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09.04.2020 - 19:23

Perché il Covid-19 è più letale per gli uomini

I ricercatori dello Ior e dell'Irb hanno un'ipotesi di lavoro e vorrebbero validarla con uno studio clinico

"Dopo il primo caso di Covid-19 diagnosticato in Ticino a febbraio, i casi registrati in Svizzera sono diventati più di 21mila al 6 aprile. Se rapportato alla popolazione totale, la Svizzera ha al momento il numero più alto di casi diagnosticati in Europa (252 ogni 100mila abitanti). Tale rapporto è ancora più alto per il Canton Ticino: 715/100mila abitanti. Si tratta chiaramente di un’emergenza sociale e sanitaria di dimensioni enormi", si legge in una nota congiunta di Ior (Istituto oncologico di ricerca) e Irb (Istituto di ricerca in biomedicina). "La tragedia diventa ancora più evidente se consideriamo i decessi: se rapportiamo il numero del Ticino alla popolazione per esempio della Germania, risulterebbe che a oggi questo paese avrebbe già dovuto registrare tra i 35-40mila decessi, invece dei circa 2mila avuti sinora".

Un punto importante sul quale i ricercatori dell’Istituto oncologico di ricerca (Ior) e dell’Istituto di ricerca in biomedicina (Irb) di Bellinzona stanno lavorando è la differenza di incidenza e soprattutto di severità del Covid-19 nelle diverse fasce di età tra uomini e donne. "Dati epidemiologici suggeriscono che le differenze tra i sessi siano legate al diverso funzionamento di ormoni e recettori ormonali tra uomini e donne. In particolare, da esperimenti preliminari di biologia molecolare, sembra che una delle proteine utilizzate dal virus Sars-CoV-2 (e dal virus Sars-CoV dell’epidemia del 2002, imparentato con l’attuale) per infettare le cellule sia la proteina TMPRSS2 che è regolata dal recettore dell’androgeno (ormoni maschili)", si continua nella nota.

Ora, la proteina TMPRSS2 - si specifica - è anche coinvolta in tumori ormono-dipendenti, come il cancro alla prostata, uno dei temi fondamentali di ricerca allo Ior, e nuovi dati appena generati nei laboratori bellinzonesi indicano che le cellule epiteliali del polmone, suscettibili al virus Sars-CoV-2, esprimono i recettori per gli ormoni maschili. Per
questo ricercatori dei due istituti hanno deciso di unire le forze per sviluppare una possibile terapia anti-Covid-19, combinando l’inibizione diretta della proteina con molecole già note, assieme a farmaci antitumorali ormonali usati correntemente nella terapia del tumore alla prostata. Questo permetterebbe di “attaccare” TMPRSS2 da due parti, impedendone il funzionamento. L’uso poi di farmaci già presenti sul mercato permetterebbe di rendere il trattamento, qualora si rivelasse efficace, subito disponibile".

L’ipotesi dei ricercatori bellinzonesi sembrerebbe suffragata anche dai primi dati inviati dagli oncologi di Wuhan in Cina, con i quali è stato stabilito uno stretto contatto, e che sembrerebbero indicare un’incidenza molto bassa di infezione da Covid-19 in pazienti con carcinoma della prostata trattati con le succitate terapie antiormonali. Per ampliare la ricerca scientifica, avviata nei laboratori dello Ior e nell’Unità di biologia strutturale computazionale dell’Irb, e per poter a termine arrivare a uno studio clinico adeguato, sono state inoltrate domande di finanziamento sia al Fondo nazionale svizzero per la ricerca che ad altre fondazioni.

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