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24.04.2020 - 06:00

Fase 2, un'app per i movimenti: 'Facoltativa e privacy tutelata'

Alessandro Trivilini: 'Monitorerà il rispetto della distanza sociale, solo su base volontaria si inseriranno dati e stato di salute se si è positivi al virus'

Il ritorno graduale a una sorta di normalità, quello che caratterizzerà la 'fase 2' con la riapertura delle attività economiche e l'allentamento delle misure sanitarie decise dalla politica, passerà molto probabilmente anche da un'app. Una piccola icona sui nostri smartphones, che con un collegamento bluetooth traccerà i nostri spostamenti. Con quali rischi per la nostra privacy? Con la gestione da parte di chi e come dei dati raccolti? Queste sono solo un paio delle domande più frequenti in questi giorni.

Un'app facoltativa, per monitorare il rispetto della distanza sociale

Alessandro Trivilini, responsabile del servizio informatico forense della Supsi, sgombra il campo: "Si tratta dello sviluppo di un'applicazione che ognuno di noi, in modo facoltativo, potrà installare sul proprio smartphone", risponde interpellato da 'laRegione'. Lo scopo è che questa app "possa capire quando si trova vicina ad altri smartphones, misurando in modo autonomo la distanza sociale che medici e politici decideranno, creando una lista di codici di persone il cui telefono è stato vicino per un certo lasso di tempo". Codici, quindi. Non nomi e cognomi. "Esatto. Se una persona, in seguito, attraverso un tampone risulta positiva al Covid-19 potrà decidere autonomamente, in piena libertà, di sbloccare il numero generico e di inserire i propri dati personali ed essere tracciata col suo telefonino". Insomma, riprende Trivilini, "lo scopo non è sapere se una persona vicina a me è infetta, ma quello di monitorare in modo tecnico quante persone non rispettano la distanza sociale. Questo e il controllo medico possono aiutare a determinare la contaminazione da coronavirus".

Emetterà codici, sarà scelta volontaria inserire i propri dati

Forma anonima, piena libertà di scegliere se inserire dati, nessun obbligo... eppure di dubbi, legittimi, ce ne sono. È possibile fugarli? "La lista che viene generata con la connessione bluetooth dall'applicazione è composta da numeri generati in modo random, non dobbiamo mai dimenticare che si deve sottostare alle leggi sulla protezione dei dati soprattutto a livello europeo" risponde il docente e ricercatore della Supsi. Questo numero "non potrà essere usato da nessuno per sapere nome e cognome di una persona, tantomeno per conoscere il suo stato di salute". Un numero, quello rilasciato dallo smartphone attraverso l'app, "che consente di capire le distanze tra persona e persona o se ci sono assembramenti". Il dopo, la tracciabilità concreta delle infezioni quindi, "è del tutto autonomo e una scelta privata".

'Niente mondi orwelliani, si rispetterà la privacy'

Non è immediato però. Né da comprendere, né da far capire. Il timore che dietro le spiegazioni rassicuranti vi sia un 'mondo orwelliano' e che non si tratti di semplici numeri è un fattore col quale è indispensabile confrontarsi, specie in un tornante della storia contemporanea come quello che stiamo vivendo. Trivilini è tranquillo, e spiega perché: "Il mondo di Orwell, quello del controllo totale, è molto lontano da noi. È un sistema che è stato usato in Cina: lì il controllo non è su base facoltativa, ma totalitaria. Non c'è libertà di scelta perché è lo Stato che sceglie per i cittadini". In Svizzera, ma in tutto il mondo occidentale, il sistema di valori è diverso. "L'approccio è indispensabile sia su base volontaria, sennò si sfocia nel totalitarismo. Tutti i paesi europei che sono al lavoro su applicazioni come queste, e soprattutto Italia e Germania, seguono modelli Google e Apple per cui cercano di rispettare la non violazione della privacy", dice Trivilini. E i dati, i nostri movimenti in pratica, "sono decentralizzati, restano nell’app. Non vengono messi tutti su un server unico, protetti dal numero generico di cui parlavamo prima. Con la privacy protetta".

'L'occasione per approfondire l'alfabetizzazione digitale'

Il tutto però deve, per forza, andare di pari passo con un'alfabetizzazione digitale: "Dobbiamo partire con un piano basato su valori, fiducia e responsabilità affinché le persone possano capire cosa voglia dire installare un'app". Occorre, conclude Trivilini, "cogliere occasioni come questa per spiegare davvero di cosa si tratta. Così anche i critici, o coloro che sono spaventati e pensano che verranno spiati, possono sapere che non è così".

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