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25.02.2021 - 21:05
Aggiornamento: 21:29

Dadò all'attacco su costi della salute e soldi pubblici

Il presidente del Ppd al comitato cantonale parla delle iniziative cantonali sui premi di cassa malati e affonda sull'indipendenza di parlamento e giustizia

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In attesa di poter tornare in presenza, primo comitato popolare democratico via web. Foto: Archivio Ti-Press

«Ci sono situazioni che vanno denunciate ma soprattutto affrontate. Situazioni che tirano in causa, bistrattandoli, concetti sacrosanti per una società che vuole mantenersi sana: trasparenza, indipendenza e conflitti d’interesse. Parlo dei costi della cassa malati, dell’indipendenza della giustizia e del parlamento, dell’uso corretto dei soldi pubblici». È un Fiorenzo Dadò da combattimento quello che stasera ha fatto il punto della situazione al primo comitato cantonale del Ppd svoltosi via web. Il presidente popolare democratico giudica «una notizia negativa» il fatto che la Commissione sicurezza sociale e sanità del Consiglio degli Stati abbia «senza tanti patemi d’animo» deciso di respingere una delle tre iniziative cantonali per contenere gli aumenti dei premi di cassa malati proposte dal direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa. «Non conosciamo le motivazioni che hanno portato a questo verdetto negativo e quindi non ci pronunciamo, ma conosciamo bene le composizioni di queste commissioni: ci siedono, a nostro avviso in modo del tutto inopportuno, anche dei politici legati alle casse malati». I quali, affonda Dadò, «hanno perciò dei conflitti d’interesse palesi nell’affrontare iniziative come queste che toccano un contesto di interesse pubblico».

Dadò: ‘La pazienza dei contribuenti sta giungendo al termine’

Ma non è finita, anzi. Perché il referendum finanziario obbligatorio, che nei giorni scorsi il Gran Consiglio ha deciso di mandare davanti al popolo sia con l'iniziativa popolare sia col controprogetto commissionale, porta Dadò a dire come «è evidente che il controllo dell’uso del denaro pubblico non gode della sufficiente fiducia, trasparenza, indipendenza e neppure legittimazione, in quanto il controllore non può essere direttamente nominato e coadiuvato dal controllato». Per questo, e riferendosi alla proposta di istituire una Corte dei conti di cui laRegione ha dato notizia oggi, «chi si oppone a una concreta e radicale revisione del sistema e all’introduzione di un organo di controllo totalmente indipendente dalla politica e dall’amministrazione o è in malafede, o non si rende conto che la pazienza dei contribuenti sta giungendo al termine: si tratta di denaro incamerato con le loro imposte».

Ma se si parla di indipendenza, per il presidente del Ppd «la giustizia e il Gran Consiglio ne hanno una necessità assoluta. La situazione di inadeguatezza maturata nel Legislativo cantonale, in particolare per quello che riguarda le nomine dei magistrati, è di una tale gravità che non possiamo più stare a guardare. In particolare dopo gli ultimi episodi di interferenze che hanno visto sciogliersi come neve al sole la fiducia collaborativa dei partiti tra di loro e anche nei confronti di altre istanze, magistratura compresa». Quindi occorre chiamare a raccolta, aggiunge, «quelle persone che non hanno come unico vero obiettivo l’accumulo delle sedie del proprio colore e il controllo del potere».

De Rosa: ‘Ne usciremo, ma ora solidarietà e responsabilità’

A un anno dal primo caso accertato di coronavirus in Ticino, il direttore del Dss Raffaele De Rosa esprime «un pensiero di vicinanza a chi è stato toccato da un lutto e dalla malattia» e «un ringraziamento a tutti coloro che si sono trovati e si trovano ad affrontare in prima linea la pandemia, dai professionisti ai volontari». Quello caratterizzato dal Covid, rileva De Rosa, «è stato un anno molto difficile: incertezza e limitazioni sono state all’ordine del giorno, vorremmo tutti una vita più normale. Ci arriveremo, ma è doveroso fare appello alla solidarietà e alla responsabilità individuale e collettiva per perseguire l’obiettivo più importante: proteggere la salute della popolazione, sconfiggere il virus e progettare il rilancio economico e sociale del cantone». Un rilancio che sarà difficile. Il direttore del Dss annota che «in una crisi l’unità di intenti, la coesione e la solidarietà hanno un ruolo fondamentale: oltre alla crisi sanitaria è indubbio ci sia una crisi economica e sociale, che si tradurrà in un aumento delle domande di prestazioni sociali». E ricorda la prestazione ponte Covid, che entrerà in vigore dal 1° marzo: «Uno strumento complementare agli altri aiuti per sostenere soprattutto gli indipendenti».

Agustoni: ‘Non siamo in dittatura, ma occorre ritorno alla normalità anche nei processi decisionali’

È tutto rivolto al futuro l’intervento del capogruppo popolare democratico in Gran Consiglio Maurizio Agustoni. Partendo dal fatto che «abbiamo scoperto per la prima volta che le nostre libertà, anche quelle più essenziali, possono essere limitate in modo quasi improvviso, praticamente senza possibilità di discussione» avverte: «È impossibile che le future discussioni dure e le prossime scelte difficili siano sottratte alla più ampia discussione democratica». Agustoni ricorda che «il Ps ha già fatto sapere che vedrebbe di buon occhio un aumento delle imposte cantonali, altri partiti proporranno tagli della spesa pubblica e delle prestazioni sociali». Il Ppd, riprende il suo capogruppo, «ha più volte ribadito che l’equilibrio finanziario, pur necessario, non può diventare un vuoto feticcio al quale sacrificare le conquiste sociali del nostro cantone». E in tutto questo, «il diritto di essere coinvolti nelle decisioni che costruiscono il nostro futuro non è una formula vuota, è qualcosa che dobbiamo alimentare col nostro impegno». Contrariamente al presidente nazionale dell’Udc Marco Chiesa, Agustoni non pensa che «il Consiglio federale abbia instaurato una dittatura». Ritiene però «che occorra un graduale ritorno alla normalità, anche nei processi decisionali».

Leggi anche:

'Un tribunale popolare per i soldi pubblici'

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