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30.06.2021 - 05:200

Fonio: ‘Sulla socialità il Ppd è in prima linea’

Il vicepresidente ed esponente dell'ala sociale popolare democratica fa il punto della situazione, tra disoccupati over 50, critiche alla sinistra e futuro

«Socialità per noi significa anche, e soprattutto, permettere alle persone di lavorare: il Ppd è in prima linea». A una settimana dalla decisione del Gran Consiglio di bocciare la proposta ‘strong’ di aiuto al reinserimento nel mondo del lavoro degli over 50, la delusione del vicepresidente del Ppd e sindacalista Ocst Giorgio Fonio è ancora «evidente». E al di là dell’iniziativa popolare che, assieme al presidente popolare democratico Fiorenzo Dadò, ha già assicurato verrà lanciata per chiedere, di nuovo, maggiori incentivi per chi assume un disoccupato con più di 50 anni, Fonio si chiede «perché il Ps, che accusa spesso e volentieri il centrodestra di non capire i bisogni della gente, non abbia sostenuto la nostra proposta ben più generosa nei confronti di chi soffre rispetto al compromesso che poi è passato».

Cosa rimprovera al Ps?  

L’altro giorno ci sono rimasto oggettivamente male, per due motivi. In primo luogo perché il no alla nostra iniziativa è arrivato dopo ben tre anni. Se fosse stata affrontata in fretta, magari mettendo sul tavolo altre proposte alternative per risolvere il problema, avrei forse potuto capire. In secondo luogo, il Ps sostenendo il rapporto Plr di Maderni sosteneva anche la ‘data di scadenza’ di questi aiuti, tra soli due anni. Anche per questo motivo ci siamo opposti e abbiamo presentato un emendamento che, per fortuna, all’ultima curva i socialisti hanno deciso di sostenere. Comunque tengo a precisare che i sei mesi in più di incentivi decisi sono comunque un piccolo passo avanti nella giusta direzione. Saremmo disonesti se dicessimo che non è stato fatto niente e siamo contenti di essere stati promotori di questo piccolo miglioramento. Anche se, con i socialisti dalla nostra parte, oggi saremmo qui a raccontare una risultato migliore a favore dei disoccupati.

Lei è uno dei principali esponenti dell’ala sociale del Ppd, come replica alle critiche del Ps?

Con i fatti. Perché i fatti ci dicono che grazie al nostro pragmatismo abbiamo fatto un primo passo per aiutare gli over 50 disoccupati. Ed è grazie ai fatti se presto verrà discussa alle Camere federali la protezione delle neomamme dai licenziamenti abusivi, come pure se è andata avanti la nostra proposta che obbliga le aziende a informare i propri dipendenti se viene violato un contratto normale di lavoro. Senza dimenticare la prestazione ponte Covid voluta dal nostro consigliere di Stato De Rosa. Diciamo che c’è chi è più teorico e si sofferma troppo sulle filosofie, e chi è pratico. A noi piace essere pratici. Abbiamo la fortuna di portare in parlamento proposte a problemi reali, e devo dire con serenità che in questi anni, assieme alla dirigenza del partito, il gruppo - a maggioranza di centrodestra - è stato molto disponibile a discutere e capire le proposte che vanno a sostenere le persone in difficoltà. Contrariamente a quanto qualcuno vuol far credere, il Ppd dimostra con i fatti di comprendere bene quali siano i problemi principali che affliggono tutti gli strati della società.

Essere sindacalista quanto l’aiuta nel suo lavoro in parlamento, e anche all’interno del suo partito, nel portare avanti certe proposte?   

Tanto. La fortuna del nostro sistema politico di milizia è che per vivere devi fare un altro lavoro, e questo ti obbliga a rimanere nel mondo reale tra la gente. Il mio lavoro mi porta a incontrare quotidianamente situazioni di disagio e a incrociare anche abusi odiosi che, se penso al tema dei fallimenti pilotati o delle infiltrazioni mafiose nel tessuto economico, ho poi portato all’attenzione del Parlamento. Se non facessi il lavoro che faccio quasi sicuramente la mia azione in Gran Consiglio su questi aspetti sarebbe diversa, meno puntuale.

Per un gioco del destino lei, sindacalista, siede in Gran Consiglio nel posto più a destra del gruppo Ppd. Cosa si sente di dire ai suoi vicini di banco perché la socialità venga più considerata?

Molto semplicemente che la socialità, per come la intendiamo noi, significa impegnarsi affinché nessuno venga dimenticato ma possa avere un posto dignitoso in questa vita. Lo abbiamo fatto a livello internazionale, ad esempio battendoci per l’iniziativa delle multinazionali responsabili e lo facciamo in Ticino. Dal nostro punto di vista, ad esempio, è fondamentale che la politica sostenga le persone a non restare escluse dal mondo del lavoro e quindi a essere soddisfatte della loro vita. Noi vogliamo offrire tutti gli strumenti possibili per permettere di restare o tornare al lavoro, quindi di non sentirsi persone inutili nella società. Nel dibattito si sente parlare di macro temi come regali alle aziende, libera circolazione, immigrazione… Temi importanti, certo, ma per i quali non possiamo fare nulla, salvo ingannare i cittadini perché esulano dalla competenza di un parlamento cantonale. Per questo dico che ci vuole concretezza. Con misure come le nostre che possono risultare decisive per chi è in difficoltà, vai a risolvere davvero un problema del singolo cittadino. Se anche un solo disoccupato ticinese con più di 50 anni trovasse il lavoro grazie a questa nostra proposta, avremmo già fatto qualcosa di utile.

Qual è la priorità che deve darsi la politica in fatto di socialità nei prossimi mesi?

Nei prossimi mesi il Ppd sarà in prima linea a difendere le fasce più in difficoltà della popolazione e saprà proporre la sua ricetta per affrontare con speranza e positività il futuro. Occorre concentrare tutte le forze per evitare che lavoratori, lavoratrici e aziende subiscano gravemente i contraccolpi della pandemia, aggravando situazioni che non erano già semplici prima. Nei prossimi anni l’obiettivo non potrà essere il pareggio dei conti a tutti i costi come vorrebbero alcune forze politiche, magari togliendo risorse alla socialità, ma bisogna concentrarsi sugli investimenti innovativi per far fronte ad esempio al calo demografico che sta colpendo gravemente il cantone, all’aumento dell’età media e quindi alle difficoltà dei giovani nel tornare o restare in Ticino, metter su famiglia e avere un lavoro degnamente retribuito come ricordato di recente da Dadò e dal capogruppo Agustoni.

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