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laR
 
11.01.2021 - 05:50
Aggiornamento: 25.01.2022 - 19:06

‘Loro si assembrano, ma la colpa è nostra’

I titolari dei locali che offrono cibi e bevande d’asporto denunciano controlli di polizia ‘feroci’

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Keystone (archivio)

Capannelli di persone al freddo col bicchiere in mano. Una scena, che in questo inverno segnato dalle restrizioni, si vede spesso fuori dai bar che offrono il servizio di take away delle bevande. A creare problemi sono gli assembramenti che a volte sfociano nell’intervento della polizia.

«Noi spieghiamo ai clienti che non si devono fermare vicino al bar, ma non tutte le persone sono disposte a rispettare le regole», dice Felice Lepore, titolare del bar Indipendenza a Bellinzona. «Non penso però di essere responsabile di quello che fa la gente sul suolo pubblico».

Quello della responsabilità è infatti un quesito che molti gestori si pongono. «In linea generale, sul suolo pubblico il cittadino deve rispettare le attuali norme vigenti in materia di assembramenti», riferisce il servizio comunicazione, media e prevenzione della Polizia cantonale. «Per quanto riguarda gli esercenti, valgono i piani di protezione, nonché l’indicazione a non favorire assembramenti all’entrata della struttura. In particolare vige il divieto di posare tavolini o postazioni per la consumazione in piedi».

Gli interventi di polizia per far rispettare le regole ci sono e «provengono da controlli che facciamo regolarmente», spiega il comandante della Polizia comunale di Bellinzona Ivano Beltraminelli. Nel caso della capitale ticinese gli agenti sono intervenuti per far togliere tavoli e sedie fuori ai locali e per far rispettare le distanze fisiche. «La responsabilità è sempre delle persone, ma abbiamo ricordato ai gestori di fare attenzione al crearsi di assembramenti», ha ricordato Beltraminelli.

Secondo Reto Blumenthal, titolare del bar Laura a Lugano, «i controlli di polizia durante queste settimane sono stati feroci. Hanno picchiato il chiodo sul fatto che non vogliono che le persone si fermino all’esterno del locale». Cosa che Blumenthal contesta: «Non vedo la differenza se la gente si ferma su un muretto al parco o di fronte al locale».

Al Ministero pubblico 250 segnalazioni

Gli interventi delle forze dell’ordine, spiega il servizio di comunicazione della Polizia cantonale, si svolgono in una prima fase con la sensibilizzazione delle persone, «dopodiché vi è la possibilità di procedere con una segnalazione al Ministero pubblico». Complessivamente i casi segnalati finora a quest’ultimo sono 250, cifra che comprende però tutte le possibili infrazioni dell’articolo 83 della legge federale sulla lotta contro le malattie trasmissibili dell’essere umano.

«Dopo i primi giorni di assestamento, con la polizia va tutto bene», racconta il titolare di un bar del Locarnese. «Abbiamo dovuto chiudere la nostra terrazza perché i clienti si concentravano tutti lì. Adesso però le persone rispettano le distanze senza problemi». Per questo titolare la scelta del take away si sta rivelando una buona mossa: «Abbiamo una frequenza che va al di sopra delle nostre aspettative».

Per Bruno D’Addazio, titolare del bar e ristorante Lungolago a Locarno, la decisione di mettere un bar take away temporaneo in Piazza Grande è anche un modo per far lavorare qualche dipendente in più: «Noi abbiamo trenta impiegati e grazie a questa soluzione dovrei riuscire a pagare l’affitto del mio locale principale».

Per altri invece l’asporto è un modo per rimanere in contatto con i clienti: «Abbiamo riorientato tutto il nostro locale per le consegne a domicilio e quelle d’asporto – spiega Reto Blumenthal –, ma è una guerra dei poveri. Siamo in tantissimi a farlo e il mercato si è sbriciolato». Secondo il titolare del bar luganese «stare chiusi sarebbe economicamente più interessante», ma offrire dei servizi di take away e delivery «dà una vicinanza con la clientela e potrà essere un’offerta aggiuntiva da mantenere anche quando sarà possibile riaprire».

Insomma, c’è a chi va male e a chi va un po’ meno male. Chi ha clienti rispettosi e chi un po’ meno. Sta di fatto che molti esercizi legati alla ristorazione hanno implementato la propria offerta per renderla compatibile con le restrizioni che, verrà deciso dal Consiglio federale questa settimana, potrebbero protrarsi fino a fine febbraio.

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