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06.09.2019 - 06:00

'La pernice va tutelata. Basta spari per divertimento'

Claudio Zali replica ai vertici della Federazione cacciatori dopo il ricorso contro la moratoria. 'Farne una questione di principio mi fa parlare di protervia'

di Chiara Scapozza
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«I vertici della Federazione dei cacciatori ritengono di avere un diritto giustiziabile in tribunale ad abbattere per divertimento una specie che si trova in difficoltà. Lo considero un brutto segnale da parte di chi si è di recente dotato di un codice etico in cui all’articolo 1 declama il proprio impegno a favore della conservazione della fauna». Lo sconcerto di Claudio Zali, direttore del Dipartimento del territorio (Dt), è palpabile: il ricorso presentato settimana scorsa dalla Federazione dei cacciatori (Fcti) al Tribunale federale contro la decisione governativa di introdurre una moratoria a tutela della pernice bianca suona un po’ come un “capriccio”, alla luce di quanto negli anni il Dipartimento ritiene di aver riconosciuto ai cacciatori. Certo: l’inizio dell’era Zali al Territorio non era stato proprio idilliaco, con tanto di consigliere di Stato che aveva lasciato la sala dell’assemblea nel 2014. I rapporti con il presidente della Fcti Fabio Regazzi erano però stati ricuciti. Al punto che per Zali le «concessioni» fatte ai cacciatori da allora «sono elencabili» in una «lista»: dall’abolizione dell’obbligo di invio della mandibola dei capi catturati all’introduzione di nuovi punti di controllo per il cesio nei cinghiali; dall’apertura delle strade e delle teleferiche alla vigilia della caccia alta all’introduzione del duplicato della patente. «Da quando sono in carica sono sempre andato incontro ai cacciatori – argomenta Zali –. Per una volta che chiedo qualcosa a difesa dell’ambiente scatta il ricorso. Ne deduco che la collaborazione va bene fin quando è a senso unico».

Claudio Zali, la Fcti col ricorso contesta il metodo con cui è stata decisa la moratoria, sostenendo di non essere stata coinvolta. È vero?

Appigliarsi alle questioni formali lascia il tempo che trova: il tema è stato discusso alla riunione della commissione consultiva sulla caccia, esattamente come tutte le altre concessioni di cui ho detto. Evidentemente le precedenti decisioni non sono state ritenute lesive delle procedure... Il ricorso però sottintende un vergognoso negazionismo: i conteggi dimostrano che gli avvistamenti e le catture di pernici sono in drastico calo. Di più: la stessa Federazione nel numero di agosto della propria rivista dedica un approfondimento all’animale, evidenziandone il rischio di estinzione e appellandosi a una migliore gestione della specie. Salvo però, nei fatti, opporsi alla moratoria.

Sulla base dei conteggi che lei cita, a maggio l’Ufficio caccia e pesca (Ucp) del suo Dipartimento proponeva di continuare con i prelievi. Perché un mese dopo avete cambiato idea?

La politica venatoria la fa il capo del Dipartimento, non l’Ufficio caccia e pesca. Se l’Ucp per amore di pace con i cacciatori si sente di dire che non occorre un cambiamento quando una specie è palesemente in difficoltà ne prendo atto.

Quali sono i motivi per cui lei ha optato per la moratoria?

La pernice bianca è sulla lista rossa dell’Ufficio federale dell’ambiente dal 2010. È protetta in più luoghi. Non sono uno scienziato, ma penso di poter stabilire che sparare a una specie non favorisce il mantenimento degli effettivi o un aumento, e considero di pubblico dominio il fatto che il suo habitat naturale stia subendo gli effetti del riscaldamento climatico. A meno che si voglia negare che esiste un problema: come lo fa Trump lo può fare anche Regazzi. Ricordo che i cacciatori sono liberi di prelevare circa 3’500 capi di vario genere all’anno: le catture di pernice nel 2018 sono state 15. Quindici animali uccisi che non vengono neppure mangiati: nel migliore dei casi sono impagliati, oppure gettati via. Vengono quindi ammazzati per divertimento. Farne una questione di principio mi fa parlare di protervia dei vertici della Federazione. E la loro battaglia dimostra come siano coscienti del fatto che tutto il settore della caccia bassa poggia su basi fragili, se guardiamo al numero di esemplari, alle catture e al motivo per cui gli si spara.

La caccia bassa sarebbe da chiudere?

Io ho il compito di tutelare l’ecosistema e le bestie ivi contenute, che appartengono ai cinquemila cacciatori ma anche e soprattutto ai 350mila non cacciatori residenti nel cantone. Le specie in difficoltà vanno protette, come prevede la legge: si tratta quindi di esplicitarla nei regolamenti in uso anno per anno.

Ancora una volta ministro si rende protagonista di una decisione in controtendenza con quanto fatto fino a oggi, e colleziona un altro ricorso. Cito a mo’ di esempio la Legge sulle imprese artigianali, la tassa di collegamento, la Legge sulle commesse pubbliche. Alla fine una politica del genere, forse anche coraggiosa, non rischia di essere controproducente?

Quando tiri la corda di certezze non ne puoi avere. In certe situazioni mi ci sono trovato, vedi Lia. In altre mi ci sono messo io. Se non viene dato effetto sospensivo al ricorso della Fcti, avremo salvato 15 pernici.

Queste contestazioni contro le sue decisioni non la portano a mettere in discussione il suo modo di fare politica?

Io accetto il principio della separazione dei poteri e del diritto dei tribunali di dire l’ultima parola laddove è previsto un diritto di ricorso, e questo non mi crea il minimo problema. Il sasso non è ancora stato levigato dall’acqua.

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