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Aggiornamento: 29.10.2020 - 11:01

‘Lo sport professionistico rischia il fallimento’

Il consigliere di Stato Manuele Bertoli si aspetta aiuti finanziari sostanziosi dalla Confederazione. ‘Il Cantone è pronto a fare la sua parte’

di Generoso Chiaradonna
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Il consigliere di Stato e direttore del Decs Manuele Bertoli (archivio Ti-Press)

L‘insegnamento nelle scuole dell‘obbligo e del secondario rimarrà in presenza. Le università e le scuole universitarie professionali torneranno in modalità online. Lo sport e la cultura rischiano di pagare il prezzo più alto. La chiusura, di fatto, delle Università non convince appieno il consigliere di Stato Manuele Bertoli, direttore del Dipartimento della cultura e dello sport (Decs). «Avrei preferito che si fosse lasciato la decisione ai singoli atenei e ai loro piani di protezione che nelle scorse settimane hanno dimostrato di funzionare bene», afferma Manuele Bertoli. Quella del Consiglio federale somiglia molto a una decisione da 'situazione straordinaria' senza averla decretata. Attualmente ci troviamo infatti in una 'situazione particolare' dove i cantoni hanno ancora margine di manovra. «No, non direi questo. Quando c'è stato, la scorsa primavera, lo stato di necessità nazionale c'erano regole federali ed eccezioni, che dovevano essere espresse in maniera chiara, per i cantoni». «Ora invece - continua Bertoli - il meccanismo è un po' diverso. La Confederazione decide uno standard e i singoli Cantoni possono fare di più, ma non fare di meno. Quindi c'è un lavoro complementare tra Confederazione e Cantoni che permette di agire assieme e di articolare diversamente il dispositivo su tutto il Paese».

La cultura ha già pagato pegno

Lo sport, anche quello professionistico e la cultura, sono i settori più colpiti dalle restrizioni decise da Berna. È possibile dire che si sta sacrificando uno degli ambiti della società che non ha, a oggi, dimostrato di essere più pericoloso per la diffusione del coronavirus rispetto ad altri. «Si potrebbe fare un ragionamento su quali sono i settori che sono stati più toccati da queste misure. Ma interrogarsi sul fatto se davvero quei settori, come anche le università che vengano di fatto chiuse, sono davvero veicoli del contagio, non credo sia adesso di fare questo discorso. Lo faremo magari dopo», aggiunge Bertoli che precisa: «Si può certamente dire che sia il settore sportivo, sia il settore culturale devono essere aiutati in modo deciso in questa fase altrimenti moriranno e sarebbe una perdita netta in termini proprio di presenza civile». «Auspico che come è stato fatto nei mesi scorsi, meglio per la cultura e un po' meno bene per lo sport, la Confederazione riveda le sue ordinanze e soprattutto il sistema di sostentamento di chi di sport vive. Noi come Cantone faremo la nostra parte complementare ben volentieri e con una regia federale». Si riferisce solo alle piccole società sportive o anche per le squadre maggiori professionistiche? «No, non solo. Credo che il rischio di vedere tanti fallimenti e quindi un panorama professionista totalmente cambiato, è grosso». «Si tratta di capire in che modo possa essere salvata questa stagione, penso al calcio e all'hockey, per prendere i due sport più popolari e più costosi tra virgolette, ma anche ad altri sport. Le squadre dovranno metterci del loro, ovviamente». «Hanno già rivisto al ribasso gli ingaggi, e va bene, perché non sarebbe corretto che versino salari troppo elevati quando si prendono importanti sovvenzioni pubbliche». Sull'ipotesi di ulteriori strette (un lockdown a Natale, ndr) Bertoli non si sbilancia. «Questo non lo sa nessuno. Quello che sappiamo è che dobbiamo seguire passo passo i numeri e l'evoluzione dell'epidemia ed essere pronti a reagire giorno dopo giorno. Sono veramente tempi eccezionali quelli che stiamo vivendo», conclude.

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