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Ticino
13.01.2021 - 21:170
Aggiornamento : 21:33

Commerci e ristoranti: ‘Aiuti rapidi per non fallire’

Il mondo del lavoro e le organizzazioni economiche auspicano procedure di evasione snelle

Le chiusure che entreranno in vigore lunedì prossimo hanno un sapore amaro per le aziende coinvolte. Il Consiglio federale, durante la conferenza stampa di oggi, ha annunciato anche gli aiuti alle imprese e da queste ultime si leva un coro unanime: ‘Aiuti immediati’.

«Fino alla fine speravamo di poter tenere aperto», ammette Lorenza Sommaruga, presidente di Federcommercio. «Comunque accogliamo queste manovre con tranquillità perché sappiamo che saremo aiutati in maniera mirata e rafforzata e ho già compreso che la tempistica è ottimale». 

Soddisfatta a metà invece è GastroTicino, contenta da una parte per i casi di rigore ma meno per gli aiuti alle aziende che non rientrano nella lista, come quelle del settore alberghiero. Secondo il presidente Massimo Suter dimostrare il 40 percento di guadagni in meno rispetto ai dodici mesi precedenti per ricevere gli aiuti è una soglia molto penalizzante: «Una perdita di questo tipo significa nella maggior parte dei casi essere in fallimento». Suter chiede inoltre sostegno alle aziende che hanno iniziato la propria attività nel 2020: «Sono persone che hanno aperto quest’estate con intraprendenza e con la voglia di tornare alla normalità. Si sono assunte il rischio imprenditoriale e adesso si trovano praticamente senza nessuna speranza perché non rientrano in nessun caso previsto di sostegno. Quindi spero che se non Berna, almeno il Cantone possa prevedere un sostegno e un aiuto a queste realtà ticinesi».

A preoccupare la Camera di commercio del cantone Ticino sono principalmente i settori che non sono stati costretti a chiudere ma che forniscono prodotti o servizi a chi invece ha dovuto abbassare le serrande. Secondo Michele Rossi, delegato delle relazioni esterne, queste aziende subiscono un forte rallentamento e necessitano dunque di essere aiutate: «Bisogna pensare all’economia in termini di sistemi, di filiere. Se noi la fermiamo sarà poi difficile farla ripartire, ci vorrà tempo».

Meno toccate sono le industrie per le quali «lo strumento più importante rimane quello dell’orario ridotto», spiega Stefano Modenini direttore dell’Associazione industrie ticinesi (Aiti). Riguardo alle imprese che sono costrette a rimanere chiuse Modenini auspica indennizzi rapidi altrimenti si rischierebbe «fallimenti a catena, trattandosi di attività che spesso non hanno de grandi margini di liquidità».

Anche i sindacati accolgono positivamente gli indennizzi alle aziende, a condizione che siano «importanti e immediati», afferma Giangiorgio Gargantini, segretario di Unia, secondo il quale la Svizzera ha abbastanza riserve per mettere sul tavolo gli aiuti necessari: «La Banca nazionale ha 800 miliardi di franchi in riserve monetarie, più dell’intero Pil del 2020. Per fare il paragone, la Banca mondiale ne ha quasi 900 di miliardi». Per il sindacato Ocst gli aiuti sono una buona notizia, a patto che le aziende indennizzate mostrino un comportamento responsabile nei confronti dei propri dipendenti evitando di licenziare. In secondo luogo, «chiediamo un’applicazione seria da parte dei datori di lavoro dei piani di protezione, nonché che vengano effettuati controlli in tal senso da parte degli organi preposti», spiega il segretario Renato Ricciardi.

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