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14.02.2020 - 06:10
Aggiornamento: 15.02.2020 - 16:18

Svizzera, come non buttare 2,8 milioni di tonnellate di cibo

Spreco alimentare: l’impatto ambientale è notevole, ma non tutti gli alimenti ‘pesano’ in maniera uguale. Ecco il problema... e le soluzioni

di Federica Ciommiento
svizzera-come-non-buttare-2-8-milioni-di-tonnellate-di-cibo
Da non cestinare (Ti-Press)

Gettare un chilo di insalata non è come buttarne uno di carne: l’impatto ambientale dei rifiuti alimentari dipende infatti dal tipo di cibo preso in considerazione. Secondo l’Ufficio federale dell’ambiente (Ufam), ogni anno in Svizzera vengono gettati 2,8 milioni di tonnellate di derrate alimentari. Si tratta di perdite lungo tutte le fasi della catena alimentare nel nostro Paese e all’estero. Stando a queste statistiche, la metà dell’impatto ambientale di tutte le perdite alimentari evitabili “è causata dalle economie domestiche (778mila tonnellate) e dalla gastronomia (210mila tonnellate)”. Secondo Claudio Beretta, presidente di foodwaste.ch, «è difficile stimare in maniera esatta la quantità di cibo che viene sprecata. Gli studi vengono fatti con varie metodologie. Ci sono i questionari online dove le persone stimano i loro rifiuti alimentari, ma in questo caso si nota una generale sottostima delle quantità. Un altro modo è quello di pesare il cibo gettato da un campione della popolazione». In base alle statistiche dell’Ufam ogni persona butta 330 chili di cibo, per un costo pari di 620 franchi all’anno. La causa principale degli sprechi è da ricondurre “alla mancata percezione dei propri rifiuti, alla scarsa consapevolezza del valore delle derrate alimentari, nonché alle conoscenze insufficienti sulle scadenze, sui metodi di conservazione e di riciclaggio degli avanzi”.

In Svizzera alla riduzione degli sprechi alimentari contribuisce fra le altre l’associazione Tavolino magico, che nel 2019 ha salvato dal macero 4’543 tonnellate di alimenti integri, distribuite a persone in situazione di bisogno. In Ticino i centri di distribuzione sono 14 e funzionano grazie agli oltre 300 volontari. Nell’anno appena trascorso l’associazione ha raccolto e distribuito nel nostro cantone 600 tonnellate di cibo.

Il Tavolino magico si batte anche per mantenere la data “da vendersi entro il”, oltre che quella di scadenza. È proprio il lasso di tempo fra queste due date che gli enti di sostegno alimentare possono utilizzare per evitare che finiscano tra i rifiuti i prodotti che non possono più essere venduti, per poi distribuirli a coloro che ne hanno bisogno. Secondo l’Ufficio federale di statistica, nel nostro Paese vivono circa 660mila persone in condizioni di povertà. Il sostegno del Tavolino magico è quantificabile in 132 centri di distribuzione in Svizzera e nel Liechtenstein. Lo scorso anno ne sono stati aperti altri 4, a dimostrazione che l’esigenza di questo tipo di aiuto è in costante crescita.

Un portale di consigli per ridurre gli sprechi

«Foodwaste.ch è un’associazione fondata nel 2012 con l’obiettivo di ridurre gli sprechi alimentari nelle varie fasi: dalla produzione, alla distribuzione, fino al consumo», spiega il presidente Claudio Beretta. «Gran parte degli alimenti viene gettata dalle economie domestiche. Il nostro obiettivo in questo campo è di sensibilizzare il più possibile le persone». Sul sito web si possono trovare numerosi consigli: come comportarsi al momento dell’acquisto, dove posizionare gli alimenti nel frigorifero, come cucinarli e conservarli in maniera corretta per evitarne il deterioramento precoce. Per sensibilizzare è anche utile l’esperienza diretta: «Uno dei nostri esperimenti è stato quello di offrire alle persone dei pasti cucinati con alimenti che normalmente vengono buttati», racconta Beretta. «Praticamente tutti si sono stupiti della bontà dei piatti e si sono resi conto che non tutto quello che viene scartato è effettivamente andato a male». Fra i loro progetti sono presenti anche esposizioni itineranti, conferenze e la creazione di materiale educativo distribuito agli insegnanti per sensibilizzare i più giovani. «Il comportamento delle persone è cambiato negli ultimi anni», riprende Beretta. «C’è più conoscenza sul problema e ce ne rendiamo conto quando poniamo delle domande ai partecipanti dei nostri eventi». Fra i consigli presenti sul sito, quello di non fare la spesa a stomaco vuoto, di annusare o assaggiare comunque gli alimenti che hanno superato la data di scadenza e programmare un pasto a settimana composto unicamente da resti o cibi che scadranno a breve.

In Ticino lotta al foodwaste

Per combattere il fenomeno dello spreco alimentare sono presenti varie iniziative. Una di queste è ‘TooGoodToGo’ che da alcuni mesi è presente anche in Ticino. Tramite l’applicazione i ristoranti e i negozi propongono a prezzo scontato gli alimenti che non sono riusciti a vendere durante la giornata. I clienti possono dunque prenotarli e ritirarli direttamente in loco. «Al momento in Ticino ci sono quasi 70 partner, tra cui anche da poco 6 punti vendita Migros» afferma Fiorenzo Comini, responsabile di TooGoodToGo per la Svizzera italiana. «Inizialmente non è stato facile trovare partner in Ticino, ma poi, con tanto lavoro di business development e le partnership con GastroTicino, la Foft (Federazione orto-frutticola ticinese), l’Unione contadini ticinesi e i vari partner commerciali, il nostro movimento ha spiccato il volo. Infatti, ora, sono i commercianti stessi ad annunciarsi da noi».

Un’altra iniziativa contro lo spreco di alimenti è il marchio Ünique di Coop, che propone a prezzo vantaggioso frutta e verdura di dimensioni fuori norma. Attualmente sono 8 i negozi che vendono questi prodotti nel nostro cantone, indica il portavoce di Coop Mirko Stoppa. I grandi distributori impongono infatti ai fornitori delle direttive per quanto riguarda la misura e la forma di frutta e verdura, questo sulla base delle esigenze estetiche dei clienti. Un aspetto che gioca un ruolo importante nelle perdite alimentari del settore agricolo. Secondo l’Ufficio federale dell’ambiente (Ufam), “delle derrate alimentari prodotte dall’agricoltura svizzera per il consumo umano, circa 225mila tonnellate di sostanza fresca non vengono destinate allo scopo previsto e finiscono per diventare perdite alimentari”. Inoltre, “se per il calcolo dei costi delle merci si considera il valore attuale di 3 franchi al chilogrammo, risulta che l’agricoltura subisce un danno pari a circa 600 milioni di franchi all’anno”. Sul suo sito web l’Ufam spiega poi che queste perdite alimentari risultano principalmente dalle norme industriali nonché da condizioni tecniche e da uno stoccaggio inadeguato.

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