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13.09.2021 - 09:540
Aggiornamento : 14.09.2021 - 19:42

Mottarone, il nonno ha riportato Eitan in Israele da Lugano

Passa anche dal Ticino la vicenda del bambino sopravvissuto allo schianto della funivia e portato in Israele senza autorizzazione dal nonno, ora indagato

a cura de laRegione

Passa anche dal Ticino, e precisamente dall’aeroporto di Lugano-Agno, la vicenda del piccolo Eitan, il bambino sopravvissuto alla tragedia dello schianto della funivia Mottarone-Stresa del 23 maggio scorso, in cui hanno perso la vita i suoi genitori e che è ora al centro di un caso internazionale. Come riportato dal Corriere della Sera e da altri giornali italiani, il bambino sarebbe stato portato in Israele dal nonno paterno con un volo privato dallo scalo luganese a Tel Aviv, contro la volontà della zia paterna Aya Biran, residente in provincia di Pavia e nominata dai giudici tutrice legale, che sostiene che il bambino sia stato rapito.

Stando alla ricostruzione dei fatti, Shmuel Peleg, il nonno 58enne di Eitan, ha prelevato il bambino dalla casa di Travacò Siccomario (Pavia) per una delle visite autorizzate dal giudice, ma successivamente, anzichè riportarlo dalla zia si è diretto verso la Svizzera, per poi imbarcarsi a Lugano verso lo Stato di Israele: la partenza è stata possibile in quanto, e sul perchè c’è ancora poca chiarezza, Peleg era in possesso del passaporto del minore, che avrebbe invece dovuto riconsegnare entro il 30 agosto, come ordinato dal Tribunale di Pavia (ma sulla decisione i legali annunciano di aver presentato ricorso). Lo stesso tribunale, inoltre, aveva inoltre imposto un divieto di espatrio nei confronti del piccolo Eitan, decisione che il nonno sostiene non gli sia mai stata notificata. C’è poi la questione del tampone per il Covid. In base alle norme attuali per l’ingresso in Israele è tassativo un tampone Pcr negativo eseguito non oltre le 72 ore precedenti. Eitan, come il nonno, avrebbe dovuto farlo e con anticipo rispetto al viaggio poi effettuato per essere in grado di entrare in Israele.

Peleg, che ha dichiarato di aver portato Eitan in Israele su sua esplicita richiesta e preoccupato per averlo trovato in “pessime condizioni mentali e fisiche”, è ora indagato dalla Procura di Pavia per sequestro di persona.

La nonna materna: ‘Non c’è stato nessun rapimento, Eitan voleva tornare’

“Non c’è stato alcun rapimento, il bambino voleva tornare in Israele già da tempo". A ribadire la versione dei fatti della famiglia in Israele è Ety Peleg, nonna materna di Eitan. “Le sue condizioni sono pessime e finalmente - ha tuttavia denunciato questa mattina in un’intervista a Radio 103 confermando che il bambino è in cura all’ospedale Sheba di Tel Aviv - dopo 4 mesi i medici vedranno cosa è successo al piccolo. Per 4 mesi non ha visto alcun medico a parte sua zia in Italia che è un medico che si occupa dei detenuti. Per 4 mesi hanno impedito a me e a mio marito Shmuel di consultarci con medici e psicologi".” Adesso - ha proseguito - è sottoposto a consultazioni mediche molto approfondite allo Sheba, inclusa una cura psicologica che doveva essere fatta da tempo e non è stata fatta". "Eitan è il nostro mondo e noi - ha aggiuto - vogliamo essere sicuri che stia bene. E’ l’unica cosa che ci interessa". Ety Pleg ha poi detto che Eitan "non aveva legami con la famiglia di Aya". "Ora - ha concluso - sono io a curarmi di lui”.

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