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25.08.2021 - 12:12
Aggiornamento: 16:10

L'aggiornamento del preconsuntivo 2021 segna -156 milioni

La preoccupazione di Christian Vitta: 'Siamo in una fase dove si accumulano disavanzi e ci si indebita per la spesa corrente, si stabiliscano delle priorità'

Senza girarci attorno: l’andamento delle finanze cantonali preoccupa sempre di più il Consiglio di Stato. Perché se da un lato l’ultimo aggiornamento del preconsuntivo 2021 al 30 giugno, pubblicato questa mattina, mostra un leggero miglioramento, dall’altro il disavanzo è sempre di quelli da far tremare i polsi: -156,1 milioni di franchi, a fronte dei -175,5 milioni del calcolo precedente. Ma a preoccupare è soprattutto l’effetto a catena, perché tale disavanzo va a sommarsi a quello da -165 milioni di franchi registrato nel 2020. Con la conseguenza di arrivare, alla fine di quest’anno, a un capitale proprio negativo di circa 200 milioni. Insomma, è grama.

«La nostra preoccupazione è che siamo in una fase dove si accumulano anno per anno importanti disavanzi - rileva alla ‘Regione’ il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta -. Non solo non abbiamo più riserve, ma al momento stiamo creando un buco per affrontare la spesa corrente». Capitale proprio che «la legge impone di riassorbire e ammortizzare, in una prospettiva futura deve preoccupare perché vuol dire limitare la necessaria progettualità».

E ancora una volta, a nome del Consiglio di Stato Vitta sottolinea rivolto alla politica «la necessità di stabilire delle priorità proprio con il fine di evitare altri accumuli che poi, in un modo o nell’altro, vanno gestiti. Per questo occorre una politica finanziaria che sia sostenibile ed equilibrata nel medio periodo».

Aumentano gli introiti (volatili) dalla Banca nazionale svizzera

Parole che sembrano mettere un semaforo rosso davanti a chi, vedendo la leggera contrazione del disavanzo rispetto a quanto inizialmente previsto per il 2021, potrebbe pensare che la situazione stia migliorando. «Alla base di questi conti c’è anche una forte rivalutazione degli introiti dalla Banca nazionale svizzera - rileva il direttore del Dfe -, ma con quello che sta succedendo attualmente sui mercati valutari non abbiamo alcuna garanzia che tali introiti si ripeteranno in queste dimensioni per molti anni. Chiaro, la speranza è che ci siano: ma dobbiamo sempre tenere conto della loro volatilità». Se proprio, e con molto impegno, si vuol trovare un piccolo raggio di sole ad aprire lo spesso strato di nuvole che albergano sopra i conti cantonali c’è «un leggero miglioramento delle previsioni legate all’andamento economico che si riflettono appunto nei conti, ma attenzione: stiamo sempre parlando di disavanzi ingenti», ricorda Vitta.

Rispetto ai -230,7 milioni di deficit preventivati il cambiamento è dovuto “a maggiori ricavi per complessivi 125,8 milioni e, a fronte di questo, si segnala una maggiore spesa per complessivi 51,2 milioni”. Senza dimenticare che se la situazione è negativa e non tragica si deve, come detto, anche e soprattutto “alla quota sull’utile della Bns che cresce di 80,4 milioni di franchi rispetto a quanto preventivato”, si legge nella nota diffusa alla stampa dal governo. Considerate le ultime previsioni congiunturali, “è valutato un aumento di 30 milioni di franchi del gettito delle persone fisiche e di 18,5 di quello delle persone giuridiche. Crescono poi di 9 milioni di franchi le tasse d’iscrizione al registro fondiario”.

Al capitolo che riguarda le maggiori spese, “si citano 21,1 milioni di spese legate all’organizzazione dell’emergenza sanitaria (12,7 dei quali coperti dalla Confederazione), 17 milioni di contributi per i casi di rigore, 11 milioni di spese del personale, 5,9 milioni per la prestazione ponte Covid”.

Questo aggiornamento intermedio, comunque, “non considera ancora lo scioglimento dell’accantonamento costituito nel 2020 per l’indennizzo dei maggiori costi/minori introiti causati dalla pandemia agli istituti ospedalieri”. E in base a questo andamento intermedio, “si conferma l'eventualità che l'autofinanziamento negativo segnalato nel preventivo possa essere annullato. I dati relativi al presente preconsuntivo sono comunque da considerare con cautela - annota ancora il Consiglio di Stato - non solo perché provvisori, ma anche in relazione alle incertezze e alla volatilità del momento”.

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