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11.09.2021 - 13:360

‘L'educazione musicale non può essere una scelta per pochi’

Un'interrogazione firmata da tutti i gruppi parlamentari chiede al governo perché in Ticino i costi per le famiglie siano doppi rispetto alla media nazionale

Quattro capigruppo e due deputati di lungo corso. Il Gran Consiglio scende in campo con tutti i suoi gruppi e con i propri pesi massimi per difendere l’accesso all’educazione musicale, che non deve diventare “una scelta per pochi”. Con un’interrogazione firmata da Maurizio Agustoni (Ppd), Anna Biscossa (Ps), Alessandra Gianella (Plr), Michele Guerra (Lega), Sergio Morisoli (Udc) e Nicola Schönenberger (Verdi), infatti, al Consiglio di Stato viene chiesto più di qualche lume su una situazione che vede il Ticino arrancare, e non poco.

Per capire bene la questione bisogna partire dal 2012, nove anni fa, precisamente il 23 settembre. Quando “il popolo svizzero e i cantoni, consapevoli dell’importanza della musica nella vita di una comunità, hanno adottato l’articolo 67a della Costituzione federale il quale prevede che la Confederazione e i Cantoni promuovono la formazione musicale, in particolare dell’infanzia e della gioventù”. Ebbene, nell’interrogazione si legge che “per misurare l’efficacia di un diritto costituzionale, occorre verificare in che misura tutte le componenti della popolazione, indipendentemente dalla loro condizione socio-economica, possono effettivamente accedere a una formazione musicale e di qualità”.

‘Il 75% a carico delle famiglie, è troppo’

E in Ticino le cose non sembrano affatto andare come dovrebbero, ovvero secondo quanto previsto dalla Costituzione federale. Questo, annotano i firmatari in rappresentanza di tutti i gruppi parlamentari, si evince dal rapporto ‘Le scuole di musica della Svizzera (con il Liechtenstein) in cifre’. Da tale rilevamento “emerge, tra le altre cose, che il Ticino è il Cantone con la minore partecipazione di Cantone e Comuni al finanziamento delle scuole di musica”. Di più. “In particolare, se nella maggior parte dei Cantoni la quota a carico delle famiglie è attorno al 30/40 per cento, in Ticino questa percentuale è del 75 per cento”. In soldoni, la situazione è presto riassunta: “Secondo i dati dell’Ufficio federale di statistica nel 2018 Cantoni e Comuni hanno finanziato le scuole di musica (incluse scuole di canto corale e scuole bandistiche) con un importo di 511 milioni di franchi, pari a un contributo pro capite di 60/61 franchi. Rapportando questo dato alla popolazione ticinese risulta che, per allinearsi alla media nazionale, nel nostro Cantone la mano pubblica dovrebbe erogare una cifra complessiva di 21,5 milioni di franchi”. Dovrebbe.

Sì, perché nell’interrogazione si legge pure che “in Ticino, in realtà, le discussioni tra Consiglio di Stato (Decs) e i rappresentanti delle scuole di musica sembrano aver incontrato qualche difficoltà, e ciò fin dall’adozione della Legge cantonale sulla cultura che, nelle intenzioni dipartimentali, avrebbe dovuto concretizzare (anche) l’articolo 67a della Costituzione federale ma soprattutto, come primo passo, rappresentare un reale e tangibile miglioramento rispetto alla situazione precedente”.

‘Non consente a tutti di accedervi’

In questa perniciosa stasi, si è confrontati con l’attuale sistema. Un sistema che “pone al 75 per cento dei costi a carico delle famiglie e che non consente a tutte le famiglie di accedere a una formazione musicale di qualità”. E, di rimpallo, si apre anche la questione che, in assenza dei giusti fondi, alcune scuole non abbiano le risorse per pagare i docenti indipendenti secondo quanto previsto dalle tabelle della Società svizzera di pedagogia musicale, considerando anche la pressione di docenti provenienti dall’Italia disposti ad accettare compensi insostenibili per un docente residente.

Il pagamento da parte delle famiglie ticinesi di una quota più che doppia rispetto alla media nazionale, porta a una situazione che “se confermata sarebbe difficilmente compatibile con la Costituzione federale e, soprattutto, costituirebbe l’ennesima discriminazione alle quali sono confrontate le famiglie economicamente più fragili, oltretutto in un ambito importante per la crescita culturale di una persona”.

Le domande

Per questi motivi Agustoni, Biscossa, Gianella, Guerra, Morisoli e Schönenberger chiedono al Consiglio di Stato quali passi abbia intrapreso per concretizzare l’articolo 67a della Costituzione federale; a quanto ammonta il contributo degli enti pubblici ticinesi (Cantone e Comuni) a favore delle scuole di musica riconosciute; se è corretto quanto affermato nello studio citato che il Ticino sarebbe di gran lunga il Cantone con meno contributi pubblici alla formazione musicale dei giovani; quali strumenti sono disponibili per andare incontro alle famiglie meno abbienti; quali criteri qualitativi e organizzativi sono stati introdotti per il riconoscimento delle scuole di musica (tipo il salario orario dei docenti) e se sono equiparabili a quelli presenti in altri cantoni; se il governo intende adottare dei provvedimenti per favorire l’accesso del maggior numero di giovani a una formazione musicale di qualità.

‘La musica è uno dei tratti
caratteristici di qualsiasi civiltà’

L’impegno dei sei granconsiglieri è dettato dal fatto che “la musica, nelle sue varie declinazioni, è una delle forme più antiche di espressione umana, tanto che si può senz’altro affermare che la musica è uno dei tratti caratteristici di qualsiasi civiltà, anche la più primitiva”. La musica, del resto, “è presente in moltissimi momenti della vita umana, ben oltre l’ambito specifico dei concerti o degli spettacoli. L’inaugurazione di un edificio pubblico, una funzione religiosa, un film, una festa, una cerimonia pubblica sono quasi impensabili senza un pur minimo accompagnamento musicale. La musica - scrivono inoltre gli interroganti - ha un ruolo importante nell’equilibrio psicofisico di un persona, tanto che in alcuni casi si parla di musicoterapia”.

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