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12.10.2021 - 18:15
Aggiornamento: 18:44

‘Il cantiere fiscale deve essere portato a tetto’

L’Associazione industrie ticinesi invita governo e parlamento a proseguire l’implementazione della riforma tributaria avviata nel 2020

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Per attirare imprese e buoni contribuenti

“La fiscalità è un cantiere che deve essere condotto alla conclusione, con l’obiettivo di riportare il cantone Ticino nella media svizzera. Da troppo tempo, infatti, il nostro Cantone langue nelle ultime posizioni nella classifica della competitività fiscale dei Cantoni per quanto riguarda i redditi più elevati e l’imposizione degli utili delle persone giuridiche”. È quanto chiede l’Associazione industrie ticinesi (Aiti) in un lungo comunicato stampa. “Non si tratta tuttavia di definire degli sgravi fiscali fini a sé stessi e svuotare le casse pubbliche, quanto piuttosto modernizzare la nostra fiscalità per garantire i gettiti d’imposta anche in futuro e tenere conto delle riforme fiscali internazionali che avranno un impatto anche sulla Svizzera”. Ricordiamo l’accordo multilaterale Ocse che recepisce la cosiddetta minimum tax a livello internazionale. L’intesa dovrebbe entrare in vigore dal 2023.
“Lo sviluppo economico del cantone è direttamente legato anche alla competitività fiscale e se vogliamo salvaguardare le aziende e società esistenti ma anche attirare e sviluppare sempre più sul nostro territorio nuove attività ad alto valore aggiunto e avere posti di lavoro ben remunerati, è necessario ammodernare la nostra fiscalità”, si precisa.

“È prima di tutto doveroso far sì che la riforma fiscale cantonale in vigore dal 1° gennaio 2020 sia mantenuta e applicata secondo i tempi stabiliti”, si legge ancora nella nota. “La riduzione dell’aliquota sugli utili delle persone giuridiche dall’8 al 5% dal 1° gennaio 2025 è un tassello necessario per portare il cantone Ticino nella media svizzera della competitività fiscale. Aiti respinge pertanto al mittente i tentativi nemmeno troppo celati di parte della politica di rinviare nel tempo questa riforma adducendo il motivo che la situazione economica non lo permetterebbe. È semmai vero il contrario, perché proprio a seguito delle conseguenze della pandemia è necessario investire sulla competitività del nostro Cantone. Non diamo per acquisito pertanto che anche le attività aziendali che già sono presenti sul territorio non possano decidere eventualmente di riposizionarsi altrove, facendo così mancare gettito fiscale all’ente pubblico”.

Sul tavolo del Gran Consiglio sono giacenti oltre una decina di atti parlamentari di diversi partiti che chiedono di migliorare la competitività fiscale del cantone Ticino. “Si tratta sia di interventi puntuali, che non necessariamente costano risorse finanziarie importanti, sia di riforme di più lungo respiro. Anche il Consiglio di Stato ha confermato l’importanza di procedere a una revisione generale della legge tributaria cantonale, le cui aliquote d’imposta risalgono agli anni Settanta. Sovente le decisioni di insediamento di attività sul territorio sono prese osservando il livello della fiscalità a carico di manager e dirigenti, che insieme ai redditi più elevati sono particolarmente penalizzati da un punto di vista fiscale in Ticino. È dunque indispensabile ammodernare la legge tributaria cantonale e risolvere la scarsa attrattività fiscale per i redditi più elevati, intervenendo anche sull’aliquota massima d’imposta, troppo elevata”.

Quanto il cantone Ticino sia dipendente fiscalmente dai redditi più elevati è dimostrato dalle cifre. “Su 200mila contribuenti, meno del 10 per cento, circa 18mila persone, pagano quasi il 60 per cento delle imposte delle persone fisiche. All’interno di questa fascia di contribuenti poche migliaia di persone pagano la maggior parte del gettito fiscale attribuito a questa categoria”, si sottolinea.

“È evidente che da un punto di vista politico potranno essere approvate eventualmente dal popolo solo quelle riforme fiscali che intervengono anche a sostegno del ceto medio e non solo delle persone più benestanti. È pertanto necessario che i partiti politici si confrontino e agiscano secondo una scala di priorità, tenendo sempre presente l’obiettivo essenziale di riportare il Ticino nella media svizzera della competitività fiscale”.

“In un contesto di accresciuta competitività generale fra nazioni e territori, il Ticino non può pensare di restare ai piedi della scala senza mettere in conto conseguenze gravi non solo per l’economia ma anche per i cittadini e lo Stato”. Per questa ragione Aiti ribadisce che “la riforma fiscale cantonale già in vigore deve proseguire il suo corso senza intoppi e rinvii e che tutte le altre riforme fiscali necessarie devono essere affrontate in tempi rapidi e certi”.

Leggi anche:

Ocse, è accordo (storico) multilaterale sulla minimum tax

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