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22.09.2021 - 19:08

Antenne 5G, né moratoria su nuove installazioni né accelerata

Il Gran Consiglio conferma lo status quo. Gaffuri (Plr): ‘Abbiamo studiato molta documentazione, la politica dei piccoli passi è la migliore da seguire’

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Non ci sarà nessuna moratoria sull’installazione di nuove antenne 5G in Ticino come invece chiesto da una petizione del Gruppo Stop 5G, da Fiorenzo Dadò (Ppd) con una mozione e da Nicola Schönenberger (Verdi) con un’iniziativa cantonale. Come non ci sarà nemmeno un’accelerata per lo sviluppo del potenziale, accelerata auspicata da Boris Bignasca (Lega). Insomma, sul 5G resta lo status quo: avanti, con prudenza all’insegna di un principio di precauzione protagonista di quasi ogni intervento pronunciato durante il dibattito di questo pomeriggio in Gran Consiglio.

«Le procedure ticinesi sono conformi alle normative federali», sgombra subito il campo il relatore del rapporto di maggioranza Sebastiano Gaffuri (Plr). Quindi va bene così, non si faccia né di meno né di più. «La richiesta di moratoria si pone in un delicato contesto di competenze tra Cantone e Confederazione, e in questo caso come rilevato dal Consiglio di Stato è competenza prettamente della Confederazione. A riprova di questo - spiega Gaffuri - nell’aprile 2020 la Corte di giustizia del Canton Ginevra ha invalidato la moratoria decisa a livello cantonale». Insomma, non si può. «Dopo aver ascoltato gli interessi sia dei favorevoli allo sviluppo di questa tecnologia, sia di chi ha timori per la salute abbiamo esaminato la documentazione ufficiale di Confederazione e Cantone e abbiamo deciso che la politica dei piccoli passi avanti è la migliore».

Dadò: ‘Chi ha dei dubbi non è in preda a farneticazioni’

A non esserne affatto convinto è il presidente del Ppd Fiorenzo Dadò. «Ribadiamo che nessuno di noi è contro il progresso e la tecnologia, ma il minimo che possiamo fare è aprire bene gli occhi. In questi mesi - rileva Dadò - qualcuno ha tentato di far passare i cittadini preoccupati per l’introduzione di questa nuova frequenza come invasati, complottisti, terrapiattisti e via discorrendo… come se la miriade di specialisti che nutre dubbi seri sulla nocività delle onde elettromagnetiche fosse preda di farneticazioni da menti perturbate». Di fronte «a paure non del tutto ingiustificate, perché non è ancora chiaro che danni possono esserci per la salute», la richiesta di «una moratoria in vista di ulteriori approfondimenti va sostenuta», sottolinea il presidente del Ppd. Che raccoglie il sostegno del relatore del rapporto di minoranza, il verde Nicola Schönenberger: «Ci sono prove sufficienti che questa tecnologia abbia effetti sui flussi cerebrali, li modifichi, e che ad esempio l’uso degli smartphone provochi tumori al cervello. Attorno a questi effetti vige una grande incertezza, chiediamo di aspettare ancora un attimo applicando il principio di precauzione». Anche la socialista Daria Lepori, dopo aver snocciolato più di un proverbio - «la saggezza popolare aiuta sempre» - su salute e ricchezza, sostiene il rapporto di minoranza: «Ci sono troppe preoccupazioni e incertezze, per molte persone le radiazioni non ionizzanti sono viste come un pericolo».

Ciò detto, è il leghista Eolo Alberti a portare un po’ di tranquillità: «Ho trovato personalmente rassicuranti tutti gli approfondimenti e le audizioni con gli esperti in commissione». Anche perché «non vogliamo e non possiamo fermare il progresso tecnologico. Comprendiamo che sorgano dubbi sugli effetti, tuttavia la tecnologia 5G è paragonabile al 4G e usa la stessa tecnica di modulazione. Ogni novità porta divisioni - riprende Alberti -, ma come Lega riteniamo che l’approccio equilibrato di Cantone e Confederazione sia quello vincente».

«Siamo tutti consapevoli che la tecnologia delle comunicazioni sia un tassello importante nello sviluppo», annota il popolare democratico Paolo Caroni: «E il principio di precauzione in Svizzera è osservato, il limite delle radiazioni è già dieci volte più basso rispetto ai Paesi limitrofi».

Prima del voto che con 54 favorevoli, 16 contrari e 5 astenuti conferma lo status quo su tutta la linea, è il liberale radicale Fabio Schnellmann a chiosare: «All’orizzonte c’è il 6G e noi qua siamo ancora a discutere del 5G...».

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