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03.02.2021 - 18:18
Aggiornamento: 18:46

'Vaccinazioni: e le persone con disabilità?'

Interrogazione del gruppo socialista in Gran Consiglio sulla mancata priorità alle persone disabili ad altissimo rischio nella strategia vaccinale cantonale

Dare priorità nelle vaccinazioni alle persone con disabilità e con malattie croniche ad altissimo rischio a prescindere dall'età. È quanto si chiede in un'interrogazione del gruppo socialista in Gran Consiglio con Henrik Bang primo firmatario. 

"I grandi dimenticati" della strategia vaccinale. Così i socialisti definiscono le persone che vivono o frequentano istituti per invalidi Lispi, assimilate nella loro condizione ai detenuti in quanto persone ai piedi della scala delle priorità delle vaccinazioni, appena un gradino sopra la popolazione sana. Allo stesso modo vengono prese in considerazione le persone con disabilità che vivono la medesima situazione "in trepidante attesa presso il proprio domicilio". In Ticino, osservano i firmatari dell'interrogazione, la priorizzazione delle vaccinazioni in base ai gruppi target definiti dalla strategia dell'Ufsp è stata implementata in maniera "particolarmente dogmatica rispetto alla priorità assoluta del fattore età": la categoria delle "persone affette da malattie croniche ad altissimo rischio, indipendentemente dall’età" inclusa dall'Ufsp nel gruppo target 1 "persone particolarmente a rischio" con priorità di vaccinazione rispetto agli altri è stata inglobata nella fascia "persone con meno di 74 anni con malattie croniche", che nell'ordine di priorità è successiva agli ospiti e collaboratori delle case anziani e agli over 80 e i loro conviventi di oltre 75 anni, già interessati dalle vaccinazioni nei centri cantonali e di prossimità e soggetti, attualmente, ai noti problemi circa l'approvvigionamento dei vaccini, ciò che sta portando a ritardi e sospensioni delle prenotazioni. Sarebbe stato opportuno, proseguono i socialisti, suddividere le persone a rischio in due categorie distinte in modo da dare priorità assoluta alle persone "ad altissimo rischio". "A tal proposito", affermano, "constatiamo sbigottiti come decine di persone con disabilità ad altissimo rischio che vivono in case o reparti medicalizzati Lispi del Ticino, non solo non hanno ancora potuto beneficiare della vaccinazione, ma nemmeno sanno se e quando potranno entrare a far parte di una lista di priorità".

Gli appelli e le testimonianze

L'interrogazione richiama gli "accorati appelli" lanciati nelle ultime settimane dai direttori dell’OTAF e di Pro Infirmis e dall’associazione di famigliari atgabbes rispetto alla gravità della situazione vissuta dalle persone con disabilità in attesa di un vaccino citando per intero l'appello della madre di una persona affetta da disabilità rivolto al Direttore del Dss, ritenendo parli "più di qualsiasi altra spiegazione":

"Sono il famigliare curante di Giona, un giovane uomo di 36 anni affetto da tetraparesi spastica con grave disabilità e con spesso problematiche polmonari e neurologiche associate. Le scrivo questa mia da mamma che da quasi un anno si barcamena, un po' come tutti, in questa difficile situazione dettata dal virus. Le risparmio i particolari che forse potrà da solo immaginare tra tamponi, mascherine (portate sempre e, all'interno a meno di un metro, anche da me per tutto questo periodo quando sono vicina a Giona per non "gocciolargli" sopra), non visite, non incontri, non socializzazioni ecc... Unico appoggio sicuro per noi è stato l'Istituto Provvida Madre (che Giona frequenta da 32 anni) che in questo momento sta facendo di tutto perchè la situazione si traghetti fino all'arrivo di una soluzione valida, il tutto non senza problemi.

Oggi però non voglio raccontarle la nostra storia privata bensì farle presente che io come mamma, ma oggi ho sentito alcuni medici direttamente interessati, alcuni operatori sociosanitari e altri genitori facenti parte del nostro gruppo genitori dell'Istituto, non riusciamo a capire come mai i nostri figli non rientrano tra le prime persone ad essere vaccinate.

Ci sentiamo un po' gli ultimi degli ultimi. Sembra non arrivino delle direttive chiare per gli istituti, tanto che si fa un po' di fatica nell'organizzarsi. Penso ora sia giunto il momento di prendere in mano la situazione e iniziare con le vaccinazioni. Forse non si capisce bene cosa vuol dire far rimanere in camera in isolamento una persona che non riesce ad esprimersi verbalmente? Forse non si riesce a farvi capire cosa significhi per i nostri figli non poterci comunicare le loro angosce che spesso dobbiamo sedare con dei medicamenti? e quando devono rimanere lontani per dei mesi dalla famiglia senza vederci, senza poter esprimere le loro ansie e i loro dolori che spesso si tramutano in aggressività̀ o autolesionismo?"

Vaccini in esubero: perchè non promuovere sinergia fra settore anziani e settore invalidi?

I granconsiglieri socialisti, inoltre, riportano alla ribalta il caso delle ben 60 dosi di vaccino impropriamente somministrate a persone non prioritarie ed esterne alle Case anziani, e delle 500 dosi in esubero somministrate a persone fragili pure esterne. "Di fronte alla necessità di “scartare” delle preziose dosi vaccinali", osservano i firmatari, "si sarebbe potuto a nostro avviso promuovere la sinergia tra settore “anziani” e settore “invalidi” organizzando per tempo la somministrazione ad una fascia fragile della popolazione che vive numerose privazioni che stanno compromettendo la loro salute fisica e mentale".

Sulla base di ciò, il gruppo socialista in Gran Consiglio pone le seguenti domande al Consiglio di Stato:

  1. Quali sono state le considerazioni che hanno portato a non inserire con priorità assoluta in Ticino la categoria “persone affette da malattie croniche ad altissimo rischio indipendentemente dall’età”?
  2. Perché non si sono considerate le “case medicalizzate” e i “reparti medicalizzati” Lispi - sottoposte alla Legge sanitaria e a vigilanza dell’Ufficio del medico cantonale - come “Pflegeheimen”, assimilabili quindi alle case per anziani nella strategia nazionale?
  3. È possibile procedere immediatamente alla vaccinazione del centinaio di ospiti con malattie croniche ad altissimo rischio ospitate in questi reparti?
  4. Conferma che in generale le persone con malattie croniche, a prescindere dall’età, saranno le prossime persone (assieme ai < 80 anni) a poter accedere alla vaccinazione, non appena le forniture di vaccini lo permetteranno?
  5. Come e quando si intende procedere con la vaccinazione delle persone disabili che vivono “segregati” nelle strutture residenziali e di coloro a domicilio che sono privati di buona parte dell’offerta ambulatoriale?
  6. Il Consiglio di Stato non ritiene opportuno, se non dovesse ritenere di avere i margini di manovra per agire differentemente, di sollevare presso le autorità federali, come più volte fatto in questa pandemia, un’accorata richiesta di riconsiderare la priorità di vaccinazione delle persone con disabilità?
  7. Come giudica il Consiglio di Stato queste somministrazioni “privilegiate” a categorie non previste nelle Case per anziani?
  8. Quali misure di controllo sono in vigore e quali nuove misure sono previste per evitare somministrazioni non previste?

L'interrogazione è firmata, oltre che dal granconsigliere Henrik Bang, primo firmatario, da Anna Biscossa, Simona Buri, Nicola Corti, Fabrizio Garbani Nerini, Gina La Mantia, Carlo Lepori, Daria Lepori, Daniel Pugno Ghirlanda, Laura Riget, Fabrizio Sirica.


 

 

 

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