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22.05.2021 - 17:22
Aggiornamento: 24.05.2021 - 16:28

Legge sul terrorismo, nove ex-magistrati ricorrono al CdS

Secondo i ricorrenti, nella procedura di votazione e nell'informazione alla popolazione ci sarebbero informazioni false e fuorvianti

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L'avvocato Paolo Bernasconi (Ti-Press)

Nove ex-magistrati, tra cui numerosi sostenitori dell'Associazioni Uniti dal Diritto, hanno presentato un ricorso al Consiglio di Stato ticinese contro la votazione federale del 13 giugno sulla nuova Legge federale sulle misure di polizia per la lotta contro il terrorismo (MPT) per chiare e manifeste irregolarità riguardanti la procedura di votazione e l’informazione alla popolazione. Assieme ad altri giuristi confederati, ricorsi simili sono stati inoltrati anche a Zurigo, Lucerna e Obvaldo.

A firmare il ricorso, Paolo Bernasconi, John Noseda, Bruno Balestra, Luca Maghetti, Luigi Mattei, Marco Mona, Pietro Simona, Emanuele Stauffer.

Alla base del ricorso, la convinzione che l'opuscolo informativo fornito dalle autorità federali e cantonali, contenga false informazioni in merito all'oggetto in votazione, ciò che lederebbe il diritto costituzionale a tutela della libera formazione dell'opinione (art. 34 della Costituzione federale). "La pubblicità fuorviante è stata diffusa e ripetuta in molteplici occasioni da diverse fonti" sostengono i ricorrenti, argomentando che sarebbe un'informazione fuorviante quella che era il tema principale della pubblicità, ovvero che "le autorità di polizia potrebbero intervenire per comportamenti legati al terrorismo soltanto dopo la consumazione di un atto terroristico. Questa informazione fuorviante ha già ricevuto un eco politico e mediatico estremamente importante ed è stata propagata dalle autorità federali (es.: messaggio 19.032 del Consiglio federale, libretto informativo distribuito all'elettorato, documentazione pubblicata sul sito web della Confederazione, conferenza stampa della Consigliera federale Keller-Sutter del 13.04) oltre che in una serie di interviste e prese di posizione pubbliche da parte di personalità autorevoli e personalità politiche".

 Informazioni al pubblico palesemente fuorvianti

Secondo i nove ex-magistrati, è "una falsità" il fatto che, a dire del Consiglio federale, attualmente non potrebbero essere inflitte condanne anche per chi non ha commesso un reato, ma ha già tentato di commetterlo, poichè il Codice penale svizzero all'art.22 punisce già i reati "tipici del terrorismo", fra i quali vengono annoverati "gli atti preparatori, i reati contro la vita e l'integrità della persona, i reati contro la libertà personale, i reati di comune pericolo (es.: occultamento e trasporto e uso di materie esplosive o di gas velenosi), i reati contro le pubbliche comunicazioni, i reati di falsità, i reati contro la tranquillità pubblica, i reati contro lo Stato e la Difesa nazionale, i reati contro la pubblica autorità, rappresentazione di cruda violenza". A supporto di questa tesi, i ricorrenti citano le circa trenta condanne pronunciate dal 2004 dal Tribunale penale federale per "partecipazione, sostegno o simpatia nei confronti di gruppi terroristici in applicazione della Legge federale riguardante il divieto di appartenenza al gruppo Al Qaida e ad altre organizzazioni". 

 

Mancata trasparenza sulla violazione dei diritti individuali fondamentali

Anche le spiegazioni del Consiglio federale sulla conformità delle nuove norme alla protezione e salvaguardia dei diritti fondamentali come previsto dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'Uomo, dalla Convenzione dei diritti dell'Uomo delle Nazioni Unite nonché dalle norme della Costituzione federale sono sotto l'occhio dei ricorrenti, secondo i quali "viene sottaciuto che proprie queste affermazioni sulla salvaguardia dei diritti sono state smentite dal Dipartimento federale degli Affari Esteri, da oltre 60 professori di diritto di atenei svizzeri, da parte di agenzie internazionali delle Nazioni Unite e del Consiglio d'Europa, da parte di numerose organizzazioni internazionali per la protezione dei diritti fondamentali", fra cui  Amnesty International, e dal Prof. Nils Melzer, referente speciale per la Svizzera presso le Nazioni Unite sul tema della tortura. "Questa legge rappresenta una violazione massiccia dei diritti individuali delle cittadine e dei cittadini svizzeri!" denunciano gli ex-magistrati, concudendo che "l'associazione Uniti dal Diritto accoglie con favore questo ricorso contro una legge pericolosa per lo Stato di diritto svizzero. La Legge non solo è inutile, ma è anche stata propagandata in maniera fuorviante e scorretta da parte della autorità federali, le quali dovrebbero invece essere imparziali e informare in maniera trasparente la popolazione".

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