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laR
 
23.03.2021 - 17:32
Aggiornamento: 20:30

Vendita di birra e vino, via il limite orario

La commissione ‘Economia e lavoro’ sottoscrive il rapporto di maggioranza di Speziali (Plr): sì ai fermentati, il divieto rimarrà solo per i distillati

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Ti-Press

I giochi non sono fatti, bisogna ancora passare dal plenum del Gran Consiglio. Ma dalla commissione parlamentare 'Economia e lavoro' è intanto giunto il primo verdetto. La maggioranza - Plr, Lega, Udc e Partito comunista - ha sottoscritto oggi il rapporto del liberale radicale Alessandro Speziali che aderisce all'iniziativa con cui il leghista Andrea Censi e Fabio Käppeli (Plr) chiedono l’abolizione del divieto della vendita di alcol nei negozi, inclusi quelli annessi alle stazioni di servizio, dopo una data ora: le 19 dal lunedì al venerdì (le 21 il giovedì), le 18.30 il sabato e dopo le 18 la domenica e nei giorni festivi. Sì allo smercio di bevande alcoliche, ma non di tutte. Speziali e cofirmatari propongono infatti la vendita, anche dopo gli orari indicati, solo dei fermentati, vale a dire birra e vino. Verrebbero quindi mantenute le restrizioni per i distillati: insomma, per i superalcolici nessun allentamento. I rapporti su cui il plenum del Gran Consiglio si pronuncerà nella seduta di aprile saranno tuttavia due: il secondo è quello di minoranza, allestito dal socialista Fabrizio Sirica e dal popolare democratico Fiorenzo Dadò. Ps, Ppd e Verdi sono contrari su tutta la linea all'iniziativa di Käppeli e Censi.

Censi (Lega): ‘Si ridà un po' di libertà ai cittadini’

Gli attuali limiti orari sono sanciti dalla Legge cantonale sull’apertura dei negozi in vigore dal gennaio dello scorso anno, nella quale sono stati inseriti in seguito a una proposta del gruppo di lavoro ‘Giovani, violenza, educazione’. «Il rapporto di maggioranza non accoglie al cento per cento la nostra richiesta: si tratta di un compromesso, un compromesso che è comunque un importante passo avanti nella giusta di direzione - commenta Andrea Censi, che è anche presidente della Commissione - Se il parlamento seguirà la maggioranza della 'Economia e lavoro', verrà eliminato un divieto che non ha un effetto dissuasivo nei confronti dei minori, ai quali già oggi la legislazione cantonale vieta la vendita di alcol, si favorirà l'economia ticinese - dunque la distribuzione e la produzione - e si ridarà un po' di libertà ai cittadini, quella di poter acquistare birra e vino anche dopo una determinata ora. Non solo - aggiunge Censi -, si rimuoverà anche una forma di discriminazione, che penalizza i negozi ticinesi e i take-away, dato che anche questi ultimi sottostanno alla legge sulle aperture dei negozi. I chioschi annessi alle stazioni di servizio sulle autostrade e i negozi delle stazioni ferroviarie, che sono disciplinati dalla normativa federale, non conoscono infatti le restrizioni orarie nella vendita di bevande alcoliche che conoscono invece ora i commerci ticinesi. Ricordo inoltre che ogni anno vengono svolti diversi controlli commissionati da distributori di benzina alle associazioni di protezione dei minori: ebbene, risulta che il Ticino è uno dei cantoni dove si rispetta maggiormente il divieto di vendita di alcolici ai minori».

Speziali (Plr): ‘Le emergenze sociali che riguardano i giovani sono altre’

 «Questo rapporto ha voluto trovare una soluzione che definisse un equilibrio tra i vari interessi in campo - spiega alla ‘Regione’ il relatore di maggioranza Alessandro Speziali (Plr) -. Abbiamo da una parte la libertà di commercio, il grande pubblico, il turismo e l’economia locale. Dall’altra i problemi legati all’abuso di alcol, che nessuno vuole banalizzare». Con questa soluzione, afferma il deputato liberale radicale, «abbiamo trovato la quadratura del cerchio. Togliamo il divieto per le bevande fermentate e lo manteniamo per i distillati, così da continuare a combattere alcune mode giovanili e fenomeni come il ‘binge drinking’». Speziali si concentra anche sulla stretta attualità, vale a dire gli episodi di violenza avvenuti sabato scorso alla Foce del Cassarate a Lugano con molti giovani coinvolti. «L’antidoto non è quello dei divieti», dichiara il presidente liberale radicale. Bensì «che i giovani possano riappropriarsi della normalità e incontrarsi, pensare di dare un colpo di mano alla situazione con queste misure vuol dire mancare l’obiettivo principale: ridare loro la possibilità di riprendere in mano la loro vita». Ma nessuna volontà di banalizzare, si diceva. «Certo. Ma attenzione: le questioni legate all’abuso di alcol toccano le sensibilità di tutti, e tutti siamo vicini a questi problemi. Ma ogni cosa va ricondotta alla sua casistica. Non vorrei che cominciasse a esserci quella sensazione di vedere tutti i giovani coinvolti nell’abuso di alcol. C’è un’emergenza sociale che li riguarda, ma per risolverla bisogna passare da ridargli una vita normale, il diritto alla formazione, la possibilità di incontrarsi e di vivere la loro vita».

Sirica (Ps): ‘Messaggio sbagliato, incoerente e controproducente’

Parte dagli episodi di sabato sera anche il relatore del rapporto di minoranza Fabrizio Sirica (Ps), rimarcando come «questo rapporto sia più attuale che mai. Abbiamo visto cosa è successo a Lugano, abbiamo visto cos’è l’insofferenza giovanile e cosa si prospetta. Non è nostra intenzione colpevolizzare i giovani, e nemmeno pretendiamo che mantenere i divieti di vendita di alcol dopo una certa ora risolverebbe tutto - annota Sirica da noi raggiunto -. Ma la prevenzione strutturale serve per evitare fenomeni che, con più alcol in corpo, potevano essere ancora più forti. Certo: ci vogliono più campi da calcio e spazi di aggregazioni che divieti, ma questa è una parte importante». Il perché per Sirica è chiaro: «Tutte le associazioni e i professionisti del settore ce lo dicono, abbiamo uno studio che scientificamente dice che è la misura più efficace e oggi la si vuole togliere? È un messaggio sbagliato, incoerente e controproducente».

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