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28.04.2021 - 16:21
Aggiornamento: 18:08

Salari minimi cantonali anche per i distaccati

È quanto prevede una revisione della legge proposta dal Consiglio federale e frutto di una mozione dell’allora Consigliere agli Stati ticinese Fabio Abate

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Ti-Press

Berna – In futuro, anche i lavoratori distaccati dovrebbero beneficiare del salario minimo stabilito da quei cantoni che lo applicano già o intendono introdurlo in futuro.

È quanto prevede una revisione di legge adottata oggi dal Consiglio federale, assieme al relativo messaggio, frutto di una mozione dell'allora Consigliere agli Stati Fabio Abate, sottolinea una nota governativa odierna.

Conforme alla libera circolazione

La mozione, presentata nel 2018, vuole fare in modo che anche le aziende di distacco dell'Ue siano tenute a garantire i salari minimi cantonali, già realtà a Neuchâtel, Giura e in Ticino. L'obbligo vale però soltanto se la legge cantonale applica il salario minimo anche ai lavoratori il cui luogo di lavoro abituale si trova al di fuori del territorio cantonale.

In questo modo, la revisione garantisce il rispetto del principio di non discriminazione sancito nell’Accordo sulla libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l’Unione europea: tutti i datori di lavoro i cui collaboratori sono attivi in un Cantone che prevede una legge sul salario minimo sono infatti trattati allo stesso modo.

Prerogative cantonali rispettate

Il progetto stabilisce inoltre che i Cantoni controllino il rispetto delle disposizioni cantonali sui salari minimi e che ne garantiscano l’esecuzione conformemente alle proprie leggi.

La revisione istituisce anche una base legale che permetterà alla Confederazione di richiedere una riduzione o una restituzione delle indennità versate se gli organi esecutivi non rispettano, o lo fanno solo in parte, i compiti previsti dalla legge sui lavoratori distaccati e dalla legge sul lavoro nero. A entrambe le leggi verrà aggiunta una disposizione in tal senso.

La legge sui lavoratori distaccati  consentirà alla Confederazione di mettere a disposizione degli interlocutori sociali e dei Cantoni una piattaforma web mediante la quale trasmettere documenti e informazioni nell'ambito dell'applicazione della legge sui lavoratori distaccati.

Lotta alla concorrenza sleale

La mozione Abate - approvata nel 2018 abbastanza nettamente agli Stati, ma con maggiore affanno al Nazionale l'anno seguente malgrado la raccomandazione negativa della commissione preparatoria, n.d.r - si propone di contrastare la concorrenza sleale e il dumping sociale e salariale.

Approvando la mozione, il parlamento aveva anche sconfessato il Consiglio federale. Il ministro dell'economia, Guy Parmelin, aveva accennato durante i dibattiti a una sentenza del Tribunale federale secondo cui, diversamente dalle misure collaterali in vigore a livello nazionale, l'introduzione di salari minimi da parte dei Cantoni serve a lottare contro la povertà: non si tratterebbe quindi di una misura legata al mercato del lavoro. Solo in questo modo, aveva argomentato Parmelin, il salario minimo "è conforme al principio di libertà economica sancito dalla Costituzione e dal diritto federale".

Secondo Parmelin, inoltre, il salario minimo garantisce un minimo vitale e, in alcuni casi, è inferiore al salario usuale applicato in un determinato settore economico sprovvisto di Contratto collettivo di lavoro. Vi era il rischio che le aziende estere decidessero di applicare il salario minimo, inferiore a quello usuale, facendo concorrenza proprio alle aziende locali e ai loro collaboratori che si vorrebbero invece proteggere.

Argomentazioni che non avevano convinto i sostenitori della mozione. Quest'ultimi avevano rimproverato al ministro dell'economia di fare dell'accademismo e di non tenere conto dei problemi di molti cantoni di frontiera alle prese con forti pressioni sui salari.
 

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