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05.10.2021 - 18:39
Aggiornamento: 18:56

Via libera ai sussidi per gli impianti di risalita

In totale, per il prossimo quadriennio, alle cinque stazioni invernali andranno 5,6 milioni di franchi

di Generoso Chiaradonna
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Ti-Press
La stagione invernale è alle porte

C’è il via libera della Commissione della gestione ai contributi forfettari alla gestione ordinaria degli impianti di risalita. Il relativo rapporto (relatori: Michele Guerra, Lega; Fiorenzo Dadò, Ppd e Bixio Caprara, Plr). In totale per i prossimi quattro inverni sono previsti 5,6 milioni di franchi di cui 2,8 milioni – per le stagioni 2021/22 e 2022/23 – secondo le modalità attuate negli anni scorsi e altrettanti – per le stagioni 2023/24 e 2024/25 – da ripartire secondo una chiave da ridefinire e che terrà conto anche dei progetti di collaborazione tra le varie stazioni sciistiche, in particolare per la gestione centralizzata e condivisa del marketing e della vendita nonché della manutenzione.

I contributi per il primo biennio andranno alle società di gestione degli impianti di risalita di Airolo (1,6 milioni); Bosco Gurin (380mila franchi); Campo Blenio (160mila franchi); Carì (320mila); Nara (340mila). Per Bosco Gurin e Carì il sussidio è stato aumentato rispettivamente di 10mila e 40mila franchi.

La chiave di riparto per il secondo biennio, si spiega nel rapporto, verrà definita a seconda dell’esito dei progetti delle singole stazioni e “in particolare al concretizzarsi delle collaborazioni interaziendali, con riguardo a quelle relative alla gestione tecnica degli impianti e al marketing”. La Commissione della gestione del Gran Consiglio si attende che le collaborazioni “portino sia a un aumento della qualità del prodotto, ma anche a minori costi motivati dalle sinergie e dalle economie di scala”. In vista della futura chiave di riparto, i tre relatori auspicano “che il Consiglio di Stato coinvolga i cinque gestori e – in seguito a un’approfondita analisi – condivida una chiave di riparto aggiornata, in linea con l’evoluzione dei costi verificatasi negli scorsi anni e con il ruolo sussidiario del Cantone”. In ogni caso, il Consiglio di Stato si riserva la facoltà di bloccare l’erogazione dei contributi qualora le società beneficiarie non dovessero più garantire una sostenibilità finanziaria oppure se durante i controlli eseguiti dagli esperti del settore durante le verifiche degli impianti dovessero emergere importanti lacune nella manutenzione.

Oltre agli aspetti contabili presenti nel messaggio, la Commissione chiede anche un resoconto delle attività di sviluppo come, per esempio, la presentazione di un progetto di collaborazione per la manutenzione o un concetto di centro di competenza per la promozione delle stazioni (convenzione, strategia di comunicazione e un listino prezzi condiviso). Infine, si richiede un’informazione “esplicita e trasparente in merito al personale impiegato indicando numero, luogo di residenza e anni di servizio”.

Un aiuto anche ai piccoli impianti

Gli impianti di risalita minori non rientrano nella richiesta di credito ad hoc per le stazioni sciistiche ticinesi più grandi. Sono gli Enti regionali di sviluppo (Ers) ad aver sollevato regolarmente il tema. Il Consiglio di Stato, come già fatto nel 2017, propone di far capo alle misure complementari di politica economica regionale. In pratica il governo propone al parlamento (e la Gestione è sostanzialmente d’accordo) di attingere da questo credito quadro già votato dal Gran Consiglio e pari a 13 milioni di franchi, le risorse per questi impianti periferici. Si tratta in totale di 260mila franchi, per il quadriennio 2022-20225, che andranno a coprire le spese di manutenzione degli impianti di Neggia, Mogno, Peccia, Lüina, Prato Leventina Dalpe, Cioss-Prato e Bedea-Novaggio. Gli importi medi per ognuno sono di circa 30mila franchi. I singoli Ers hanno la possibilità di stanziare ulteriori fondi per far fronte a eventuali esigenze particolari dei singoli impianti minori, si precisa nel rapporto.

Tra cambiamenti climatici e politica regionale

I tre relatori ricordano nel loro rapporto che sono numerosi gli studi che negli anni scorsi si sono confrontati con il tema delle prospettive future delle stazioni sciistiche in Svizzera e in Ticino. In particolare per quanto riguarda gli impianti invernali a sud delle Alpi, i cambiamenti climatici sono sempre stati citati come un problema. Inoltre, la scarsità di neve, l’offerta limitata e il fatto che sono votati a una domanda locale e giornaliera, gli impianti ticinesi non sono un’offerta adeguata per i turisti di fuori Cantone. Limiti climatici, economici e tecnici che portano all’esigenza di destagionalizzare il prodotto montagna estendendo l’offerta oltre il solo inverno. Per la Commissione le stazioni di risalita giocano anche un ruolo dal punto di vista ricreativo per la popolazione locale e da quello educativo e di promozione della natura. Si ricorda anche che l’impatto economico è comunque interessante per le regioni discoste. Secondo lo studio Rütter Soceco realizzato con Tiresia e Lineasoft, nelle regioni montane, in totale (tra impianti, ospiti giornalieri e case di vacanze) vengono generati 13 milioni di fatturato e un valore aggiunto lordo di quasi 5,6 milioni di franchi e poco mendo di 100 posti di lavoro a tempo pieno.

Vi sono ricadute economiche anche per il resto del Ticino valutate, sempre dallo studio, in 19,6 milioni di franchi di produzione lorda, un valore aggiunto lordo di 8,7 milioni e circa 120 posti di lavoro a tempo pieno. In particolare sarebbe la stazione sciistica di Airolo a generare circa la metà del valore aggiunto e dell’occupazione. In pratica – grazie all’effetto moltiplicatore – per ogni franco di sussidio alle stazioni sciistiche viene generata, in tutto il Cantone, una produzione lorda di 14 franchi.

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