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laR
 
28.07.2020 - 05:55

‘Lotta alla mafia, più controlli e raccolta informazioni’

Il parlamentare ed ex agente Galusero: prevenzione, il Ticino deve fare di più e il Nucleo compiti speciali della Polizia cantonale va potenziato

«Per contrastare le infiltrazioni mafiose serve anche un’efficace prevenzione. Che si traduce in controlli, monitoraggi e nella raccolta di informazioni sul territorio per eventualmente aprire procedimenti penali o decidere misure amministrative. Da questo punto di vista in Ticino bisogna fare di più. La Polizia cantonale dovrebbe quindi potenziare in tempi brevi il proprio servizio di intelligence, assegnandogli un adeguato numero di agenti. Risorse umane che, ritengo, il Comando, d’intesa con il Dipartimento istituzioni, potrebbe oggi reperire all’interno del corpo». Giorgio Galusero, deputato liberale radicale al Gran Consiglio dal 2007, in Polizia cantonale c’è stato per quarant’anni, fino alla pensione. Ha lavorato fra l’altro nell’Antidroga, operando negli anni Ottanta del secolo scorso anche sotto copertura in indagini contro il narcotraffico. Afferma: «Sono preoccupato, come cittadino e come politico. Gli sviluppi di ’Imponimento’ - la recente operazione condotta dalla Procura di Catanzaro in collaborazione con quella federale che ha coinvolto anche persone qui residenti, poiché considerate contigue alla ’ndrangheta - potrebbero infatti svelare scenari inquietanti e confermare ciò che taluni si ostinano ancora a non vedere: la presenza nel tessuto economico e in alcuni ambiti istituzionali del nostro Paese di soggetti con legami con la mafia o con suoi esponenti, soggetti che, se ’attivati’ da boss oppure da loro emissari, potrebbero fornire dati e indicazioni utili ad agevolare gli affari in Svizzera di questa o quella cosca».

Galusero, come il suo collega parlamentare e di partito Matteo Quadranti, anche lei insiste dunque sull’intelligence.

Mi risulta che il Nucleo compiti speciali della Polcantonale sia formato da un paio di agenti di polizia giudiziaria. Come possono due soli investigatori, per quanto capaci, controllare in Ticino in maniera sistematica quei settori maggiormente esposti al rischio di infiltrazione mafiosa, ovvero la ristorazione e l’edilizia, come ricorda da tempo la Fedpol, la Polizia federale? Oltretutto quello riguardante il crimine organizzato è soltanto uno dei compiti di questo Nucleo preposto al lavoro di intelligence.

Rispondendo nei mesi scorsi a un’interrogazione di Quadranti, il Consiglio di Stato ha spiegato che il Nucleo compiti speciali lavora comunque a stretto contatto con la Polizia federale...

Sì, ma è questo Nucleo della Cantonale che agisce sul terreno in un’ottica preventiva e che trasmette alla Fedpol gli elementi che potrebbero rendere necessario l’avvio di un procedimento penale. Cosa che fa. Che potrebbe però fare ancora meglio se disponesse non di due investigatori, bensì di almeno venti. Il lavoro del Nucleo compiti speciali è prezioso: una serie di provvedimenti amministrativi - come divieti di entrata in Svizzera, espulsioni e revoca o rifiuto del rinnovo di un permesso - adottati dalle competenti autorità nei confronti di persone ritenute pericolose sono il frutto di sue segnalazioni. Adesso va adeguatamente potenziato. I vertici del Dipartimento istituzioni e quelli della Polcantonale dovrebbero rendersi conto che in Ticino l’azione di contrasto alla criminalità organizzata di stampo mafioso, attraverso un servizio di intelligence dotato delle necessarie risorse umane, è una priorità. E anche i Comuni dovrebbero ridefinire in parte il concetto di prossimità affinché le polizie locali raccolgano sul terreno tutte le informazioni possibili. Faccio presente che la Legge federale sulle misure per la salvaguardia della sicurezza interna stabilisce che “Della sicurezza interna del proprio territorio è responsabile in primo luogo ogni singolo Cantone”.

Quindi?

Quindi il Nucleo compiti speciali va rafforzato. Per evitare che a controllare il territorio siano associazioni mafiose, che anche se non sparano possono condizionare, con intimidazioni e corruzione, processi economici, politici e istituzionali.

Controllo del territorio: un ruolo preventivo importante lo possono giocare anche le autorità che si occupano di tassazione, di fallimenti, del registro di commercio, di stranieri... 

Non so quale sia il bilancio di questa collaborazione accresciuta fra i vari uffici cantonali annunciata a suo tempo dal Dipartimento istituzioni. Mi domando ad esempio se lo scambio o la richiesta di dati fiscali al di fuori di un procedimento penale, ma fondamentale per il lavoro di prevenzione cui accennavo, non incontri ostacoli. Chiederò un bilancio al governo quando in Gran Consiglio si discuterà del Consuntivo. I Comuni, poi, potrebbero fare di più in termini di prevenzione, anche interrogandosi sull’opportunità di certe assunzioni.

Il procuratore generale della Confederazione Lauber ha ’offerto’ le proprie dimissioni: c’è chi auspica di cogliere quest’occasione per riorganizzare la Procura federale. Condivide?

Al Ministero pubblico della Confederazione compete a date condizioni il perseguimento del reato di organizzazione criminale. Finora tuttavia di risultati processuali, per quel che riguarda le inchieste su fatti in odor di mafia in Svizzera, se ne sono visti pochissimi. Le inchieste, inoltre, quasi sempre scattano su impulso di indagini svolte in altri Paesi. Una riorganizzazione si impone. La centralizzazione a Berna del coordinamento delle indagini va rivista: le indagini vanno coordinate dove i fatti avvengono. Oppure si ridiano alcune competenze alle magistrature cantonali.

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