calza da donna strettamente attorcigliata al collo ed è solo grazie a un altro indumento, le mutande, che sarà possibile stabilirne l’identità. Si tratta di Egon Zylla, cittadino germanico originario di Amburgo e residente da alcuni anni al Monte Verità, già in cura per etilismo e confrontato a seri problemi psichiatrici. Di lui si saprà che era arrivato in Ticino con 4 milioni di marchi, tra capitali e immobili, in gran parte già dilapidati nelle notti brave che impazzavano in quegli anni ad Ascona.

Le indagini sono pressanti e nel giro di un paio di settimane danno i loro frutti. Finiscono in manette Wilhelm Geuer e Gisela Kemperdick, germanici anche loro e come Zylla frequentatori del belmondo asconese. Dell’uomo si dicono amici e consulenti, ma secondo gli inquirenti lo hanno solo spremuto a dovere e poi fatto ammazzare per paura di essere scoperti dai suoi parenti. Vengono arrestati anche l’autore materiale dell’omicidio, Wolfgang Manser, pregiudicato per aver ucciso, senza movente, un omosessuale a Basilea anni prima; e Romolo Stoppini, l’intermediario, residente a Minusio. Mentre Manser e Stoppini ammettono subito ruoli e responsabilità, Kemperdick e Geuer negano tutto e continueranno a farlo come “inespugnabili fortezze teutoniche”, secondo la felice immagine che ne diede anni dopo il giornalista Teresio Valsesia.

Tutti colpevoli

Il ‘processo del secolo’ inizia due anni dopo a Locarno, il 5 novembre del ’73. Pubblico e addetti ai lavori si assiepano nella sala della Sopracenerina, preferita all’aula di tribunale per ragioni di spazio. Ai banchi dell’accusa c’è il procuratore Luciano Giudici; a quelli della difesa un agguerrito collegio composto dagli avvocati Franco Ferrari, Pino Bernasconi, Gabriello Patocchi (con una giovane praticante di nome Carla Del Ponte) e Sergio Salvioni a patrocinare le figlie di Zylla. La verità giudiziaria emerge il 4 dicembre con una sentenza di colpevolezza emessa dalla Corte presieduta dal giudice Gastone Luvini. Geuer, definito “l’unica mente del delitto”, va alla reclusione perpetua; gli altri vengono tutti condannati a 18 anni (Manser, che beneficia della scemata responsabilità, fuggirà dal carcere di Regensdorf nell’81 e verrà rintracciato, ormai 76enne, in Messico nel 2004).

Negli anni successivi emergeranno, secondo i difensori della ‘diabolica coppia’, fatti nuovi tali da giustificare una revisione del processo. Fra essi, anche una clamorosa ritrattazione di Manser, pronunciata in carcere confidandosi con una suora e un cappellano, secondo cui non sarebbe stato lui l’omicida, ma un suo amico. Le istanze di revisione vengono però rigettate. La prima nell’82 dalla Corte di cassazione allora presieduta dalla giudice Clementina Sganzini; la seconda, dopo un’interminabile battaglia giudiziaria, dal Tribunale federale il 25 marzo 2000, 29 anni dopo i fatti.

Per la giustizia, il 20 agosto 1971 i quattro imputati attirarono Zylla in una casa di Gordemo. Appena varcato l’uscio, l’uomo venne strangolato da Manser. Secondo i ricordi dell’omicida, quello emesso della vittima prima di soccombere fu “un urlo soffocato”. A Stoppini, che osservava la scena, parve invece “un gemito, come di una bambola”.

L’ex procuratore pubblico

‘Mi colpì l’impassibilità di Manser e Geuer’

«Era una domenica e mi trovavo a Bellinzona, alla Caserma, ospite, con rappresentanti di altre autorità, della festa organizzata per i ventenni di tutto il Ticino. A un certo punto fui avvertito dal commissario della Cantonale Giacomo Brumana, capoposto di Pubblica sicurezza, che avevano trovato un sacco di juta con dentro il cadavere di un uomo. Mi precipitai a Locarno, dove nel frattempo la polizia aveva identificato quel corpo senza vita e questo perché il nome Zylla era scritto sulla biancheria intima. Come venni a sapere dopo, la vittima fu in precedenza ricoverata per cure psichiatriche e l’istituto stampava le generalità dei pazienti sui loro capi di biancheria intima per permetterne il riconoscimento nel caso in cui, scappati dall’istituto, non fossero stati in grado di fornire, incontrando terze persone, nome e cognome». È trascorso mezzo secolo, ma quel 19 settembre del 1971 lui, Luciano Giudici, 82 anni, avvocato, all’epoca procuratore pubblico sopracenerino, che due anni più tardi sosterrà l’accusa al processo per l’assassinio di Egon Zylla, ce l’ha scolpito nella memoria.

Il caso destò un interesse mediatico e di riflesso nella pubblica opinione senza precedenti in Ticino e fuori del Ticino. Come se lo spiega, avvocato Giudici?

Non per niente il giudice Gastone Luvini, presidente della Corte delle Assise criminali, sentite anche le parti, decise per questioni di spazio di celebrarlo non nell’aula penale del Pretorio di Locarno, ma nella ben più ampia sala della Sopracenerina, sempre a Locarno. Soprattutto per la prevedibile massiccia presenza di giornalisti. Parteciparono una cinquantina di cronisti, se non ricordo male, di cui la maggior parte proveniente dalla Germania. Tant’è che si dovette allestire una sorta di sala stampa, con telefoni e telex. Il grande interesse per questo processo era da ricondurre comunque a più fattori.

Per esempio?

Le modalità del delitto, commesso con efferatezza e premeditazione. Zylla venne strangolato e il cadavere infilato in un sacco di juta, gettato in un dirupo dove fu rinvenuto un mese dopo l’assassinio. Un fatto prima di allora mai accaduto in Ticino e ciò turbò i cittadini e le cittadine di questo cantone. Ad alimentare il clamore mediatico contribuirono anche le testate giornalistiche germaniche, per evidenti ragioni: la vittima era di Amburgo e i mandanti dell’assassinio, Wilhelm Geuer e Gisela Kemperdick, che non confessarono mai, erano tedeschi. Poi c’era, penso, il fattore Ascona, in quegli anni frequentata in particolare da artisti e intellettuali germanici: era un’élite culturale, un mondo a parte, rispetto al resto del cantone, vissuto anche da Zylla, Geuer e Kemperdick. Un mondo inizialmente scettico sulla colpevolezza di Geuer e Kemperdick. Infine, ma non da ultimo, a suscitare interesse era il carattere indiziario di questo processo. Anche se dal mio punto di vista, quello dell’accusa, le prove c’erano tutte e la validità del lavoro svolto dalla Polizia cantonale, dal compianto giudice istruttore Fausto Celio e dal sottoscritto venne poi confermata dalla sentenza di condanna per tutti gli imputati. Come disse il presidente della Corte Luvini, gli indizi vanno non solo considerati singolarmente, ma anche e soprattutto nel loro insieme.

Il processo durò addirittura un mese.

Fu indubbiamente lungo e questo anche perché molti furono i testimoni convocati, per essere interrogati e controinterrogati. Decine e decine. In diversi arrivarono dalla Germania, dove avevano già deposto davanti alla polizia tedesca. Un’importante sfilata di testi.

Al processo cosa la colpì in particolare degli imputati?

L’impassibilità di Wolfgang Manser, l’autore materiale del delitto, e di Geuer, uno che aveva fatto la Seconda guerra mondiale nelle file dell’esercito tedesco e che si era fatto tre anni di prigione in Russia, uno con una resistenza fisica e psicologica notevoli. Quando venne arrestato, Manser confessò subito. D’altronde nella sua abitazione a Gordola, a Gordemo per la precisione, sequestrammo calze di nylon simili a quelle usate nel delitto e dei sacchi di juta. Manser, sempre su incarico di Geuer e Kemperdick, avrebbe dovuto uccidere Zylla una settimana prima e questo in Germania, dove la potenziale vittima si era recata. Come però raccontò lui stesso agli inquirenti, Manser non se la sentì di agire in quanto fuori dal suo ambiente. Andò in Germania, incontrò Zyllla, passeggiarono in un bosco e rientrò in Ticino. Confessò, anche se non subito, pure Romolo Stoppini, che chiamò in causa Geuer e Kemperdick come mandanti. I quali invece non confessarono mai. Di Gisela Kemperdick mi colpirono i suoi tentativi di convincimento, anche quando c’erano testimonianze ed elementi fattuali che la contraddicevano in maniera evidente. Ricordo poi che poco prima che la Corte si ritirasse in Camera di consiglio per deliberare, il giudice Luvini le chiese se non fosse stata succube di qualcuno e trascinata di conseguenza nella situazione di cui era chiamata ora a rispondere davanti ai giudici. Esprimendosi in tedesco, rispose: “In nessuna maniera, semmai ero io la persona dominante”.

Quello sul caso Zylla non fu il suo unico grosso processo come magistrato inquirente…

Due anni prima mi ero occupato della sciagura sul lavoro a Robiei. I processi che mi hanno impegnato parecchio sono tre: il caso di Robiei, il caso Zylla e quello legato al cosiddetto Ticinogate, con il processo, nel giugno 2001, a carico dell’allora presidente del Tribunale penale cantonale, coimputato. Quest’ultimo procedimento penale, per il quale venni nominato dal Consiglio di Stato procuratore straordinario, mi ha segnato molto sul piano umano. In tutti questi casi ho sempre proceduto comunque con senso delle istituzioni e con serenità d’animo, convinto con fermezza delle conclusioni a cui approdavo.

Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved