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Nicola Respini, classe 1961 (Ti-Press)
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21.06.2021 - 18:13
Aggiornamento : 21:41

Magistratura, Respini subentra a Mini

L'attuale sostituto pg eletto dal Gran Consiglio presidente della Corte dei reclami penali. 60 voti al primo turno. Nettamente distaccati gli altri candidati

Il verdetto emesso dal parlamento è chiarissimo alla prima tornata: sessanta voti. Sarà Nicola Respini, attualmente uno dei due sostituti procuratori generali, a subentrare al giudice Mauro Mini alla presidenza della Corte dei reclami penali. Respini è stato appena eletto giudice d’Appello dal Gran Consiglio. Con appunto sessanta preferenze. Un risultato netto, conseguito già al primo turno e numericamente ben al di sopra della maggioranza assoluta richiesta. Ottantacinque le schede distribuite, altrettante quelle rientrate, quattro le bianche (la designazione dei magistrati avviene tramite voto segreto).

Nulla da fare per gli altri candidati rimasti in corsa, quasi tutti della medesima area politica - il Ppd - di Respini e dello stesso Mini, che a fine agosto dopo diciassette anni lascerà il Palazzo di giustizia. Dodici i voti andati a Sonia Giamboni, pretore di Leventina. Carlo Iazeolla e Alessandra Mondada, entrambi vicecancellieri della Corte dei reclami penali, hanno raccolto rispettivamente uno e tre voti. Ne ha racimolati poco di più, cinque, Claudia Solcà, giudice del Tribunale penale federale dove fa parte della Corte d’appello, di cui è stata pure presidente. Alla chiusura del concorso, avvenuta lo scorso aprile, gli aspiranti magistrati d'Appello, per il dopo Mini, erano dodici. 

'Gli anni da vicecancelliere sono stati una palestra'

Nicola Respini, classe 1961, guiderà dunque la Corte dei reclami penali. Al Ministero pubblico è attivo dal 2001. Da alcuni anni è responsabile della squadra di procuratori che si occupa del perseguimento dei reati cosiddetti di polizia, ossia degli illeciti che non sono di natura finanziaria. Prima di essere eletto pp, ha lavorato, dal 1991, in veste di vicecancelliere del Tribunale d'appello in quella che si chiamava Camera dei ricorsi penali. Erano gli anni contraddistinti anche dalle molte rogatorie - e dei relativi ricorsi alla Camera - dei pm di Milano, delle tante domande di assistenza giudiziarie inoltrate alla Svizzera dai magistrati italiani che sui conti bancari ticinesi cercavano la prova del giro di tangenti che aveva travolto una buona fetta della classe politica della vicina Repubblica. «Ho lavorato con due giudici presidenti della Camera dei ricorsi penali: inizialmente con Claudio Lepori e in seguito, designato Lepori giudice dell'istruzione e dell'arresto, con Michele Rusca - ricorda Respini, interpellato dalla 'Regione' -. Quegli anni sono stati per me una vera e propria palestra». Nel dicembre 2000 la nomina a procuratore pubblico.

'Questa decisione mi onora'

Numerose le inchieste coordinate da Respini e numerosi i processi nei quali ha sostenuto l'accusa. Ora, con la recentissima elezione, l'entrata, come giudice, al Tribunale d'appello, in seno al quale presiederà la Corte dei reclami penali. «Carica - riprende Respini - che secondo il bando di concorso dovrei assumere a settembre, ma i tempi li discuterò anche con il procuratore generale Andrea Pagani affinché la mia partenza non crei problemi organizzativi all'Ufficio del pg». Il mandato di giudice d'Appello «dura sino a fine maggio del 2028 e intendo portarlo a compimento». Detto questo, aggiunge, «la decisione del Gran Consiglio mi onora».

‘Con ogni probabilità lascerò il Cdm’          

Respini è inoltre vicepresidente del Consiglio della magistratura, l’organo che vigila sul funzionamento dell’apparato giudiziario cantonale, con anche poteri disciplinari sui magistrati. «Nel Cdm rappresento il Ministero pubblico - spiega -. Con ogni probabilità, benché non vi sia alcun obbligo, uscirò dal Consiglio».

Optando per Respini, il plenum del parlamento ha dato seguito alla proposta di elezione formulata dalla maggioranza della commissione 'Giustizia e diritti'. "O viene nominato Respini, o salta il sistema", aveva avvertito il deputato e presidente del Ppd Fiorenzo Dadò, intervistato la scorsa settimana da questo giornale. Alla prova dei fatti il sistema vigente di elezione delle toghe ha retto. La commissione parlamentare non è stata sconfessata.   

Fasana succede a Rigozzi

Oggi pomeriggio il Gran Consiglio ha proceduto anche ad altre nomine in magistratura. Ha designato Vittoria Fattizzo-Marocco, specialista immobiliare (come precisato nel rapporto della 'Giustizia e diritti'), perito del Tribunale di espropriazione e Beatrice Fasana quale componente non togato del Consiglio della magistratura. Fasana succede a Gerardo Rigozzi, che a fine mese abbandonerà la carica per raggiunti limiti di età. Tutti e due sono di area Plr.

Il deputato dell’Mps Matteo Pronzini (Mps) aveva chiesto il rinvio dell’elezione del nuovo membro laico del Cdm dopo aver lamentato l'assenza di spiegazioni, nel rapporto dell'Ufficio presidenziale del Gran Consiglio, circa la decisione dello stesso Up di proporre al plenum l’elezione di Fasana. Sulla stessa lunghezza d’onda Tamara Merlo di Più Donne: «Una qualche spiegazione serve, senza nulla togliere alle capacità della candidata proposta». Pronta la replica della capogruppo liberale radicale Alessandra Gianella: «Il curriculum vitae di Beatrice Fasana lo avete letto tutti. È una persona integra, in gamba, competente, aperta al dialogo». Gianella ha chiesto al plenum di respingere la proposta di rinvio della nomina. La stragrande maggioranza del plenum ha raccolto l’invito.

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