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29.05.2021 - 09:580
Aggiornamento : 12:36

Lega in assemblea a giugno. Per una nuova organizzazione

Consiglieri di Stato, deputati e municipali convocati il 20 giugno per discutere e approvare i nuovi statuti. Considerazioni e auspici di alcuni esponenti

La Lega dei Ticinesi in assemblea. Se non è una novità, poco ci manca per un movimento che alle riunioni solenni degli altri partiti preferisce le festose adunate nei capannoni (così perlomeno nell'era pre-pandemica). L'appuntamento è per domenica 20 giugno alle 17 al Centro di istruzione della Protezione civile a Rivera. In ballo un grosso tema: la riorganizzazione della Lega, con l'adozione di nuovi statuti. La convocazione è partita nei giorni scorsi dal segretario Piergiuseppe Vescovi. L'invito a partecipare è stato rivolto agli eletti del movimento nei municipi, in Gran Consiglio, al Nazionale e in Consiglio di Stato. Il lavoro di avvicinamento non è ancora concluso: «L’ordine del giorno sarà diffuso vicino alla data di convocazione dell’assemblea», ci spiega Vescovi. Che del lavoro fatto finora è contento: «Se ne parlava da tanto tempo di questo bisogno di rivedere alcune cose al nostro interno, da quando ho assunto l’incarico di segretario lo scorso settembre ho cercato di dare impulso a questo progetto che i referenti politici hanno poi deciso e che sarà comunicato. È stato tutto molto interessante e le discussioni sono sempre state serene e tranquille».

Foletti: ‘Organizzazione snella’

Un'assemblea che dovrebbe dunque ridisegnare la fisionomia della Lega. Anche se non si profilano, pare di capire, stravolgimenti. «L'intento è di darci una struttura, ma non simile a quella dei partiti tradizionali. Sarà una struttura snella. Da movimento», puntualizza Michele Foletti. Concretamente? «Se ne parlerà il 20 giugno», taglia corto il parlamentare cantonale e vicesindaco di Lugano, che con il capogruppo in Gran Consiglio Boris Bignasca, il consigliere di Stato Norman Gobbi e la municipale di Chiasso e già deputata al Nazionale Roberta Pantani ha curato - in virtù del mandato conferito al 'quadrumvirato' da una precedente riunione plenaria, nel 2019, svoltasi anch'essa a Rivera - la revisione degli statuti. Se l'assemblea del prossimo mese li approverà, i nuovi  rimpiazzeranno quelli del 1991 stilati dai fondatori della Lega dei Ticinesi: Giuliano Bignasca, Flavio Maspoli e Mauro Malandra, tutti e tre nel frattempo deceduti. 

Un'operazione necessaria secondo Foletti. «Oggi abbiamo le sezioni locali, che un tempo non avevamo, e contiamo tra i cinquanta e i sessanta municipali: siamo presenti in maniera capillare nei vari consessi comunali - rileva il granconsigliere -. Dobbiamo quindi darci un minimo di organizzazione. Il che non significa che ad esempio per ogni votazione federale o cantonale verranno convocati due, tre gremi del movimento per dire sì o no e dare di conseguenza indicazioni di voto ai nostri elettori». La riorganizzazione anche per frenare in alcune realtà istituzionali l'emorragia di consensi? «Ritengo che la questione dei consensi sia indipendente dall'organizzazione di una formazione politica: i voti arrivano grazie alle sue idee e alle persone - sostiene il municipale di Lugano -. Del resto altri partiti più organizzati della Lega hanno perso consensi alle recenti elezioni comunali». Sul contenuto dei nuovi statuti nulla dice Foletti. Tentiamo ugualmente: la Lega (ri)avrà un coordinatore? Più di uno? Una doppia presidenza, oggi tanto di moda? «Penso che non ci sarà una doppia presidenza, magari maschile e femminile per essere politicamente corretti, anche perché la Lega se ne frega altamente di essere politicamente corretta - chiosa il deputato al Gran Consiglio -. Ci sarà probabilmente un gremio di coordinatori».

Aldi: ‘No a una struttura rigida, le risorse del movimento sono le persone’

Afferma la vicecapogruppo nel parlamento cantonale Sabrina Aldi: «Quello di darsi una struttura è un passo già annunciato. Bisognerà comunque evitare una struttura rigida. Per me conta più la sostanza della forma. Le risorse di un movimento sono infatti le persone. Spero, ma ne sono abbastanza certa, che se il 20 di giugno o a settembre dovessimo darci una nuova organizzazione questa non sia analoga a quella degli altri partiti. Da sempre ciò che contraddistingue la Lega è la libertà al suo interno. E anche questo è uno dei motivi per cui sono nel movimento. E nessuno nella Lega mi ha mai criticata per le mie idee o per la mia sensibilità alle questioni soprattutto sociali». A proposito di sensibilità, Andrea Censi, granconsigliere e consigliere comunale a Lugano, auspica che «nella nuova organizzazione - che dovrebbe poggiare su due concetti a me cari: riforma e libertà - possano convivere le diverse e differenti anime, affinché insieme contribuiscano alla definizione di un chiaro indirizzo politico. E spero che queste anime siano rappresentate anche nell'organo dirigenziale». Nella futura struttura, aggiunge, «ci devono poi essere delle persone di riferimento». 

Caverzasio: ‘Non saremo mai un partito come gli altri’

«Non siamo organizzati come gli altri partiti e non lo saremo mai, dobbiamo mantenere la nostra natura» risponde netto il granconsigliere e municipale di Mendrisio Daniele Caverzasio. Che prosegue: «Non abbiamo bisogno di coordinatori, presidenti, sezioni, distretti… Da questa riorganizzazione potrebbe emergere che è sufficiente un portavoce, magari di un comitato, di un gruppetto di ‘colonnelli’, un coordinamento, chiamiamolo come vogliamo ma nulla di precisamente verticistico ed eccessivamente strutturato». Per Caverzasio «è giusto avere una minima organizzazione, ma proprio minima: non dimentichiamo mai che noi dobbiamo essere quelli con il contatto facile, senza formalismi, che se uno deve parlare con degli eletti o un consigliere di Stato non deve passare da presidenti sezionali o macchine burocratiche». Riorganizzazione minima, quindi. Perché «se avere una struttura volesse dire avere ottimi risultati elettorali altri partiti avrebbero risultati ben migliori» afferma sibillino l’ex presidente del Gran Consiglio. Quindi si a qualche modifica, ma «soprattutto per rendere più semplice e meno formale la comunicazione anche interna. Penso ad esempio a un municipale che non siede in Gran Consiglio, per il quale avere un rapporto diretto con alcuni esponenti di commissioni parlamentari o direttamente coi consiglieri di Stato può essere fondamentale». Insomma, «facciamo un leggero ordine nel nostro disordine programmato», conclude con ironia Caverzasio.

Buzzini: ‘Per me comunicare con Zali è stato fondamentale’

Sull’importanza del dialogo a più livelli istituzionali si concentra anche il deputato al Gran Consiglio e municipale di Locarno Bruno Buzzini: «È fondamentale - ci conferma -. Occupandomi del dicastero ambiente molte volte il confronto costante col direttore del Dipartimento del territorio Zali ha aiutato sia un prezioso scambio di opinioni e informazioni, sia il raggiungimento di qualche obiettivo». Buzzini focalizza la sua attenzione anche sulla necessità che la comunicazione sia «lineare e semplice» non solo con i consiglieri di Stato del suo movimento, ma in generale: «Come municipio a Locarno abbiamo deciso di avere colloqui e incontri costanti con tutti i rappresentanti in Gran Consiglio del Locarnese, in modo da conoscere bene l’avanzamento dei dossier e confrontarci. A beneficio non solo dei comuni che hanno rappresentanti in parlamento, ma di tutti quelli della regione».

Quadri: ‘Va bene, ma il tutto deve essere funzionale ai contenuti’

L’organizzazione interna va bene, «ma non è il problema principale. Deve essere funzionale ai contenuti e deve essere impostata per svilupparli meglio. Agli elettori interessano i temi e le proposte, non come siamo strutturati all’interno», afferma il consigliere nazionale e municipale a Lugano Lorenzo Quadri. Il quale sottolinea come «ho sempre posto il problema dei contenuti. Ritengo che la Lega debba tornare a essere più propositiva, tornare in piazza, a raccogliere firme per promuovere iniziative o referendum. Quindi sì, il fatto di essere più organizzati può rispondere al bisogno di efficacia ma il tutto deve essere diretto alla volontà di fare politica in un certo modo».

 

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