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01.06.2021 - 19:57
Aggiornamento : 20:47

Diritto penale, ritorna il quarto giudice di garanzia

Magistrati dei provvedimenti coercitivi: il Gran Consiglio sottoscrive (nessun contrario) il rapporto di Corti e Viscardi: sì all'iniziativa di Ghisletta/Ducry

«Oggi la politica ha l’occasione di fare un atto di giustizia verso la Giustizia». Occasione colta. Il Gran Consiglio ha aderito all'invito del socialista Nicola Corti e ha così reintrodotto il quarto giudice dei provvedimenti coercitivi. Il rapporto stilato da Corti e dalla liberale radicale Giovanna Viscardi per conto della commissione 'Giustizia e diritti' - favorevole all'iniziativa depositata nel dicembre 2018 da Raoul Ghisletta e dall'allora deputato (indipendente) e già procuratore pubblico Jacques Ducry, iniziativa che chiedeva il ripristino della composizione a quattro magistrati dell'Ufficio dei gpc - è stato accolto all'unanimità dei presenti. Nessun contrario, nessun astenuto. 

Dopo cinque anni il parlamento (e il Consiglio di Stato) torna dunque sui propri passi. Bisogna infatti risalire al 2016, quando nell'ambito della grande manovra di risparmio per risanare le finanze cantonali, il Gran Consiglio approvò il taglio, proposto dal governo, di un giudice dei provvedimenti coercitivi. Un taglio avallato nel 2017 in votazione popolare, in seguito al referendum contro la sforbiciata lanciato dal sindacato Vpod con il sostegno del Partito socialista. La misura di risparmio si è rivelata però nel tempo assai infelice, considerate, tra l'altro, le ulteriori competenze assegnate a questi giudici di garanzia. I giudici dei provvedimenti coercitivi, i gpc appunto, sono infatti chiamati a confermare o meno arresti e carcerazioni di sicurezza ordinati dal Ministero pubblico, a convalidare o no le istanze di proroga della detenzione preventiva, a deliberare su quelle di messa in libertà avanzate dalla difesa, ad autorizzare o meno i controlli telefonici, a pronunciarsi sulle richieste di levata dei sigilli... Non solo. L'Ufficio del gpc  ha assorbito anche le competenze che erano del giudice dell'applicazione della pena. 

«Nessuno - ha avvertito Corti - è al riparo dall’apertura di un procedimento penale nei suoi confronti, nessuno è al di sopra della legge». L’esercizio dell’azione penale, ha continuato l'ex pp, «è una delle attività in cui i poteri dello Stato si manifestano nel loro massimo vigore, per cui è legittimo attendersi il massimo rigore. Baluardi della garanzia di correttezza delle procedure in ambito penale sono due istituzioni». Ovvero «l’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi e la Corte dei reclami penali». Tuttavia «anche il miglior sistema, quello pensato meglio, quello codificato nel modo più adeguato, resta confinato al mondo delle idee se non vi sono donne e uomini posti nelle condizioni di poter concretizzare ciò che in potenza la politica loro offre», ha osservato Corti. E allora, ha aggiunto il co-relatore, «I tempi paiono maturi per poter rendere giustizia a quell’Ufficio», l'Ufficio dei gpc, «allentando la pressione nel frattempo accresciuta da sempre nuove competenze», attribuite a quest'autorità giudiziaria sia dal Cantone sia dalla Confederazione.

'Giurista d'appoggio da mantenere'

Rivolgendosi al governo, Corti ha inoltre auspicato il mantenimento in via definitiva, all'interno all'Ufficio dei gpc, del giurista che nel 2016 il Gran Consiglio aveva chiesto al Consiglio di Stato per compensare il taglio di un giudice ordinario. «Un giurista d'appoggio, preso in prestito da un altro servizio dell'Amministrazione, per coadiuvare l'Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi nel tentativo ultimo di favorire il pagamento di sanzioni in denaro evitando la loro mera conversione in giorni di privazione di libertà - ha ricordato il co-relatore -. Lo si sottolinea qui ancora forte e chiaro: questa attività consente di incamerare somme considerevoli, aumentate contabilmente dai minori costi per occupazioni evitabili di spazi carcerari, che coprono abbondantemente i costi a carico dello Stato non solo per il ripristino del quarto gpc, ma anche per l’inserimento in organico, in pianta stabile, di questa preziosa figura d’appoggio». Una richiesta, quella del 'consolidamento' del giurista, rilanciata dal capogruppo socialista Ivo Durisch. Sulla questione sono in corso approfondimenti da parte del Dipartimento istituzioni, ha affermato il suo direttore, Norman Gobbi. Il quale sulla necessità di incrementare il numero dei giudici dei provvedimenti coercitivi non ha dubbi: un potenziamento giustificato «dalle nuove competenze e dall'aumento dei casi complessi».

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