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fra Martino alla mensa sociale a Lugano
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21.03.2020 - 06:00
Aggiornamento: 13:38

La mensa di fra Martino diventa un take away per i più disagiati

Da lunedi, fuori dalla casetta gialla alla Resega, il frate distribuirà cibo da asporto. Un progetto simile è allo studio anche per Casa Martini a Locarno

Il coronavirus sta colpendo duro l’intero Ticino, non risparmia persone, aziende, enti benefici, anche la mensa sociale di fra Martino alla casetta gialla della Resega di Lugano, dove venivano serviti una cinquantina di piatti al giorno, ha chiuso una settimana fa. “Senza disinfettante e mascherine, alla mensa non potevamo garantire le misure igieniche decise dalle autorità», spiega fra Martino.
Anche Tavolino Magico, che ogni settimana garantisce una spesa da 50-70 franchi ad oltre 1'800 persone in difficoltà, ha dovuto chiudere lunedi scorso i suoi 14 centri di distribuzione, per proteggere la salute dei 320 volontari (molti sono pensionati), dei beneficiari, evitare raggruppamenti e contribuire a frenare l’aumento dei contagi. Anche Caritas ha chiuso diversi servizi. Entrambi gli enti si sono inoltre ritrovati senza il personale garantito dai programmi occupazionali, sospesi dalle autorità cantonali.

Insomma in pochi giorni, centinaia di persone già fragili si sono ritrovate ancora più in difficoltà.
«La gente fatica, c’è chi chiede buoni per fare la spesa, altri un aiuto per pagare fatture. A medio e lungo termine molti non ce la faranno», dice il frate che sta tentando di tutto per non farsi fermare dal coronavirus. Da lunedi trasformerà la mensa sociale alla Resega (raggiungibile allo 091 6053040) in un take away. «Distribuiremo all’esterno porzioni di cibo da asporto sigillate, nessuno potrà entrare, dovremo garantire il rispetto delle distanze tra chi arriva a ritirare il pasto», spiega. La distribuzione avverrà da lunedi a venerdi dalle 11 alle 13 all’attuale casetta gialla alla Resega. «In caso di bisogno la città di Lugano ci aiuterà con personale dell’amministrazione comunale». Il frate dovrà capire quante persone verranno a bussare alla mensa, visto che altri enti benefici hanno dovuto chiudere. «Mi aspetto più persone del solito. La cucina può preparare fino a cento piatti. Per chi non potrà venire stiamo pensando ad una consegna a domicilio».

Cibo da asporto anche a Casa Martini a Locarno 

Un progetto simile è previsto anche a Casa Martini (raggiungibile allo 091 752 08 23) a Locarno, dove persone indigenti trovano rifugio. «Anche in questa struttura dobbiamo sospendere la mensa, l'idea è quella di organizzare la consegna di cibo da asporto per i più bisognosi. Dobbiamo coordinarci con le autorità locali», spiega.

A Casa Astra una quindicina di ospiti, bloccate nuove entrate  

Casa Astra tiene duro, il Centro di prima accoglienza a Mendrisio, ci dice il suo direttore Donato Di Blasi, ospita attualmente una quindicina di persone: «Per ora abbiamo bloccato nuove entrate, teniamo aperto per gli ospiti che abbiamo in casa. Una stanza è stata svuotata ed è pronta per eventuali contagiati, abbiamo attivato tutte le prescrizioni di igiene, disinfezione, distanza sociale, abbiamo un numero limitato di persone nei locali comuni, pranzi e cene si fanno in piccoli gruppi ... misure per limitare al massimo il rischio di contagio, che però non possiamo escludere del tutto». Ovviamente appena la situazione lo permetterà, continua Di Blasi, il Centro aprirà ad altri ospiti.  

Buoni acquisto per i più disagiati 

Per ora è totale emergenza. Gli ammalati crescono al ritmo di mille al giorno in Svizzera, la priorità è contribuire a frenare l’aumento dei contagi secondo il motto “Se vuoi uscire ancora, stai a casa ora”. 
 «Sarebbe opportuno che l’autorità cantonale coordini le varie iniziative, perché ormai sembra chiaro che l’emergenza non durerà poche settimane. Oltre alle risorse per l’economia, servono aiuti per la socialità, stanno aumentando i costi che comuni ed enti privati si stanno addossando". Infine l'appello di fra Martino: "Potete aiutarci con merce e donazioni". (Informazioni su www.fondazionefrancesco.ch).

Anche il gruppo Mps-pop-indipendenti ha appena chiesto al Governo di aiutare chi è in difficoltà, ad esempio “definendo un credito cantonale ed eventualmente con l'appoggio dei comuni interessati, affinché gli stessi possano ricevere un buono-acquisto per far fronte alle prime necessità vitali. Questo per garantire un minimo vitale ai più fragili e in difficoltà oltre che alle imprese e ai commerci”.

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