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16.09.2021 - 17:150
Aggiornamento : 17:44

‘Nelle università test gratuiti e non Covid pass’

È la richiesta di Sisa e Giovani Udc per non ledere il diritto allo studio di chi non può o non intende vaccinarsi

La decisione di alcuni istituti universitari di adottare l’obbligo di presentazione del Certificato Covid per poter accedere alle lezioni in presenza e più in generale a tutti gli spazi scolastici preoccupa il Sisa (Sindacato studenti e apprendisti). “Si tratta infatti di una misura che rischia di ledere gravemente il diritto allo studio e l’universalità dell’accesso all’istruzione, imponendo le lezioni a distanza tanto a coloro che hanno deciso coscientemente di non vaccinarsi quanto a coloro che non hanno ancora deciso se sottoporsi alla vaccinazione”, si legge in una nota. Preoccupazione fatta propria anche dai Giovani Udc Ticino che chiedendo l’abolizione del Certificato Covid nelle università e scuole professionali, invocano l’articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti umani il quale afferma che tutti hanno il diritto all’istruzione e che quella superiore deve essere aperta a tutti in modo uguale secondo le loro capacità.

Per il Sisa “ci si trova pertanto in una situazione senza precedenti, che creerebbe degli studenti di serie A – che possono frequentare le lezioni in presenza – e di serie B – che saranno obbligati a frequentare le lezioni a distanza”. “Ad aggravare la situazione troviamo la decisione di sospendere la gratuità del test rapido antigenico, riducendo di fatto l’accessibilità a questo Certificato e creando una pericolosa discriminazione tra chi può e chi non può permettersi il test”.

Il Sindacato indipendente degli studenti e apprendisti (Sisa) è pertanto contrario all’introduzione del Certificato Covid per poter accedere alle scuole universitarie, come fatto dalla Supsi e da vari altri atenei d’Oltralpe, e alle biblioteche rivendicando una strategia alternativa che permetta di contenere la diffusione del virus garantendo il diritto di frequentare le lezioni in presenza. In questo senso, il Sisa chiede che nelle università vengano svolti regolarmente dei test di massa, salivari e campionati. In alternativa, si mantengano gratuiti i test rapidi antigienici e si allestiscano dei capannoni per testarsi al rientro dal weekend all’entrata delle università. “Non possiamo tollerare che si definiscano degli studenti di serie A e di serie B sulla base di una distinzione sanitaria (che peraltro non sottostà a nessun obbligo di legge): studiare è un diritto fondamentale di ogni cittadino, le autorità devono mettere a disposizione tutti gli strumenti per garantirlo anche in tempo di pandemia”, si conclude.

In alcune scuole universitarie svizzere test salivari gratuiti sino a fine ottobre

Intanto, alcune università e scuole universitarie svizzere, che hanno deciso di introdurre l’obbligo di certificato Covid, offriranno test salivari gratuiti agli studenti fino a fine ottobre per garantire la formazione in presenza anche a chi non è immunizzato. Nel cantone di Vaud, i test gratuiti saranno offerti fino al 31 ottobre. Test che permetteranno di ottenere un certificato valido per una settimana. Questa disposizione transitoria è stata annunciata oggi dal Consiglio di Stato vodese, a cinque giorni dall’inizio dell’anno accademico.

I test salivari saranno eseguiti in gruppo, come già avviene nelle aziende. In caso di risultato positivo, tutte le persone del gruppo vengono testate. In attesa dei risultati, gli studenti possono continuare a frequentare le lezioni. Un sistema simile sarà istituito a Ginevra per l’università e altre alte scuole. L’apprendimento a distanza è mantenuto per gli studenti che non sono in grado di frequentare le lezioni. Anche la Scuola universitaria professionale di Lucerna si assumerà i costi dei test fino al 31 ottobre, mentre la scuola pedagogica di Zurigo solo fino al 15 ottobre.

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