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27.01.2020 - 19:38
Aggiornamento : 28.01.2020 - 11:35

Coronavirus, Merlani: 'Probabilità bassa di un caso in Ticino'

Il medico cantonale: ‘In caso di sintomi e una presenza a Wuhan negli ultimi 14 giorni non presentarsi in ospedale, ma telefonare’

Si è ancora ben lontani dall’emergenza in Ticino, ma la prevenzione non è mai troppa. Da oggi, per fronteggiare possibili casi di coronavirus, è attivo un protocollo approvato in una riunione cui hanno partecipato medico cantonale, farmacista cantonale, veterinario cantonale e tutti gli attori coinvolti a livello di sanità pubblica e privata.

«Lo scopo era condividere le informazioni che abbiamo raccolto finora», spiega da noi raggiunto il medico cantonale Giorgio Merlani. Questo «perché soprattutto nella fase iniziale è difficile capire bene i dati del coronavirus cinese», Dati che sono ancora «un po’ imprecisi in termini di clinica presentata dal paziente, sui tempi di incubazione, e a quanto può essere contagioso». Scambi di informazioni fondamentali, continua Merlani, per «definire come gestiremmo un caso di contagio in Ticino».

'In Europa solo due casi confermati su 750 milioni di abitanti'

Fatta salva la premessa che «la probabilità che un caso arrivi in Ticino è estremamente bassa, in Europa si sono registrati due casi confermati su 750 milioni di abitanti, devono esserci sia la presenza di sintomi sospetti, sia un contatto negli ultimi 14 giorni con la regione di Hubei, dove si trova la città di Wuhan da cui è partito il virus». Per sintomi, ricorda il medico cantonale, sono «febbre superiore a 38 gradi, tosse e difficoltà respiratorie». Detto questo, «è importantissimo che nel caso in cui si presentassero questi sintomi una volta rientrati da Wuhan, il caso venga gestito in modo corretto».

Vale a dire «non presentarsi in un pronto soccorso o dal proprio medico come nulla fosse, ma telefonare. A oggi l’idea è centralizzare questi casi, spostandoli con un’ambulanza dal proprio domicilio per essere sicuri di evitare panico». Una volta arrivati in ospedale, «la procedura che è stata decisa prevede che un nucleo di esperti decida se si tratta di un caso probabile o meno, con l’allestimento di un sistema di allerta. Se sarà il caso, continuerà l’isolamento e verranno avviati test specialistici per verificare se è o non è coronavirus».

'Informati i medici, ora coinvolgeremo la comunità cinese'

Questo per quanto riguarda un futuro – si spera – molto ipotetico e sciagurato. Nel mentre, conclude il dottor Merlani, la prevenzione e l’informazione sono ad ampio raggio: «Abbiamo preparato una lettera che oggi (ieri, ndr.) verrà inviata ai medici di famiglia e negli ospedali con le indicazioni da seguire». Ma non solo. Perché, infatti, è previsto a breve anche «un coinvolgimento della comunità cinese residente in Ticino. Per avere il giusto numero di interpreti e per dare anche a loro, tradotte nella loro lingua, così da conoscere le indicazioni da seguire nel caso in cui una persona sia di ritorno da Wuhan e accusi qualche sintomo». JAC

Leggi anche:

Coronavirus, 'In Ticino non c'è motivo di preoccuparsi'

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