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22.01.2021 - 06:000

Natalia Ferrara: ‘Il congedo parentale è una misura liberale’

La deputata del Plr sostiene convintamente la proposta che lunedì tornerà in Gran Consiglio e spiega perché voterà in modo diverso dal suo gruppo

«Il congedo parentale di 10 giorni non ha solo motivazioni sociali e culturali, ma anche economiche. E, da deputata Plr, dico che è una misura liberale». Dopo il pareggio del 16 dicembre, la proposta di istituire questo principio e di chiedere al Consiglio di Stato di implementarlo tornerà in Gran Consiglio nella seduta che si aprirà lunedì. Natalia Ferrara, gran consigliera liberale radicale, prende posizione ed è netta: «Il mio sì convinto è legato alla possibilità di scegliere se questi giorni di congedo vadano alla madre o al padre, perché ogni famiglia ha le sue esigenze».

Per quali altri motivi secondo lei è urgente l’introduzione del congedo parentale?

Non si è mai fatto mistero del fatto che il congedo maternità e il neo introdotto congedo paternità di soli 10 giorni non sono misure di conciliabilità sufficienti. Non esiste la soluzione unica per risolvere questioni così complesse. È noto che l’insieme di misure differenti contribuisce a un maggiore impiego femminile, a una effettiva conciliabilità tra vita professionale e vita familiare. Il congedo parentale è riconosciuto come una di queste misure, rappresenta un compromesso tipicamente elvetico e vale la pena adottarlo proprio in Ticino non appena possibile. Madri e padri dovrebbero poter decidere sulla cura dei figli, soprattutto per le famiglie con meno mezzi. Il mio sostegno da liberale è dovuto anche a questo.

Lei parla di prospettiva economica, ma il padronato è piuttosto scettico verso questo ulteriore periodo di congedo.

Bisogna capire se l’opposizione è motivata o ideologica. Ad esempio Fabio Regazzi, nell’autunno 2019, titolò un suo articolo ‘Verso il congedo parentale come misura casa-lavoro e di welfare’. Il presidente di Aiti esprimeva autocritica da parte del mondo economico e la volontà di andare proprio verso un congedo parentale. Mi ha dunque sorpreso il recente argomentario delle associazioni economiche – contro il congedo parentale – completamente avulso dalla realtà. Sostiene, ad esempio, che le Pmi ticinesi con pochi dipendenti non potrebbero far fronte a ulteriori assenze. Eppure parliamo di soli 10 giorni, tra l’altro a favore di uno dei due genitori, e non necessariamente in una volta sola, anzi. Pmi che impiegano soprattutto manodopera maschile e, che, se proprio vogliamo parlare di assenze, per un milite semplice che non fa carriera ammontano ad almeno 245 giorni (scuola reclute e corsi di ripetizione).

Il finanziamento per il militare è consolidato attraverso l’Indennità perdita di guadagno (Ipg), per centinaia di giorni e (quasi) nessuno mette in discussione che questa sia una necessità. Pongo dunque la riflessione e mi dico che la sicurezza nazionale è importante, certo, ma anche il futuro del Paese lo è. Personalmente, ho sempre votato a favore dei crediti per l’esercito, aerei compresi, ma non posso non chiedermi, anche a fronte delle voci contrarie a questo congedo di soli 10 giorni, se è corretto che un milite benefici di 245 giorni o più e una neo mamma di appena 98 giorni, quindi 14 settimane.

Inoltre, bisogna guardare alla nostra realtà. A un certo punto non sarà più una scelta ma un’imposizione dettata dall’agenda della vecchiaia: abbiamo una natalità bassissima, per rapporto a una popolazione anziana maggioritaria. Come vogliamo finanziare le nostre pensioni e l’aumento delle spese sanitarie (perché – per fortuna – invecchiamo e non moriamo prima)? Lavorando più a lungo? Incrementando l’immigrazione? Perché invece non favoriamo la natalità e l’impiego femminile? Oltre all’importanza di avere un lavoro occorre conciliarlo con la vita familiare, fatta non solo di figli, ma anche di genitori anziani, di impegni associativi e di volontariato. Per fortuna, aggiungo io. Oppure vogliamo persone che lavorino e basta o, peggio, uno Stato che debba coprire anche gli ambiti del lavoro non retribuito e del volontariato?

C’è chi sostiene che questi dieci giorni di congedo non faranno aumentare le nascite, però.

È una falsità. Il congedo parentale, insieme ad altre misure, certo che favorisce la natalità. La durata dei congedi, l’accessibilità e la diffusione capillare di strutture d’accoglienza per bambini e il loro costo determinano, eccome!, la natalità di una regione. Più si investe su questi aspetti e da più tempo, più si registra l’incremento di nascite.

Congedo maternità e congedo paternità quindi per lei non sono sufficienti?

No, non lo sono. E lo dimostrano i fatti: il 40% delle donne con figli in età prescolare in Ticino non lavora, molte famiglie sono costrette a chiedere congedi non pagati e cercano di barcamenarsi ma solo chi ha una situazione economica solida può permetterselo. Vogliamo cittadini di serie A e altri di serie B? E, sempre da liberale, aggiungo: pensiamo di cavarcela sempre con lo Stato a suon di sussidi, assegni, aiuti? La famiglia non è una questione prettamente privata e può e deve essere risolta anche dando davvero la possibilità a donne e uomini di esercitare una professione, a ogni livello, seppur genitori. Il congedo parentale così come proposto, tra l’altro, sarebbe finanziato dal prelievo sui salari, che possiamo stimare in 50 centesimi ogni mille franchi. Non credo che l’equivalente di una cialda di caffè o poco più per ogni lavoratrice o lavoratore sia una spesa insostenibile. Vedo piuttosto un’opposizione dogmatica, il timore che una volta votato questo principio, poi il congedo possa venire ampliato.

La questione ad ogni modo, come ricorda anche Faftplus, va oltre il congedo parentale o no.

È proprio così. Dobbiamo uscire dai ruoli tradizionali, dove la cura dei figli è riservata alla sola madre. Soprattutto in Ticino serve un salto culturale importante. Non a caso, nell’ultimo anno, il sistema è andato in crisi e si sono persi soprattutto impieghi femminili. Quando le scuole erano chiuse e i rapporti con i nonni preclusi, secondo voi chi si è occupato dei figli? L’abbiamo constatato anche nelle richieste di sostegno pervenute all’Associazione svizzera degli impiegati di banca: durante la pandemia, in Ticino, 9 richieste su 10 erano di donne. Oltre Gottardo invece quasi paritarie, con collaboratori della piazza finanziaria, anche in funzioni dirigenziali, che si sono presi cura dei figli tanto quanto le madri. Senza che commesse, infermiere, autiste di tram e via di seguito fossero costrette a rinunciare al proprio impiego, perché non sapevano dove sbattere la testa.

Più volte ha ripetuto ‘da liberale’. Il suo partito, del quale si è anche candidata ad assumerne la guida, su questo tema la pensa all’opposto.

In realtà, il Plr svizzero è favorevole di principio al congedo parentale, a rivedere nel suo insieme il sistema dei congedi affinché madri e padri possano scegliere liberamente come organizzarsi all’interno della propria famiglia. Anche il Plr ticinese, per quanto ho potuto appurare, è (in maggioranza) d’accordo sul principio. Per il gruppo parlamentare Plr si pone il problema della difficile situazione contingente dell’economia. La pandemia e le sue conseguenza fanno paura, lo capisco. Non dimentichiamo però che il tema passerebbe ancora dal governo, che c’è ancora tempo e modo per capire quando e come far entrare in vigore un simile congedo. Insomma, nessun cataclisma. Anzi, proprio a causa della pandemia, dell’incertezza, dei timori delle persone per il domani, si è ulteriormente abbassata la natalità. Occorre proprio dimostrarsi coraggiosi, un’iniezione di fiducia nel futuro, insomma, e quale può esserlo tanto quanto formare una famiglia?

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