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14.12.2020 - 17:17
Aggiornamento: 19:47

Magistratura, via libera a ‘celeri’ riforme

La maggioranza del Gran Consiglio: sì la codificazione della procedura di allestimento dei preavvisi per il rinnovo delle cariche e la riorganizzazione della Procura

Un passo in più verso il miglioramento (leggi codificazione) delle procedure sull’allestimento dei preavvisi da parte del Consiglio della magistratura e verso l'agognata riforma organizzativa del Ministero pubblico. Via libera - con 49 sì, 7 contrari e 19 astenuti - alla proposta di risoluzione presentata dalla Commissione parlamentare giustizia e diritti. Il Gran Consiglio, questo pomeriggio, prima di esprimersi sul rinnovo decennale delle cariche in seno al Ministero pubblico ha dato luce verde ai ‘desiderata’ dell’organo presieduto dal popolare democratico Luca Pagani. Nata sulla scorta della vicenda dei preavvisi negativi formulati dal Consiglio della magistratura alla rielezione di cinque procuratori pubblici, e sulla loro genesi, vede il proprio contenuto riassunto dall’intervento di Pagani stesso: «Sono emerse criticità normative, comprese spiacevoli divergenze sull’accesso agli atti», ricorda. Quindi «la commissione, per dare un segnale forte chiede l’incarico di approfondire problemi di natura organizzativa e procedurale emersi, così come la possibilità di formulare proposte di miglioramento con la facoltà di avvalersi della consulenza di uno o più esperti indipendenti». Insomma, l’obiettivo della commissione è «agire in modo positivo e propositivo, coinvolgendo debitamente i rappresentanti del potere esecutivo e giudiziario, come naturale che sia e come già comunicato ufficialmente all’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio». Sulla procedura di allestimento dei preavvisi, con il percorso tortuoso che ha vissuto in vista del rinnovo delle cariche in magistratura previsto oggi, «come commissione riteniamo urgente una possibilità di miglioramento, così come sull’introduzione di necessarie riforme del Ministero pubblico per un più efficace controllo interno». 

Il ‘niet’ del Plr, che si astiene

«Inutile e pleonastica». Non usa mezzi termini il liberale radicale Marco Bertoli per definire questa risoluzione. Di più: «Declamatoria». Bertoli contesta il fatto che a volte «le emozioni prevaricano l’obiettività necessaria che deve prevalere quando si affrontano temi di interesse generale». E invece, rileva, «non ci è stato nemmeno dato il tempo di discutere: prendere o lasciare». Per non dare «il segnale negativo che il Plr fosse disinteressato a trovare una soluzione» ecco quindi la scelta liberale radicale di presentare un emendamento «per mettere nero su bianco che la separazione dei poteri viene garantita. Dare alla sola commissione del Legislativo il compito unico di procedere alla revisione sarebbe come relegare il potere esecutivo e il potere giudiziario a un ruolo marginale». Pagani, va detto, sia nel suo intervento sia nelle repliche agli emendamenti in seguito ha ricordato come il coinvolgimento degli altri due poteri sia «scontato».

Una discussione, ricorda Nicola Corti (Ps), non necessaria ma importante: «La Commissione giustizia e diritti non ha la necessità di chiedere a questo gremio il permesso o i mezzi finanziari, ma è così grave la crisi istituzionale che è venuta a crearsi negli ultimi mesi da far propendere per una discussione aperta, pubblica. Nella consapevolezza che non basta procedere a un rinnovo delle cariche, potenziare le risorse, darsi una finestra temporale e capire quali vie siano percorribili: serve lavorare tutti insieme a soluzioni vere, sane, praticabili. Senza personalismi». E il sì alla risoluzione ne è naturale conseguenza.

Per l’Udc Roberta Soldati afferma che «il nostro dovere è non confondere il cittadino facendo pensare che il sistema non è credibile. Sono sorte criticità organizzative e procedurali: ben venga, se serve a migliorare il sistema». Sulla protesta del Plr relativa al fatto che non sia scritto nella risoluzione che verranno coinvolti potere esecutivo e giudiziario Soldati spiega che «non si legge perché è dato per acquisito e pacifico».

Il verde Marco Noi sostiene che «il senso di questo intervento è evitare che si riproduca la confusione formale e procedurale cui abbiamo assistito: non fa bene alle nostre istituzioni giudiziarie». E aggiunge: «Questo discorso procedurale si inserisce in un discorso che viene da tempo: del disagio del Ministero pubblico si è sempre sentito dire che proviene da sovraccarico di lavoro e non da incapacità o impossibilità dei singoli pp nell’affrontare con cognizione di causa tale lavoro». Ebbene, per Noi «questi due discorsi si sono incontrati sul limite del rinnovo del Ministero pubblico, è nostro compito fare in modo che le procedure siano condivise e riconosciute come solide».

Matteo Pronzini (Mps) alza il tiro: «Serve una rottura con la logica di lottizzazione politica dei posti in magistratura, ma non solo, fatta dai vostri partiti. Ci vogliono le dimissioni del Consiglio della magistratura e il rinvio del rinnovo delle cariche, compresa quella del procuratore generale». E se Tamara Merlo (Più donne) non è convinta - «questa è una semplice richiesta di poter avere dei fondi per chiedere a degli esperti per risolvere o ispirare soluzioni, un po’ poco» - il comunista Massimiliano Ay annota che «i partiti devono porsi qualche domanda sulla selezione interna anche per chi si propone poi per le cariche nella giustizia. Sulla non sufficientemente adeguata collaborazione da parte del Cdm con il parlamento, vorrei ricordare che il Gran Consiglio è l’unico organo eletto dal popolo con lo scopo di vigilare: questa risoluzione ha l’obiettivo di risolvere un problema».

Gobbi: ‘Importante che il lavoro sia svolto di concerto’

Su un lavoro che deve essere svolto di concerto da potere esecutivo, giudiziario e legislativo spinge il Presidente del Consiglio di Stato e direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi: «Questo lavoro tripartito deve essere al centro per garantire l’equilibrio tra potere giudiziario, detentore del proprio ruolo, il parlamento che deve vigilare attraverso leggi e risorse da riverificare, e il governo che è competente per attribuzione risorse da sottoporre all’attenzione del parlamento». Un lavoro che dovrà essere fatto «in tempi celeri», avverte Gobbi. Che conclude: «Le organizzazioni legalmente possono essere perfette, ma il loro successo lo determinano donne e uomini che lavorano in quelle organizzazioni».

Bocciati gli emendamenti di Plr, Mps e Più donne

Silurati tutti gli emendamenti proposti. Parte dei quali - quelli suggeriti da Plr e Più Donne - ricalcava in sostanza quanto indicato dal presidente della commissione parlamentare in apertura di dibattito. Otre a caldeggiare la collaborazione della 'Giustizia e diritti' con il Dipartimento istituzioni e le autorità giudiziarie nella messa a punto delle riforme procedurali - per quanto riguarda l'operato del Cdm finalizzato alla redazione dei preavvisi di idoneità o meno alla rielezione dei magistrati - e organizzative, con riferimento al Ministero pubblico, i liberali radicali chiedevano di fissare un termine - "entro un anno" - per l'attuazione delle misure. «Non si fa altro che precisare la proposta di risoluzione, introducendo anche un obbligo di collaborazione con Dipartimento e magistratura», ha indicato Matteo Quadranti firmatario con Marco Bertoli dell'emendamento. «Ma l'intento della commissione - ha rilevato il suo responsabile Pagani - è già chiaro: procedere speditamente con le riforme organizzative e la codificazione dell'allestimento dei preavvisi da parte del Cdm e dei rapporti fra Consiglio della magistratura e commissione parlamentare. E poi che cosa succederebbe se entro un anno non si riuscisse ad applicare queste riforme? Cesserebbe la nostra collaborazione con il potere esecutivo e con quello giudiziario?». Respinto anche l'emendamento formulato dall'Mps, che chiedeva che il Gran Consiglio invitasse i membri del Consiglio della magistratura a dimettersi (come ha fatto notare di transenna Pagani, solo una parte dei componenti, quelli laici, sono designati dal parlamento; i togati sono invece designati dall'assemblea dei magistrati). E che chiedeva il rinvio dell'elezione dei venti pp e del procuratore generale. «Il rinvio sarebbe problematico dal profilo costituzionale - ha rilevato Pagani -. Il mandato è di dieci anni e scade alla fine di quest'anno. Le riforme - ha ribadito il presidente della commissione - si devono fare anche senza rinvio». Bocciato pure l'emendamento con cui Più Donne proponeva di integrare nella 'Giustizia e diritti', nell'elaborazione delle riforme, i partiti che non fanno gruppo in Gran Consiglio, tra cui quindi Più Donne. «Non esiste oggi la base legale per una simile risposta», ha rammentato Pagani.

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