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03.09.2021 - 22:200
Aggiornamento : 04.09.2021 - 12:03

Direttiva anti molestie non comunicata, lo sconcerto dei deputati

Fiorenzo Dadò (Ppd) e Sabrina Aldi (Lega) all’unisono: ‘Perché lo siamo venuti a sapere dal vostro giornale invece che dal governo?’. E sui contenuti...

È polemica sulla mancata comunicazione al Gran Consiglio, da parte del governo, dell'esistenza della nuova ‘Direttiva del Consiglio di Stato concernente le molestie psicologiche, sessuali e le discriminazioni all’interno dell’Amministrazione’, documento entrato in vigore il 1° luglio e del quale ha dato notizia ieri la ‘Regione’. «È un po’ strano dover ricevere questa Direttiva dai giornalisti e non dal governo...», ha dichiarato, da noi contattato giovedì, Michele Guerra (Lega), presidente, all’interno della Gestione, della sottocommissione parlamentare Finanze che da tempo si sta occupando del tema, in particolare alla luce della recente richiesta avanzata dal popolare democratico Fiorenzo Dadò, dai leghisti Boris Bignasca e Sabrina Aldi e da Tamara Merlo (Più Donne) di istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta dopo la condanna definitiva del già funzionario del Dipartimento sanità e socialità per coazione sessuale e per violenza carnale a danno, nel 2004, di una diciottenne stagista.

Dadò: ‘Il Consiglio di Stato alimenta sospetti’

«Questo tipo di atteggiamento del governo non fa altro che alimentare sospetti, sia nei deputati sia nei cittadini». È furente il presidente del Ppd Fiorenzo Dadò: «Trovo davvero spiacevole che deputati come noi, che si occupano di questi temi da anni, debbano venire a conoscenza di una nuova Direttiva leggendo il vostro giornale invece che dal governo. Il perché di questa loro ostinazione nel non voler discutere in maniera pacifica di questi temi noi non lo conosciamo, ma ripeto che è un atteggiamento non condivisibile». Anche perché, riprende Dadò, «martedì abbiamo incontrato il governo per discutere di questioni generali, e avrebbero potuto almeno fare un cenno: e invece no. Poi siamo stati audizionati dalla sottocommissione Finanze, dove abbiamo discusso di questi temi e della possibilità di una Commissione parlamentare d’inchiesta, e nessuno sapeva della Direttiva». Per Dadò «evidentemente ancora una volta si va a minare la fiducia tra parlamento e governo».

Venendo ai contenuti, per il presidente del Ppd e autore di diversi atti parlamentari sul tema abusi, «la Direttiva è senz’altro un primo, piccolo passo nella giusta direzione. Per quanto riguarda la tempistica, però, lascia perplessi: il governo avrebbe dovuto dedicarsi alla questione dal primo giorno, non aspettare tutto questo tempo». A non convincere Dadò è anche la questione dei controlli che restano interni. Un’occasione persa? «Non lo so, ma di sicuro così non può funzionare. Davanti ad abusi sessuali e mobbing non possono esserci il controllore e il controllato nello stesso ambiente». Insomma, avanti tutta sia con la richiesta di Cpi sia con la mozione che chiede un audit esterno su come si comporti l’Amministrazione davanti a questi casi? «Assolutamente sì».

Aldi: ‘Sbigottiti che non ne sia stato fatto cenno’

«Sono abbastanza sconcertata da questo modo di procedere», sostiene a sua volta Sabrina Aldi. «Sono mesi, se non anni, che il Gran Consiglio - ricorda la deputata della Lega - tratta questo argomento con atti parlamentari di diverso tipo e il governo non trasmette quella Direttiva al parlamento?! Perlomeno alla commissione Gestione, o alla sua Sottocommissione che sta esaminando la nostra proposta di dar vita a una Cpi e che avrebbe messo agli atti il documento?!. Faccio peraltro notare che uno dei punti della nostra richiesta riguardava, in ottica futura, la prevenzione, aspetto che la Direttiva del governo affronta. Presumo che allora lo ritenga evaso. Anche per questo il Consiglio di Stato avrebbe dovuto inviarci la nuova Direttiva non appena approvata». Rincara Aldi: «Lascia poi sbigottiti il fatto che al documento, entrato in vigore il 1. luglio, l’Esecutivo non abbia fatto cenno neppure nei giorni scorsi quando ha incontrato i parati di governo. Aggiungo che un documento del genere è da conferenza stampa: oltre che a essere trasmesso subito al Gran Consiglio, andava, secondo me, pubblicizzato. Mi chiedo quindi due cose: quanti dei collaboratori dell’Amministrazione erano al corrente della Direttiva? È stata messa a punto anche con le associazioni del personale?». Quanto al contenuto della Direttiva, Aldi ritiene che le vittime debbano segnalare a «un organismo esterno all’Amministrazione, e non al funzionario dirigente, che abbia il potere di fare indagini».

 

 

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