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21.01.2021 - 05:550
Aggiornamento : 19:55

Donne detenute, commissione preoccupata

L'organo parlamentare di sorveglianza chiede un incontro al Dipartimento istituzioni. Schnellmann: è ora di avere un carcere femminile

Detenute in condizioni più restrittive di quelle a cui hanno diritto: è il caso di tre donne nel Carcere giudiziario luganese La Farera, due sono in espiazione anticipata della pena e una in esecuzione di pena. Nella stessa struttura altre tredici sono 'in preventiva': sono detenute in attesa di giudizio o per motivi di inchiesta. Quattro donne, invece, si trovano in esecuzione di pena oltre Gottardo (tre nel canton Berna e una nel canton Vaud), poiché nel nostro cantone non vi è più una sezione femminile riservata alle detenute processate e condannate a pene anche di lunga durata. La commissione del Gran Consiglio che sorveglia sulle condizioni di detenzione si dice "preoccupata per la situazione relativa alla popolazione carceraria femminile" e chiede un incontro al Dipartimento istituzioni "per avere maggiori informazioni circa le tempistiche sulla creazione della sezione femminile di esecuzione pena in Ticino". Il rendez-vous con il direttore del Dipartimento Norman Gobbi «dovrebbe tenersi agli inizi di marzo», indica alla 'Regione' il presidente della commissione Fabio Schnellmann (Plr). 

«Il carcere giudiziario è destinato di regola alle persone che sono in attesa di processo. I detenuti hanno diritto a un’ora d’aria al giorno. Vigono poi altre restrizioni», spiega, da noi interpellato, il direttore delle Strutture carcerarie cantonali (Scc) Stefano Laffranchini. Il dato è aggiornato a ieri: tredici le donne in detenzione preventiva alla Farera. Altre due, come scritto, sono in espiazione anticipata e una terza donna è in esecuzione di pena: dovrebbero trovarsi nell'attiguo Carcere penale della Stampa e usufruire così anche delle agevolazioni previste in regime di esecuzione di pena. Questo però oggi non è possibile. Dopo la chiusura quindici anni fa della sezione femminile al Carcere penale, le donne alle quali l'autorità giudiziaria ha irrogato una pena detentiva sono alla Farera. A queste detenute, come nel caso delle tre, la Direzione delle Scc cerca comunque di andare incontro, concedendo due ore d’aria e la possibilità di seguire una formazione. Tuttavia a causa di problemi logistici non è possibile ricreare le condizioni alle quali avrebbero diritto, come la possibilità di lavorare, mangiare assieme e avere più tempo libero, spiega Laffranchini. Per quale motivo non esiste più la sezione femminile al Penitenziario cantonale? «Nel 2006 non c’erano praticamente più donne detenute e la sezione è stata chiusa – rammenta il direttore –. Negli ultimi anni il numero delle detenute è però aumentato». La situazione odierna può incidere sul percorso di reinserimento sociale delle donne che scontano la pena nel carcere giudiziario? Schnellmann: «L'impatto c’è».  Concorda Laffranchini: questa condizione «può incidere sulla dignità della detenzione e ostacolare il percorso di risocializzazione».

Che fare? «È da tempo che si parla di ristrutturare lo stabile di Torricella–Taverne da cui ricavare un carcere femminile: ebbene, è ora di procedere», afferma Schnellmann, alludendo all'ex carcere aperto sottocenerino. E a sostegno della necessità di una struttura specifica per la detenzione delle donne, osserva: «I casi sono in aumento, è da qualche anno che il numero di detenute si aggira intorno alle quindici. Nel 2020 abbiamo avuto più di duemila giorni di incarcerazione femminile. Con una media di circa sei donne in stato di detenzione». Il carcere femminile a Torricella–Taverne sarebbe dunque una soluzione, parziale però, secondo il presidente della commissione parlamentare di sorveglianza sulle strutture detentive: «Per via delle dimensioni delle celle non sarebbe possibile accogliere le detenute che devono scontare una pena di lunga durata». Verrebbero pertanto trasferite, come ora, nel penitenziario di un altro cantone. Una situazione discriminatoria rispetto ai detenuti uomini. Oltre all’ostacolo della lingua, c’è la lontananza dalle proprie famiglie, le quali per fare visita a queste donne sono costrette a sobbarcarsi ore di viaggio. Un aspetto non indifferente che può avere risvolti psicologici e sociali.

Problema e preoccupazione non sono nuovi 

Non è la prima volta che la commissione parlamentare solleva il problema delle condizioni detentive delle donne, manifestando una certa preoccupazione. Lo aveva fatto per esempio con il rapporto relativo al periodo maggio 2016-maggio 2017. “Non esistendo una sezione femminile” nel Carcere penale, le detenute “devono rimanere alla Farera e non possono quindi beneficiare del regime” che vige alla Stampa, si leggeva nel documento allestito dall’allora coordinatore della commissione, il deputato liberale radicale Giorgio Galusero. Le donne che devono espiare pene di lunga durata “sono trasferite in carceri d’Oltralpe”, nel canton Berna o nel canton Vaud, “con pesanti conseguenze per le loro famiglie, soprattutto in presenza di figli”. E già allora la commissione aveva chiesto al Dipartimento istituzioni di “valutare la possibilità di riaprire la struttura di Torricella–Taverne”.

Si era tornati a parlare della questione nel marzo 2019 in occasione della presentazione da parte del Dipartimento dell’attività 2018 del settore esecuzione pene e misure. Nel corso di quell’anno l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, evidenziava la sua responsabile Luisella Demartini-Foglia, aveva seguito in totale "ottantanove" donne in carcere: "trentuno" quelle in esecuzione pena o di una misura al 31 dicembre. Durante l’incontro con i media Gobbi aveva indicato che il Dipartimento istituzioni stava lavorando a una soluzione: adattare l’ex carcere aperto di Torricella-Taverne in modo che possa ospitare le detenute. Per questo, aveva aggiunto, “si è deciso di chiedere alla Sezione della logistica uno studio di fattibilità”.

Studio cui si accenna nella risposta governativa del novembre 2020 alle due interrogazioni parlamentari, entrambe sul tema della detenzione delle donne in Ticino ed entrambe inoltrate lo scorso anno, citate nel comunicato diramato ieri dalla commissione: di una era primo firmatario Luca Pagani (Ppd), dell’altra era prima firmataria Roberta Passardi (Plr). “Nel luglio 2019 – scrive il Consiglio di Stato a proposito dell’opzione Torricella–Taverne – sono stati atti presentati i risultati dello studio di fattibilità svolto, che ha confermato la necessità di un investimento finanziario importante a fronte di una ristrutturazione per una decina di posti cella, con tempi di realizzazione di oltre sei anni”.

Andreotti: si sta valutando anche il futuro del Carcere penale  

«Il problema esiste e la preoccupazione della commissione è senz’altro condivisibile - afferma, contattata dalla 'Regione', la direttrice della Divisione giustizia (Dipartimento istituzioni) Frida Andreotti -. L’ipotesi di trasformare l'ex carcere aperto di Torricella-Taverne in un carcere femminile - operazione che, stando sempre allo studio di fattibilità, costerebbe circa sei milioni di franchi - è confermata, tuttavia come Dipartimento si sta riflettendo anche sul futuro del Carcere penale della Stampa e cioè su una sua eventuale ristrutturazione o sulla realizzazione di una nuova struttura per l’esecuzione della pena: due soluzioni che potrebbero contemplare anche l'inserimento una sezione femminile. Contiamo - prosegue la responsabile della Divisione giustizia - di sottoporre nel corso di quest’anno al capo del Dipartimento un progetto di pianificazione del settore esecuzione pene e misure in Ticino: è in questo contesto che il Consiglio di Stato deciderà come muoversi. E potrebbe magari optare per un carcere femminile a Torricella-Taverne». Un carcere, tiene a precisare Andreotti, «che sarebbe destinato unicamente alle donne in esecuzione di pena, a seguito dunque di una condanna, o in espiazione anticipata: una decina di celle singole, una doppia per ospitare figli piccoli. Si tratterebbe comunque di pene detentive di breve durata, dovendo rispettare dei vincoli pianificatori. Le donne condannate a pene lunghe verrebbero come oggi trasferite in carceri femminili d’oltre Gottardo. Le donne in carcerazione preventiva continueranno a essere detenute alla Farera». Il trasferimento di donne alle quali sono state inflitte pene di lunga durata in strutture detentive di altri cantoni le allontanerebbe ancora dagli affetti di figli, mariti, compagni o genitori… «È vero - riconosce la direttrice della Divisione -. Rammento però che non c’è un diritto superiore prevalente che stabilisce che la persona debba essere incarcerata nel luogo dove risiede o che garantisce i contatti con i famigliari, anche se questi contatti, certo, vanno favoriti. Ricordo anche che nella fase finale dell'esecuzione della pena la persona detenuta può chiedere di rientrare in Ticino, questo prima della liberazione condizionale».

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