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Frida Andreotti (Ti-Press)
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01.02.2021 - 15:54
Aggiornamento: 18:19

Tutele e curatele in Ticino: spazio a giudici e specialisti

Il Dipartimento istituzioni presenta la riforma: preture di protezione e misure decise da più persone. La bozza di messaggio in consultazione sino a fine marzo

Il Dipartimento istituzioni svela ufficialmente le carte sulla riforma dell'importante e delicato settore delle tutele e delle curatele in Ticino. Propone il passaggio dai Comuni al Cantone delle autorità di protezione e quindi della competenza di stabilire e applicare le misure per adulti e minori previste dal Codice civile svizzero. Suggerisce inoltre di abbandonare il vigente modello amministrativo e di adottare quello giudiziario, con l'introduzione di Preture ad hoc. Ergo, addio alle Arp, alle sedici Autorità regionali di protezione, del cui funzionamento, e relativi costi, sono attualmente responsabili gli enti locali. Messa a punto da un gruppo di lavoro diretto dalla Divisione giustizia (capoprogetto Cristoforo Piattini), la riorganizzazione è stata tradotta nella settantina di pagine di una bozza di messaggio posta oggi in consultazione sino a fine marzo: «Circa duecento» gli interpellati tra uffici pubblici, partiti e associazioni. Stando alla tabella di marcia indicata in conferenza stampa dal titolare del Dipartimento Norman Gobbi, il Consiglio di Stato dovrebbe varare «entro l'estate» il messaggio all'indirizzo del Gran Consiglio. Entrata in vigore della riforma? «Nel secondo semestre del 2024», sempre che il parlamento non la tiri per le lunghe e dia luce verde e a patto che poi i cittadini approvino la modifica della Costituzione cantonale per conferire base legale alle nuove Preture e di riflesso a un sistema che mira a rimuovere «le criticità manifestate» da quello incentrato sulle Arp. 

Il nuovo assetto   

Concretamente il Dipartimento istituzioni prospetta la creazione di quattro «Preture di protezione»: una del Distretto di Mendrisio; una di quello di Lugano; una dei distretti di Bellinzona, Riviera, Blenio e Leventina; una dei distretti di Locarno e Vallemaggia. Per rafforzare il concetto di prossimità, ovvero la vicinanza con la popolazione, il progetto contempla delle sottosedi: tre per la Pretura di protezione del Distretto di Lugano; due per quella dei distretti di Bellinzona, Riviera, Blenio e Leventina e altrettante per quella dei distretti di Locarno e Vallemaggia. Nessuna sottosede invece per la Pretura di protezione del Distretto di Mendrisio. Tirando le somme, dal profilo «logistico» le nuove autorità giudiziarie dislocate sul territorio saranno otto. In ognuna le misure da 'implementare' verranno decise da un collegio di tre membri: il pretore di protezione (o il pretore di protezione aggiunto) e due specialisti, uno con formazione in psicologia/pedagogia e uno in lavoro sociale (uno dei due specialisti potrà essere all'occorrenza un medico). «È una composizione - sottolinea la direttrice della Divisione giustizia Frida Andreotti, coordinatrice del gruppo di lavoro - che permetterà di garantire, più di ora, quella specializzazione delle autorità di protezione chiesta dalla revisione del diritto tutorio federale scattata all'inizio del 2013, ma anche di dare maggiore autorevolezza ai provvedimenti adottati per proteggere gli interessi e il bene della persona vulnerabile». I pretori di protezione («quattro»), gli aggiunti e gli specialisti saranno nominati «dal Gran Consiglio». Le Preture di protezione e le loro sottosedi impiegheranno complessivamente, inclusi i funzionari amministrativi, una «novantina» di persone: «Alcune giungeranno dalle Arp».  L'assetto concepito dal Dipartimento comprende anche una Commissione amministrativa delle Preture di protezione, ovvero, come si spiega nella bozza di messaggio, "un gremio di coordinamento teso a rafforzare l'omogeneità tra le strutture, a beneficio dell'uniformità procedurale, di prassi e di organizzazione delle stesse". La vigilanza sulle Preture di protezione sarà esercitata, come avviene ora con le Arp, dalla Camera di protezione del Tribunale d'appello. C'è di più. Il Dipartimento intende dar vita a un "sistema Preture di famiglia": con le Preture di protezione e quelle 'ordinarie' si vuole "rafforzare le sinergie fra le autorità giudiziarie nel campo del diritto di famiglia".  

Per finanziare il nuovo sistema serviranno, si stima, 13,4 milioni di franchi, che il Dipartimento conta di ricavare da un'altra riforma: la 'Ticino 2020' sulla ripartizione dei compiti e dei costi tra Comuni e Cantone. Se ciò non sarà possibile, «troveremo altre vie», assicura Gobbi, confidando comunque nei frutti del «dialogo instauratosi con i Comuni durante l'elaborazione del progetto di riforma sulle tutele». Una riforma, evidenzia Andreotti, «indispensabile tra l'altro affinché le decisioni ticinesi in quest'ambito siano considerate anche all'estero: ci sono Paesi, fra cui l'Italia, che riconoscono solo delibere di autorità giudiziarie». Una riforma «che concerne una materia estremamente delicata. Curatele, tutele, ricovero a scopo di assistenza, collocamenti, privazione dell'autorità parentale, regolamentazione dei diritti di visita sono misure di protezione che toccano infatti i diritti e le libertà fondamentali della persona». Nel 2018 «erano in essere in Ticino circa 6'900 misure e sono in totale 11mila le decisioni che annualmente in media vengono prese dalle attuali Autorità regionali di protezione, tante quante quelle del Ministero pubblico».

Il giudice Lardelli: un grosso salto di qualità 

Il giudice Franco Lardelli, presidente della Camera di protezione e membro del gruppo che ha lavorato al progetto, non ha dubbi. «Questa riforma - dice il magistrato alla 'Regione' - si impone perché le Arp in generale hanno delle difficoltà dovute anzitutto alla mancanza di sufficienti risorse umane: non adempiono così i requisiti di specializzazione che il legislatore federale ha stabilito. Vi sono Autorità regionali di protezione che possono contare sulla presenza dello specialista un giorno o un giorno e mezzo alla settimana, cosa che non consente di approfondire i problemi. Questa riorganizzazione rappresenta un grosso salto di qualità ed è, secondo me, innovativa a livello svizzero». 

 

   

 

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